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E se il papa scomunicasse i narcotrafficanti?

MEREDITH KOUTH/dpa
A young man binded to the drug dealing shows his firearm at the red zone in Belen, frontier with Colombia and at 400 km from Caracas. On September 9th to 11th the 62nd. annual conference for the disarmament of ONG and ONU will be carried out at Mexico city. MEREDITH KOUTH/dpa
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Molti pensano che il papa lancerà un avvertimento ai narcotrafficanti come ha fatto con la mafia

Non è un segreto per nessuno che il Messico vive una delle peggiori crisi di violenza, estorsione, sequestri e insicurezza, provocata soprattutto dal narcotraffico. I cartelli della droga si contendono palmo a palmo le zone di influenze, le quote di potere, le rotte di trasporto e di esportazione – principalmente verso gli Stati Uniti – di droghe di ogni tipo, dalla marijuana alle droghe sintetiche.

Papa Francesco affronterà questa dura realtà il 16 e il 17 febbraio quando visiterà Morelia, la capitale dell’agitato Stato di Michoacán (dove sono nati, tra gli altri, i cartelli “La Familia Michoacana” e “Los Caballeros Templarios”), e Ciudad Juárez, culla del cartello di Juárez, uno dei pionieri nel trasporto di droghe alla frontiera nord del Messico.

Come succede nella mafia, anche tra i narcotrafficanti messicani esiste un miscuglio di sincretismo religioso e presunta vicinanza a santi alla portata dei narcos, come “San Malverde”, o derivazioni come il culto alla “Santa Morte”. Per questo molti pensano alla possibilità che papa Francesco lanci un duro monito contro chi partecipa a questa guerra che negli ultimi dieci anni ha provocato migliaia di morti.

La tradizione viene da lontano. Nel 1982, durante la sua visita apostolica a Palermo, San Giovanni Paolo II disse che la mafia doveva essere combattuta soprattutto attraverso una paziente formazione delle coscienze, e nel 1993 tornò a denunciare la mafia siciliana (in risposta, due chiese di Roma furono bersaglio di attentati).

Ad Agrigento il papa, visibilmente irritato, esclamò: “Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civilta contraria, civiltà della morte!” “Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via, verità e vita. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio!

Anche Benedetto XVI, nell’ottobre 2010, ha rivolto un appello ai giovani siciliani a Palermo: “Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo”.

Nel 2014, davanti a 100.000 persone nella piana di Sibari, in Calabria, durante l’omelia della Messa celebrata nella cattedrale di Cassano papa Francesco ha scomunicato i mafiosi: “La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!

Nel marzo 2014, in occasione dell’incontro organizzato dalla fondazione antimafia Libera a Roma, il papa aveva già detto ai mafiosi: “Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrete portarlo nell’altra vita. Convertitevi, ancora c’è tempo, per non finire all’inferno”.

Un appello di questo calibro potrebbe forse cambiare i cuori dei narcotrafficanti messicani, e di chi si associa a loro nel commercio della morte.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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