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E se fossimo tutti impegnati a Messa a giudicare gli altri?

George Martell/Pilot Media CC

LAURA YEAGER - pubblicato il 19/01/16

Mentre giudicavo la signora che stava giudicando una giovane madre, solo quest'ultima e le sue bambine sembravano essere presenti alla Messa

Di recente, una giovane donna è venuta a Messa spingendo un ingombrante passeggino doppio, nel quale c’erano tre bambine, tutte molto piccole. Le gemelline stavano una davanti e una dietro. Potevano avere circa un anno e mezzo. La terza bambina, poco più grande, stava sulla pedanina sul retro del passeggino, mentre una quarta, di circa sei anni, camminava dietro di lei.

Si sono sedute nel retro della chiesa, in un banco dietro la fila principale delle panche.

Questi banchi separati contro il muro sono spesso popolati da quelle che potremmo definire persone “emarginate”. Un fedele con la sindrome di Tourette si siede sempre lì, ed è là che in genere ci sedevamo anche noi, ogni settimana, visto che nostro figlio Tommy, che ha l’autismo, può diventare ansioso quando si sente circondato da troppe persone.

Mentre la Messa procedeva, ho esaminato la famiglia e sono rimasta colpita. Le quattro bambine si comportavano eccezionalmente bene. Sedevano tranquille nel passeggino o nel banco e sembravano capire la sacralità della situazione.

Poi ho visto che la piccola che stava davanti nel passeggino non aveva le scarpe. Era metà ottobre! Ho alzato le sopracciglia e ho iniziato a giudicare la donna. Cattiva madre, niente scarpe ai figli.

Non riuscivo a smettere di guardare. Quando Tommy era piccolo, mi ero sempre sforzata di fare buona impressione: le sue scarpe erano pulite, era ben vestito, con i capelli pettinati e il viso lavato.

Mentre continuavo a fare più attenzione alla negligenza della madre che alla Messa, mi sono ricordata di quando una volta ero in un negozio con Tommy. Aveva circa 10 mesi e aveva un brutto raffreddore. Gli colava il naso. Tanto. Non avevo fazzoletti. Un commesso del negozio mi aveva guardata malissimo, e avevo sentito come se riuscissi a leggere i suoi pensieri: come potevo lasciare che il muco scendesse sul viso di mio figlio in quel modo? Perché non andavo alla toilette e cercavo qualche fazzolettino di carta per risolvere il problema? Cattiva madre, non pulisce il naso di quel bambino.

Giudicare è molto semplice, ma quando giudichiamo dimentichiamo quanto a volte la vita sia difficile, e nessuno di noi riesce a controllare tutto ogni secondo di ogni giorno.

Verso la Comunione, ho visto la madre mettere delle scarpe da ginnastica rosa alla bambina che stava davanti nel passeggino. Ho capito che la bambina aveva voluto toglierle, e ora questa madre attenta le stava rimettendo.

E così ho imparato la mia lezione di quella settimana. Non giudicare.

La settimana dopo ho rivisto la donna. Questa volta le tre bambine più piccole indossavano dei pigiamini rosa con i piedini. Anziché rimanere a guardare, ho sorriso e ho ammesso con me stessa che quella donna aveva fegato. Non si preoccupava di quello che gli altri fedeli potevano pensare di lei e delle sue bambine. Voleva semplicemente andare a Messa.

Nella mia testa, sono diventata una fan di quella donna, decidendo che mi piaceva davvero. Anche se le bambine avevano i capelli in disordine, nessuna faceva un fiato.

Era, giudicavo ora, una grande madre.

E poi ho visto lei. La signora anziana nel banco di fronte a noi. Era ben vestita, con il trucco accuratamente applicato, e non smetteva di guardare la donna con le bambine e il passeggino ingombrante. Non smetteva di guardarla e di scuotere la testa in segno di disapprovazione.

E quindi, ovviamente, ho iniziato a giudicare lei! Quella donna aveva dimenticato quanto sia difficile allevare dei figli, perdipiù quattro sotto i sei anni? Era stata una madre in passato?

Ho iniziato anch’io a scuotere la testa, perché mi stava facendo impazzire. Non smetteva di guardare, e di giudicare, quella giovane famiglia. E io non riuscivo a smettere di guardare, e di giudicare, lei.

E poi ho realizzato: il giudizio è un ciclo tremendo.

Per quello che ne sapevo, qualcun altro in un altro banco avrebbe potuto giudicare me – e notare che non riuscivo a smettere di guardare la signora anziana, mentre lei guardava quella più giovane.

Ho dovuto ammorbidire il mio cuore. Non avevo alcun diritto di giudicare la signora che stava guardando. E nessuna di noi due si stava concentrando su ciò che accadeva intorno a noi.

Dopo la Messa, ho visto la donna con il passeggino e le ho detto “Sono molto colpita dal fatto che porti le sue bambine in chiesa”.

“Grazie”, ha detto. “Sono educate, per cui perché no?”

Ovviamente non aveva bisogno della mia approvazione.

La lezione che ho imparato? A volte nella vita ci troviamo di fronte a individui o gruppi di persone un po’ diversi dalla norma.

Dio ci dice di amarli come amiamo noi stessi. Anche se vediamo che alcune delle persone che dobbiamo amare non amano affatto gli altri.

Siamo tutti nella stessa barca.

Ringrazio Dio per le sue rivelazioni. Mi aiutano ad arrivare alla fine della giornata.

———-

I saggi spirituali di Laura Yeager sono apparsi sulle riviste Liguorian e Canticle, su empowher.com e writersweekly.com. Pubblicherà a breve un saggio su Busted Halo, e a marzo una delle sue storie religiose apparirà sulla rivista Guideposts. Laura insegna on-line scrittura creativa al Gotham Writers’ Workshop e composizione alla Kent State University. Nel dicembre 2015 PsychCentral.com l’ha assunta come blogger per la salute mentale.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
educazioneliturgia

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