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Da fondatrice di Femen Brasile ad attivista pro-vita

© SARA WINTER / FACEBOOK

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 31/12/15

Sara Winter chiede scusa ai cristiani per le sue azioni passate

Sara Fernanda Giromin si è fatta conoscere il Brasile e nel mondo come “Sara Winter” nel 2012, quando è diventata il membro fondatore di Femen Brasile e ha guidato un trio di ragazze in una serie di proteste in topless che hanno attirato l’attenzione dei media.

Appena tre anni dopo, però, ha fatto un voltafaccia e ha dichiarato guerra a femminismo e aborto, scusandosi con i cristiani per il suo comportamento offensivo.

La Giromin ha anche pubblicato un breve libro in cui spiega gli abusi e le delusioni che ha subìto ad causa delle compagne femministe.

Il cambio di atteggiamento della donna è stato rivelato per la prima volta a ottobre, quando ha espresso il proprio pentimento per l’aborto che ha portato via la vita del suo primo figlio e ha riconosciuto che la nascita recente del suo secondogenito ha modificato il suo atteggiamento nei confronti del diritto alla vita.

“Mi sono pentita di aver abortito e oggi chiedo perdono”, ha scritto. “Ieri mio figlio ha compiuto un mese e la mia vita ha assunto un nuovo significato. Mentre scrivo, lui dorme serenamente nel mio grembo. È la sensazione più bella del mondo” (LifeSiteNews, 28 dicembre).

Delusione e scuse

La Giromin ha anche rivelato ai suoi lettori la propria delusione nei confronti del femminismo e dell’ideologia di genere, ripudiando anche il suo orientamento bisessuale ed esprimendo rimorso per aver offeso i cristiani nel gennaio 2014, quando ha baciato un’altra ragazza seminuda sullo sfondo di una croce davanti alla chiesa di Nostra Signora di Candelaria a Rio de Janeiro. La foto è diventata un’icona in Brasile del disprezzo omosessuale verso il cristianesimo.

“Chiedere perdono non è sicuramente una cosa facile da fare”, ha detto la Giromin in un video di YouTube intitolato I ask Christians for forgiveness for feminist protest (Chiedo perdono ai cristiani per le proteste femministe).

“Siamo andate troppo oltre e abbiamo finito per offendere molte persone religiose e non”, ha osservato, riconoscendo che si è trattato di una forma di “blasfemia” e aggiungendo che sta compiendo progressi nella sua vita spirituale, anche se la natura esatta delle sue convinzioni attuali resta poco chiara.

Il vero volto del femminismo

Anche se ha lasciato le Femen nel 2013, dopo aver denunciato l’associazione come un “business”, la Giromin ha continuato le sue proteste a petto nudo come leader di un nuovo gruppo femminista composto sia da uomini che da donne chiamato Bastardxs. Ora sostiene di non avere alcuna affiliazione al femminismo, ripudiando il movimento come una “setta” religiosa che usa le donne come oggetti, promuove il lesbismo e copre la pedofilia nelle sue fila.

“Per la setta femminista, le donne non sono l’ispirazione, ma la materia prima nel senso peggiore della definizione. Sono oggetti convenienti utili allo scopo di infiammare l’odio contro la religione cristiana, contro gli uomini, contro la bellezza delle donne, contro l’equilibrio delle famiglie. Il femminismo è questo, e posso garantire che è così perché ci stavo dentro!”

La Giromin ha anche affermato di essersi sentita spinta dal movimento femminista a dichiararsi “bisessuale” per poter ricevere il massimo rispetto.

“Le donne lesbiche e bisessuali hanno molta più voce e molto più rispetto all’interno del movimento, per cui cercando il riconoscimento della mia lotta ho decostruito la mia eterosessualità e l’ho sostituita con una bisessualità artificiale”. Dopo aver lasciato il femminismo, la donna ha smesso di considerarsi bisessuale e ha anche respinto l’ideologia di genere, una condicio sine qua non dell’accettazione sociale nel movimento femminista.

Nel suo nuovo libro Vadia não! Sete vezes que fui traída pelo feminismo, la Giromin scrive di essere stata anche spinta ripetutamente a far uso di droghe e a fare sesso con estranei e di essere stata molestata da una lesbica, tutto ad opere di femministe che dicevano di lottare per l’uguaglianza delle donne.

La ex femminista donerà una percentuale degli incassi del libro alle cause pro-vita, e sta iniziando a tenere conferenze contro il femminismo, l’ideologia di genere e il marxismo culturale, affiancandosi alla psicologa cristiana Marisa Lobo.

Precedenti

La Giromin non è stata la prima a lasciare le Femen senza alcun rimpianto. La parigina Alice, infatti, già nel 2014 rilasciava dichiarazioni al vetriolo contro il gruppo femminista nato in Ucraina nel 2008.

Alice – nome fittizio per proteggere la sua identità – denunciava i metodi usati dalle Femen per “indottrinare” e “asservire” i propri membri, sottolineando derive settarie, discriminazioni e lavaggio del cervello (la Stampa, 13 febbraio 2014).

Le Femen, ha detto la donna, che ha partecipato all’irruzione a seno nudo nella cattedrale di Notre Dame quando le attiviste del gruppo esultarono per le dimissioni di papa Benedetto XVI, “plasmano il tuo spirito”. “Non esisti più in quanto individuo”; “Femen trasforma il tuo corpo e il tuo spirito. Vieni assorbito naturalmente, senza violenza, verso una totale abnegazione, tralasciando ogni spirito critico”.

Tags:
femenpro life
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