Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Hai paura? Recita queste preghiere d’Avvento

© Courtney Carmody
Condividi

Nel tremore del mondo, del vostro cuore, ci sarò sempre, abbiate coraggio

Oggi Gesù è a Gerusalemme nei giorni che precedono la sua passione e pronuncia delle parole che vogliono darci speranza. Sono le parole che aprono questo periodo d’Avvento.

Mi commuove pensare alla paura di Gesù e alla sua obbedienza al Padre in quelle ore. Mi colpisce qualcosa che io non faccio ma che sogno di fare. Sa già cosa accadrà nella sua vita e continua a fare ogni giorno lo stesso. Per me è segno di una profonda pace interiore. Di un radicamento profondo nel Padre.

Ogni giorno va al tempio a predicare. Pubblicamente, di fronte a tutti coloro che cercano di ucciderlo. Ogni sera va con i suoi a Betania, a riposare nell’affetto di alcuni amici. E a pregare nell’Orto degli Ulivi, per chiedere forza, per ricevere l’abbraccio di Dio Padre.

Penso molto al suo cuore in quei giorni e mi aiuta a pensare al mio cuore in questo Avvento, di fronte ai dolori della guerra che ci inquietano. Guardo Gesù e la sua paura tanto umana.

Penso alla sua decisione di amare fino all’estremo. Di perdonare. Di dare tutto se stesso. Il suo “sì” quotidiano diventerà una roccia nel Getsemani nell’arco di pochi giorni.

Gesù parla sulla spianata del tempio, come ogni giorno, in quell’attesa piena di tensione che precede il suo arresto. Cercano di ucciderlo. È curioso ascoltarlo all’inizio dell’Avvento. È per dirci che Gesù è venuto a Betlemme, e che tornerà. È questo il senso di questo passo.

Gesù ci dice: “Tornerò. Non vi lascerò mai soli. Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. È la promessa che tornerà. È già venuto a Betlemme. È già venuto e ha toccato la terra con i suoi piedi umani, rendendoci capaci di toccare il cielo.

Mi colpisce molto che Gesù in questi giorni prima della sua passione voglia lasciarci la promessa del suo ritorno. Pensa a noi.

È questo che ci dice: “Non temere. Verrò. Sono con te, al tuo fianco, ti sostegno nel tuo cammino, non me ne sono andato, sono sempre vicino. Ma questo mondo passerà e verrò a cercarvi per portarvi con me”.

Mi piace questo “Non temete, si avvicina la vostra liberazione”. In questo “Non temete” riconosco Gesù in tanti passi. A volte chiudo gli occhi pregando e mi immagino che mi dica lo stesso: “Non temere”.

Quando cammina sulle acque. Quando l’angelo annuncia a Maria. Quando i pastori sentono l’annuncio di Betlemme. “Non temete. Non temere. Perché io sono con te”.

Questa è la promessa di Dio, quella che ripete mille volte da quando l’angelo lo ha detto a una bambina pura di Nazareth. “Non temere perché sono con te. Perché sono io. Perché non ti abbandono. Perché sei il mio figlio amato e il mio sguardo non si separa da te”.

Mi piacerebbe ascoltarlo ogni giorno. Non avere paura. Non voglio dimenticarlo. Tutti abbiamo tante paure. Non succede niente. Ne aveva anche Gesù.

È la paura di perdere l’amore, la paura dell’ignoto, la paura dell’ingiustizia, la paura dell’odio, la paura del peccato, di quello che non controllo, della morte, della malattia, di perdere la libertà.

Diceva padre Josef Kentenich: “La crisi della nostra epoca si basa su un’insicurezza e su una mncanza di protezione straordinarie e globali. La bontà paterna di Dio non poteva opporre restistenza alla debolezza riconosciuta e accettata dei suoi figli”.

Tutti abbiamo delle paure, e questo ci rende umani. Penso alla paura di Gesù in questi giorni a Gerusalemme. Per sua madre. Per quelli che ama. Per tutta la terra. Per i malati. Per la sua solitudine.

Oggi Gesù ci parla del futuro. Parla nel tempio, che in quel momento sembra il centro del mondo, come tante cose ci sembrano ora il centro del nostro mondo. E passeranno. Quante cose che ora ci inquietano passeranno e verranno dimenticate!

Gesù oggi ci dice che verrà di nuovo. “Tornerò sempre. Non vi lascerò soli. Tra le difficoltà, le persecuzioni, le ingiustizie, nel tremore del mondo, del vostro cuore, ci sarò sempre. Abbiate coraggio”.

La venuta di Gesù libera sempre, non fa mai paura. Non vogliamo sapere quando avverrà esattamente quello che dice. Non vogliamo sapere quando verrà precisamente. Confidiamo. Dio dà sempre pace, è il suo segnale.

Il linguaggio apocalittico tanto difficile da capire è pieno di speranza. Dio ci calma sempre, ci cura sempre, ci sostiene sempre, dà sempre, non toglie mai. E nel frattempo, come aspettiamo?

L’Avvento è venuta ed è attesa. Guardiamo la culla vuota in una grotta vuota. Giuseppe e Maria cominciano il loro percorso verso Betlemme. Cercano una casa. Come noi, che vogliamo una casa. Spesso perdiamo la fiducia.

Una persona pregava: “Oggi ho visto la tua culla vuota, l’ho guardata e non c’eri. Dovrebbe essere motivo di speranza, ma mi sono sentito vuoto. Ho ricordato che ti ho chiesto di venire con grande umiltà a Natale. Mi hai ricordato il mio nulla. Sarà l’unica cosa che potrò darti questo Natale. Il mio nulla che mi costa. Ti offrirò il dolore di non riuscire a volte ad accettarlo, il dolore che mi provoca il fatto di esserne consapevole, prendere coscienza che interiormente mi elevo credendomi degno di amore umano o degno di te. Il mio io è vuoto come lo è oggi la tua culla. Voglio svegliarmi per vegliarti, per stare con te accanto a questa culla vuota”.

Oggi mi sento vuoto e aspetto. Posso dare a Dio il mio niente. Quello che sono e quello che sogno. Quello che perdo e quello che possiedo. Gesù mi dice che tornerà. Che riempirà la culla vuota del mio giardino, della mia anima.

Mi chiede di aspettare, di essere coraggioso. Di stare sveglio. Di essere vigile ascoltando il mio cuore. Vivendo con uno stile diverso. Che il mio cuore non si riempia delle cose di questo mondo, degli attaccamenti che ho, delle preoccupazioni della vita.

A volte mi angoscio tanto per le cose immediate che il cuore si blocca di fronte a ciò che è importante. Voglio vedere Dio nella mia routine. C’è un senso al di là della mia quotidianità. C’è una direzione. Un amore che mi porta al di là delle mie preoccupazioni di oggi.

Vivere con senso è quello che dà pace all’anima, radici al mio giardino. Sapere che la mia vita è sostenuta, che va verso un luogo. Dio pronuncia il mio nome. C’è qualcuno che veglia su di me. Questa è l’attesa dell’Avvento.

Io confido. Dio confida. Io aspetto. Lui aspetta. Io veglio. Lui veglia su di me. Verrà a incontrarmi, a liberare la terra dall’ingiustizia e dal dolore. Mi dà tanta speranza…

Oggi, all’inizio di questo Avvento, voglio chiedergli di insegnarmi ad aspettare confidando, pregando, a risvegliare la mia anima per vederlo nella mia vita e negli altri: “Vieni, Signore. Prendi la mia paura. Prendi la mia vita com’è. Prendi il mio cuore per abitare in lui e metti di nuovo i tuoi piedi in questo mondo che ha tanto bisogno di te”.

In questo Avvento voglio imparare ad amare meglio: “Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi” (! Tessalonicesi 3, 12). Che il mio Avvento sia sempre progredire nell’amore per Dio e per gli uomini.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
avvento
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni