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Il mio comportamento on-line attira gli altri ad avvicinarsi alla Chiesa?

Walter Rumsby CC
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Immaginate come si sentirebbe un aspirante cattolico che pensa alla conversione dopo aver letto i blog cattolici

Come ex cattolica lontana, leggo ancora post, dichiarazioni di Facebook e commenti on-line con un occhio a quello che potrebbero pensare gli outsider.

Cerco di non giudicare le persone che contribuiscono on-line in un modo che sarebbe stato imbarazzante per me quando ero atea. Sono certa che alcune delle cose che scrivo ora mettono in imbarazzo altre persone. Abbiamo tutti giornate in cui dopo aver detto qualcosa ci rammarichiamo per non averci pensato prima un po’ su.

Per fortuna, Dio riesce a operare attraverso qualsiasi cosa. Stili e personalità diversi funzionano per persone diverse. E la verità a volte può essere scomoda.

C’è però una differenza tra scomodo e del tutto e assolutamente crudele. Di recente, il fattore imbarazzo “spara” su tutti i fronti. Non sono sicura se sia dovuto agli effetti di un Sinodo “scombussolato” o alla stranezza soprannaturale che circonda sempre questo periodo dell’anno, ma è così.

Di recente una donna ha condiviso con me su Twitter il fatto che stava pensando di aderire alla Chiesa cattolica, ma ultimamente era più esitante per via della schiacciante negatività e della rabbia tra i cattolici che constata sui social media.

Mi spezza il cuore pensare che persone che potrebbero essere state affascinate dal cattolicesimo e interessate ad esso dalla visita di papa Francesco possano girargli le spalle perché la maggior parte di noi, me inclusa, non ha raggiunto la stessa gioia evangelizzatrice, umiltà e fiducia in Dio che papa Francesco mostra ogni giorno.

Che ci piaccia o no, quando parliamo tra di noi on-line è perché tutti ci vedano. Internet ha fatto dimenticare la nozione di conversazioni private, ma se questo è vero, sembra che alcuni di noi parlino ancora come se fossimo alla riunione di famiglia per la festa del Ringraziamento piuttosto che in pubblico – con gli altri che guardano.

Come ha detto di recente una delle mie sorelle, “vorrei che i cattolici imparassero a usare le loro voci ‘interiori’!”.

Le persone ci guardano, e alcune di loro stanno cercando di trovare Cristo nel nostro comportamento. Anche gli atei capiscono che crediamo che la nostra condotta sia un segno visibile del fatto che Gesù è presente nella Chiesa. Purtroppo, quando non agiamo come Gesù non facciamo la nostra parte nella salvezza delle anime.

Se siamo veri con noi stessi e con la Chiesa, possiamo riconoscere e rispettare la realtà che gli altri stanno ascoltando.

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