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Il fallimento della ricerca sugli embrioni e le argomentazioni di Planned Parenthood

Aleteia - pubblicato il 02/11/15

La rete dice di destinare tessuti e organi di feti abortiti alla ricerca scientifica, ma ci sono indizi del fatto che ciò che interessa è solo il lucro

La rete statunitense di cliniche abortive Planned Parenthood, i cui dirigenti sono stati filmati con telecamere nascoste mentre commerciavano tessuti e organi di feti abortiti, ha cercato di difendersi sostenendo che quell’attività aveva come obiettivo “il progresso scientifico” e “la cura di malattie”. Questa giustificazione fragile e generica è stata messa seriamente in discussione.

Ora si unisce ai dubbi un articolo, pubblicato dal quotidiano The Washington Times, di Bill Cassidy, medico e senatore dello Stato della Louisiana, e David Prentice, docente di Genetica Medica e Molecolare e direttore della ricerca dell’Istituto Charlotte Lozier.

I due affermano che i tessuti di bambini abortiti dalla gigantesca organizzazione non vengono usati per trapianti o per cure, né per vaccini, né tantomeno per ricerche mediche.

I tessuti fetali, ricordano Cassidy e Prentice, hanno una famosa storia di inefficacia e insuccesso nel tentativo di curare varie malattie.

Diabete: Negli anni Trenta del Novecento, gli Stati Uniti hanno iniziato a usare tessuti fetali per curare il diabete, ma senza successo. Nel 1991, l’Unione Sovietica e la Cina hanno cercato di curare 1.500 persone diabetiche allo stesso modo, con appena il 2% di risultati positivi. Oggi il diabete viene curato con l’insulina e altri farmaci. C’è stato un certo successo con l’uso di cellule staminali adulte, ma non con quelle fetali.

Malattie del fegato: Deludenti, tra il 1960 e il 1990, sono stati anche i vari tentativi di usare cellule staminali di bambini abortiti. Le cellule staminali adulte sono invece risultate efficaci anche nella cura di bambini ancora nell’utero materno.

Morbo di Parkinson: Ci sono stati tentativi di usare tessuti fetali per curarlo tra il 1988 e il 1994. Il risultato? Pazienti che si contorcevano, senza riuscire a controllare i propri movimenti. Ancora una volta, in contrasto con il fallimento dell’uso ostinato di cellule staminali fetali, sono stati ottenuti dei progressi con l’uso delle cellule staminali adulte, così come con le cure omeopatiche.

Vaccini: Negli anni Quaranta del Novecento, i tessuti fetali erano l’unico tipo di tessuto umano coltivato con successo in laboratorio, ma oggi la scienza sa produrre vaccini più efficaci con altri tipi di cellule, la cui coltivazione è anche più semplice. È il caso dei vaccini contro la poliomielite. “Nessun tessuto fetale è necessario per questi vaccini, né oggi né in futuro”, assicura il Centro di Controllo delle Malattie degli Stati Uniti.

Ebola: Il nuovo ed efficace vaccino contro il virus dell’ebola non ricorre all’uso di alcun tessuto fetale.

Planned Parenthood insiste nel sostenere che i tessuti umani estratti da feti abortiti “servono per studiare malattie e per promuovere il progresso scientifico, ma è significativo che tali dichiarazioni non citino alcun progresso specifico: solo promesse generiche, radicate in una scienza che è già obsoleta”, sostiene l’articolo di Cassidy e Prentice.

I due scienziati ricordano anche che il professore giapponese Shinya Yamanaka, vincitore del Premio Wolf e del Premio Nobel per la Medicina, ha scoperto le cellule staminali pluripotenti indotte, che possono essere prodotte con altri tessuti umani e sono capaci di produrre altre cellule in quantità illimitata. Questa scoperta rende superfluo il ricorso alle cellule staminali embrionali o fetali.

Per via della sempre più evidente mancanza di fondamento di Planned Parenthood per giustificare le sue pratiche tanto discusse, l’organizzazione sta perdendo i notevoli fondi che gli Stati americani destinavano in precedenza ai “servizi di salute riproduttiva” (leggasi aborto).

È deplorevole che sia stato necessario un tale massacro di vite umane nella loro tappa di sviluppo più fragile perché le autorità statunitensi iniziassero a svegliarsi dal loro profondo sonno ideologico.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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