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“Noi teologi siamo come lillipuziani che si affaticano attorno al gigante addormentato”

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don Fabio Bartoli - La Fontana del Villaggio - pubblicato il 22/10/15

Tornare al tutto
Nei limiti del possibile la conoscenza di Dio deve essere olistica, proprio perché è un discorso su una persona viva e non su un insetto infilzato in un laboratorio entomologico, deve sempre aver di mira il tutto. Tutto è connesso con tutto, come in un organismo vivo. Non si può studiare l’esegesi biblica o il diritto canonico o la storia della Chiesa come se fossero argomenti staccati rispetto alla teologia. I diversi trattati teologici si presuppongono e si illuminano l’un l’altro: separare il “de Deo uno” dal “De Deo trino” è un errore micidiale, studiare il “de Gratia” senza tener conto del “de Creatio” o del “de Ecclesia” è inconcludente. E come è possibile prescindere dalla base biblica qualsiasi discorso su Dio? Diritto canonico e Storia della Chiesa poi sono lo studio dell’incarnazione che si prolunga nel tempo… come studiarli prescindendo dal “de Ecclesia”?

Mi permetto infine di darti alcuni suggerimenti pratici per il tuo metodo di studio:

Nei limiti del possibile cerca di nutrire la tua preghiera di autori non solo devozionali, ma che al contrario abbiano una vera comprensione teologica della propria esperienza mistica: molti padri della Chiesa (Agostino, Ambrogio, i padri cappadoci eccetera) e gran parte della teologia mistica medioevale (in particolare la grande tradizione cistercense: Bernardo, Aelredo, Isacco della Stella e Guglielmo di St. Thierry) va in questa direzione. Tra i moderni mi vengono in mente Newman, Cantalamessa, Ratzinger, Giussani… ma ce ne sono parecchi. È in fondo il consiglio che dava S. Teresa d’Avila alle sue suore su come scegliere il padre spirituale, quando diceva che è molto più importante che sia dotto piuttosto che santo.

Innamorarsi di un autore e approfondirlo al massimo. I grandi teologi sono tutti olistici ed enciclopedici e conoscendone uno a fondo saremo in grado di risalire dal particolare all’universale. Per me è stato lo studio di Ratzinger, ma ce ne sono molti, sia antichi che moderni, che vanno bene. Tra gli antichi: Tommaso, Agostino e Bonaventura, tra i moderni, oltre Ratzinger, von Balthasar e Rahner, ma anche Guardini o De Lubac

Scegliere un trattato che diventi la luce che illumina tutti gli altri. In genere questo accade quando un raggio della gloria di Dio ci colpisce in una maniera speciale. Per me è stata l’esperienza dello Spirito Santo fatta nel Rinnovamento che mi ha portato ad approfondire particolarmente il “de gratia” e a partire da lì ripensare tutta la morale, l’ecclesiologia, e l’antropologia fino a comprendere in modo nuovo la dogmatica. Per Ratzinger invece è stato il “de Ecclesia”, studiato con gli occhi di Agostino, che lo ha portato a ricomprendere tutto il resto. In questa ricomprensione si mette ordine nella conoscenza di Dio, si passa dal pretendere di capire (possedere) Dio, al sapere (inteso come aver sapore) di Dio.

Avere un’approccio umile allo studio. All’inizio dei suoi corsi universitari Kierkegaard premetteva sempre un sermone in cui diceva che accettava la cattedra con grande timore perché prima di lui su quella cattedra avevano seduto grandi maestri, gli unici da cui il Signore ha detto esplicitamente che dobbiamo imparare, cioè gli uccelli del cielo e i gigli dei campi. Sarà sempre infinitamente di più ciò che noi ignoriamo su Dio di ciò che sappiamo, dobbiamo quindi essere molto umili e ricordare che non siamo noi a conoscerlo, ma Lui che si rivela, perché “nessuno può conoscere il Padre se non il Figlio e colui al quale il figlio lo voglia rivelare”.

Avere una grande stima di quelli che ci hanno preceduto. I santi che in passato hanno indagato su Dio non erano degli idioti che amavano complicarsi la vita con questioni oziose, se certe cose che a noi appaiono astruse ed incomprensibili per loro hanno avuto un’importanza vitale di solito c’è una buona ragione ed è bene cercare di capire le loro motivazioni. Le sfide di fronte alle quali si sono trovati i grandi teologi del passato possono essere diverse dalle nostre, ma se noi siamo in grado di vedere più lontano è perché siamo nani seduti sulle spalle di giganti. Una domanda teologica, per quanto apparentemente astratta, non è una questione di vita o di morte, è molto di più.

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teologia
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