Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
martedì 21 Settembre |
San Matteo
home iconChiesa
line break icon

“Noi teologi siamo come lillipuziani che si affaticano attorno al gigante addormentato”

don Fabio Bartoli - La Fontana del Villaggio - pubblicato il 22/10/15

Circa un mese fa ho avuto una bella conversazione con un giovane studente al primo anno di teologia, un po’ deluso dall’ambiente universitario e dagli studi che stava intraprendendo. Ne è nata una lunga lettera che oggi voglio condividere con voi, chissà che non possa tornare di qualche utilità anche ad altri.

Carissimo …,

ti mando in forma di velocissimi appunti alcune idee che mi frullano per la testa dopo la nostra conversazione di ieri. Conosci la storia di Robinson Crusoe. Ecco, noi teologi siamo come lillipuziani che si affaticano attorno al gigante addormentato cercando di capire chi o cosa sia. E come i lillipuziani del racconto di Stevenson facciamo parecchi sbagli che possono rendere impossibile lo studio e la comprensione della teologia o quanto meno renderla mortalmente noiosa.

Particolarismo
È essenziale comprendere che le diverse discipline teologiche sono radicalmente interconnesse. Posso sapere tutto sul bottone della giacca di Gulliver, ma se non riesco a vedere anche l’asola in cui va infilato non saprò mai che cosa è in realtà. La scienza moderna tende ad essere specialistica, ma lo studio della teologia è enciclopedico per sua natura. È evidente che la materia teologica è così complessa che si può conoscere fino in fondo uno o al massimo due dei tradizionali trattati in cui la è suddivisa, ma un teologo deve avere una buona conoscenza di base di tutti i trattati, altrimenti non sarà mai capace di avere la visione di insieme.

Oggettivismo
Il gigante è vivo, magari addormentato, ma vivo. Quindi non lo si può studiare come si studia un oggetto inanimato: Dio non è mai oggetto, ma sempre soggetto. Normalmente per dire che uno conosce una materia si dice che la possiede o la domina, ma in questo caso è Dio che possiede e domina noi! Come andare in cappella a pregare il Dio che mezz’ora prima abbiamo sezionato sul tavolo da laboratorio? Bisogna sempre ricordare la grande lezione dell’inventore della teologia apofatica, s. Gregorio Nazianzeno: “i concetti creano idoli, solo lo stupore comprende qualcosa di Dio” o detto con altre parole: “se lo capisci non è Dio”. Non per nulla capire viene da capere (prendere) e anche in inglese si usa to get per dire capire. Perché possiamo uscire da questa palude è necessario che Dio, come Gulliver, si svegli e strappi via tutte le corde con cui lo abbiamo legato. Allora comprenderemo che è vivo e non si lascia mai racchiudere in dogmi e definizioni, comprenderemo che è lui che porta noi e non noi a portare lui.

Ma allora a che serve la teologia? Perché dobbiamo studiarla?
Abbiamo bisogno della teologia perché siamo esseri pensanti e non possiamo rinunciare a capire qualcosa di ciò che amiamo. Naturalmente non ne abbiamo bisogno tutti allo stesso modo, ci sono persone che possono accontentarsi di avere poche informazioni generali su Dio e dedurre tutto il resto dall’esperienza. Un po’ li invidio, perché per loro la vita è decisamente più semplice. Potremmo dire che queste persone sono i mistici. Il limite di questa via di conoscenza è che è pressoché incomunicabile. Se non sono in grado di articolare in un discorso la mia esperienza di Dio non la posso comunicare e rimane privatissima, e se non ho riflettuto sulla mia esperienza di Dio e non l’ho in qualche modo analizzata e compresa anche razionalmente non sarò mai in grado di articolarla.

Quello che però bisogna sempre ricordare è che, come dice S. Tommaso, la fede non termina nell’enunciato, ma nella res, che è sempre superiore all’enunciato. In altre parole qualsiasi discorso su Dio si basa sull’esperienza, su un fatto. Purtroppo la teologia moderna spesso si è lasciata irretire dal razionalismo kantiano (la fede va tenuta entro i limiti della sola ragione) e dall’idealismo hegeliano (che è come un nominalismo, dove i concetti contano assai più della res), alla fine dei conti la crisi della teologia comincia con Cartesio e il suo genio malefico che lo porta a dubitare dell’esperienza. Ma Dio si è fatto carne, questo è il primo assunto teologico, quindi la carne è via di conoscenza e la realtà è il luogo della sua presenza e la nostra esperienza di Lui, di conseguenza, è affidabile.

È interessante notare ad esempio che tutta la grande teologia trinitaria del terzo, quarto e quinto secolo si basa sul cosiddetto argomento soteriologico: “ciò che non è assunto non è salvato”, dove in ultima analisi ciò che precede il ragionamento è l’esperienza: poiché ho esperienza della salvezza deduco che Gesù è Dio, poiché ho esperienza della divinizzazione deduco che lo Spirito Santo è Dio… eccetera. Insomma, la teologia, anche quella più speculativa, è sempre una riflessione su una res, e quindi su un’esperienza.

Nel suo diario Kierkegaard scrive che i dogmi della chiesa sono come principi e principesse addormentati in un castello, in attesa del bacio dell’eroe che li risvegli perché possano risplendere in tutta la loro regalità e bellezza. Abbiamo bisogno di un bacio (che è metafora dello Spirito Santo) per risvegliare i dogmi alla loro vita e alla loro gloria.

Per uscire dalle secche del pensiero teologico quindi vanno fatti due passi:

Tornare alla res
Dobbiamo rimettere la nostra esperienza di Dio al centro della teologia. S. Gregorio di Nazianzo diceva che chi prega è teologo e chi è teologo prega. O ricominciamo a fare teologia in ginocchio oppure affliggeremo gli studenti dei corsi teologici di dotte speculazioni, a volte appassionanti e a volte mortalmente noiose, ma sempre velenose perché ci allontanano dal Dio vero e vivo. Non siamo noi a parlare di Dio, è Lui che parla di sé e noi ripetiamo ciò che Egli ci fa conoscere.

  • 1
  • 2
Tags:
teologia
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
POPE JOHN PAUL II
Philip Kosloski
I consigli di san Giovanni Paolo II per pregare
2
BABY
Mathilde De Robien
Nomi maschili che portano impresso il sigillo di Dio
3
SINDONE 3D
Lucandrea Massaro
L’Uomo della Sindone ricostruito in 3D. I Vangeli raccontano la v...
4
PAURA FOBIA
Cecilia Pigg
La breve preghiera che può cambiare una giornata stressante
5
Gelsomino Del Guercio
Ecco dove si trovano tombe e reliquie dei 12 apostoli (FOTO)
6
Padre Ignacio María Doñoro de los Ríos
Francisco Vêneto
Il cappellano militare che si è finto malvivente per salvare un b...
7
SERENITY
Octavio Messias
4 suggerimenti contro l’ansia
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni