Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Renzi e il ritiro dall’Afghanistan

© Associated Press
Condividi

Il premier sembra voler assecondare l’alleato statunitense: “Forse restiamo un altro anno”

“L’Italia e’ un grande paese, presente da molti anni in Afghanistan, stiamo valutando in queste ore la richiesta americana di proseguire per un altro anno”. Lo ha annunciato il premier Matteo Renzi nel suo discorso all’Universitaà di Venezia. “Noi abbiamo scenari di guerra molto complicati. Ieri Ban Ki-moon era alla Camera, ha fatto un’intervento molto ampio su tutto cio’ che facciamo”, ha aggiunto Renzi. “Il presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Renzi, non puo’ decidere su una ulteriore permanenza dei nostri militari in Afghanistan senza passare per le Aule del Parlamento. Lo sappia”. E’ la posizione di Sinistra Ecologia Liberta’, affidata al capogruppo dei deputati Arturo Scotto.

La Comunita’ degli Stati indipendenti (Csi), l’organizzazione che raggruppa 10 repubbliche ex sovietiche, ha deciso di rispondere alla crescente instabilità  in Afghanistan con la creazione di una task force per difendere i confini esterni al blocco, in caso di crisi. L’iniziativa e’ stata fissata in un documento di strategia militare fino al 2020 presentato al vertice della Csi a Burabai, in Kazakistane.

La misura potrebbe, in linea teorica, comportare il dispiegamento di truppe russe ai confini con l’Afghanistan, da dove il graduale ritiro della coalizione a guida Usa lascera’ un temibile vuoto di potere.
La decisione e’ arrivata all’indomani dell’annuncio del presidente americano, Barack Obama, che gli Usa manterranno 9.800 militari in Afghanistan nel 2016 e 5.500 nel 2017.
La situazione in Afghanistan e’ vicina al livello critico, ha avvertito Putin nel suo intervento al summit, denunciando che “terroristi di diverso tipo stanno guadagnando sempre più influenza e non nascondono i piani di un’ulteriore espansione”.
Per fermarne la penetrazione nell’Asia centrale, la Csi deve essere pronta a “reagire in modo coordinato”. Se le forze russe davvero fossero dislocate ai confini afghani, sarebbe un nuova prova di forza da parte del leader del Cremlino, dopo l’avvio della campagna di raid aerei a sostegno di Bashar al Assad in Siria. Mosca combatte il terrorismo internazionale, ma allo stesso tempo cerca di affermare un suo nuovo ruolo negli equilibri geopolitici internazionali. A Burabai, i leader della Csi hanno concordato sulla creazione di quello che e’ stato descritto, in uno dei documenti firmati al summit di oggi, come un gruppo di forze di frontiera e altre istituzioni degli Stato membri volto a risolvere situazioni di crisi ai confini esterni della stessa Csi. Non sono stati forniti dettagli sulla composizione di questa task force o su dove possa essere dispiegata, anche se Serghei Lebedev, segretario esecutivo della Csi, ha accennato al Tajikistan, che ha il confine piuù lungo con l Afghanistan. A parte la Russia, ci sono forze collettive che sostengono il Tagikistan contro queste minacce da sud , ha spiegato alla stampa. Se la Russia ritornera’ a pattugliare questo confine oppure no e’ una questione che si affrontera’ attraverso accordi bilaterali , ha aggiunto.
Le truppe di confine russe sono state responsabili per la sicurezza del confine tagiko-afghano fino al 2005, quando e’ scaduto l accordo con il governo di Dusanbe e si sono ritirate.

Non e’ chiaro se anche le altre due nazioni Csi che confinano con l’Afghanistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan, ospiteranno la task force.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni