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Santa Gianna, la mia mamma

© Fondazione Gianna Beretta Molla

Credere - pubblicato il 09/10/15

Un inedito ritratto della dottoressa canonizzata da Giovanni Paolo II attraverso le parole del figlio maggiore

di Paolo Rappellino

Pierluigi Molla e le sue sorelle Laura e Gianna sono le uniche persone al mondo che possono rivolgersi in preghiera alla loro mamma chiamandola santa. La loro madre infatti è Gianna Beretta Molla, la donna canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2004 per aver accettato di mettere al mondo una bambina pur sapendo che il parto avrebbe potuto costarle la vita. Un gesto eroico, straordinario, per qualcuno magari anche discutibile se non guardato con gli occhi della fede, che si può cercare di comprendere meglio solo ascoltando l’affettuoso e commosso ritratto di questa donna direttamente dalle parole del figlio. Pierluigi, 59 anni, da dietro la scrivania del suo studio di uomo d’affari nel centro di Milano, sgombera subito il campo da ogni equivoco: «La mamma amava straordinariamente la vita, non la morte. Ma proprio per questo, non poteva dare più importanza alla sua vita rispetto a quella di mia sorella Gianna Emanuela».

I Molla erano una famiglia felice, unita, benestante: papà Pietro, ingegnere, dirigeva una fabbrica di fiammiferi a Magenta, non lontano da Milano; mamma Giovanna, chiamata da tutti Gianna, era medico condotto e pediatra nella vicina Mesero. Entrambi cresciuti in famiglie numerose e profondamente credenti, entrambi militanti dell’Azione cattolica, si erano conosciuti nel 1954 quando lei aveva 32 anni e lui 42 e meno di un anno dopo erano già sposi. Nel 1956 nasce Pierluigi, l’anno successivo Mariolina e nel 1959 Laura.

Nel 1961 Gianna rimane nuovamente incinta: mentre è al secondo mese di attesa, scopre di avere un grosso fibroma all’utero, un tumore che seppure benigno deve essere asportato con urgenza. Occorre interrompere la gravidanza, a meno di ricorrere a una tecnica d’intervento che potrebbe generare pericolose complicazioni al momento del parto. La dottrina cattolica ammette che, in caso sia a rischio la sua vita, una madre possa farsi curare anche se la terapia avesse come effetto collaterale e non voluto la morte del bambino. Ma lei non ha esitazioni: sceglie di operarsi senza abortire. «Fu una scelta coerente con tutta la sua formazione, dettata dalla fede», spiega Pierluigi, «ma sinceramente penso anche dal suo amore profondo per i bambini, dal desiderio di allargare ancora la famiglia». Giunto il termine della gravidanza Gianna dice al marito: «Se dovete scegliere tra me il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo». Era un medico, sapeva bene cosa rischiava: «Ricordo bene come ci baciò a lungo prima di andare in ospedale a partorire, conscia che poteva essere l’ultimo saluto», racconta Pierluigi che allora aveva solo 5 anni. «Ma contemporaneamente sperava che tutto potesse risolversi per il meglio: prima di essere ricoverata aveva scelto dei vestiti da un catalogo che il papà le aveva portato da Parigi: confidava di ordinarli al ritorno». Purtroppo, subito dopo il parto cesareo arrivano le temute complicazioni e Gianna muore il 28 aprile 1962 per peritonite settica, sette giorni dopo aver dato alla luce Gianna Emanuela. Aveva 39 anni.

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Tags:
gianna beretta mollasanti e beati
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