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Un Nobel per chi cura i poveri

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 05/10/15

Assegnato il prestigioso premio per la medicina a tre scienziati impegnati contro malaria e malattie parassitarie tipiche dei paesi poveri

Come ogni anno dal 1901 – tranne rarissimi casi – è stato assegnato il Nobel per la medicina, quest’anno il premio è stato attribuito per metà alla cinese Youyou Tu, professoressa della China Academy of Traditional Chinese Medicine, per l’antimalarico artemisinina, a base di un principio attivo estratto dalla pianta dell’ Artemisia annua che si è rivelato capace di uccidere il Plasmodio della malaria; mentre l’altra metà del Nobel va per alla coppia William C. Campbell, irlandese oggi alla Drew University a Madison, e Satoshi Ōmura, giapponese della Kitasato University, per le loro scoperte di una nuova terapia contro le infezioni causate da parassiti nematodi come cecità fluviale e filariosi linfatica.

Le malattie dei poveri

La lotta alla malaria, così come quella contro la filariosi linfatica, hanno risentito dei benefici dell’essere state inserite fra gli obiettivi di sviluppo sul millennio da parte delle Nazioni Unite. Grazie a questa sensibilizzazione e agli impegni internazionali, negli ultimi 14 anni i decessi per malaria sono scesi del 47%, tra il 2000 e il 2012 oltre 3 milioni di vite sono state risparmiate, il 90% delle quali bambini al di sotto dei 5 anni che vivono in Africa Subsahariana.

L’artemisina scoperta dalla professoressa Tu è stata un alleato importante, ma a funzionare è stata soprattutto la prevenzione, e soprattutto un approccio integrato fra diverse agenzie Onu, i piani dei governi e l’aiuto delle fondazioni, riferisce il sito Mondo e Missioni (5 ottobre).

parassiti-malattie

Intervistato per un commento dall’agenzia AdnKronos Salute, il genetista Edoardo Boncinelli ha apprezzato la scelta del comitato spiegando che finalmente “finiscono sotto i riflettori malattie della povertà di cui non si parla mai perché dalle nostre parti non ci sono” che prosegue: “Per una volta si sono ricordati che il premio è intestato alla medicina e alla fisiologia e hanno assegnato il riconoscimento interamente a 3 scienziati che hanno scoperto nuove medicine. Di solito, invece, si approfitta dell’occasione per premiare la biologia, la biochimica, la genetica. Questa volta no. E dal punto di vista del benessere dell’umanità non c’è dubbio che queste persone, per i campi ai quali si sono rivolti, abbiano fatto qualcosa di veramente utile”. Oggetto dei loro studi, sottolinea lo scienziato, sono malattie neglette come la filariosi e la cecità fluviale: “Sono le malattie di chi cammina scalzo, della povertà. Malattie, a parte la malaria, che non vediamo mai proprio per questo”, ribadisce (5 ottobre).

Salvare milioni di vite con pochi soldi

Si potrebbe dire che “Less is more”, cioé che il “meno è più”, per questo caso la ricerca dei tre medici è stata improntata all’uso di poche risorse per prevenire o curare malattie che attanagliano l’umanità da millenni e che proprio grazie all’economicità dei rimedi, è possibile diffondere al massimo i benefici.

Come riferisce Repubblica, i tre vincitori possono ben dire di aver salvato vite umane nell’ordine dei milioni. Non meno di 100 mila all’anno solo in Africa. Non hanno lavorato con strumenti costosi e tecnologie all’avanguardia, ma con pazienza, usando terra, erba e testi di antica letteratura cinese.

In un’epoca di “Big Medicine” e progetti miliardari, da Stoccolma oggi è arrivato un premio alla pazienza, all’umiltà e alla concretezza. “Non credo di meritare questo premio, lo darei piuttosto ai microrganismi che ho studiato” ha commentato Omura alla notizia. Secondo gli esperti del Comitato Nobel le persone che hanno beneficiato della scoperta dei tre medici sono 3,4 miliardi (5 ottobre).

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