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I francescani: «Anno della missione» tra i fratelli immigrati

MC2 DANIEL BARKER

Vatican Insider - pubblicato il 27/09/15

L'arcivescovo Fisichella ai laici riuniti nella kermesse del Festival cattolico a Bologna: «Annunciate il Vangelo della compassione». Al centro i progetti per i profughi

di Paolo Affatato

Saranno «missionari di misericordia»: durante il Giubileo proclamato da Papa Francesco, i laici francescani, di fronte all’invito a essere «chiesa in uscita», promuovono uno speciale «Anno della missione» che interesserà tutto il territorio nazionale e che avrà tra i focus centrali il progetto denominato «Fratelli immigrati». L’iniziativa intende mobilitare risorse e personale a servizio dei profughi che giungono sulle coste italiane, a partire dagli insediamenti di immigrati africani presenti nella piana di Gioia Tauro, in Calabria.

La missione è stata lanciata durante il Festival Francescano (25-27 settembre), kermesse che da ormai sette anni il Movimento francescano italiano (frati, suore e laici di tutti gli ordini) organizza come occasione di annuncio del Vangelo nelle strade e nelle piazze.

Nell’edizione bolognese del 2015 è stato l’arcivescovo Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, a presiedere la celebrazione che ha dato il via alla missione titolata «Per-dono»: «Il senso è donare a ogni uomo il Vangelo, annunciare Cristo che il mondo di oggi attende», spiega a Vatican Insider Remo Di Pinto, presidente nazionale dell’Ordine francescano secolare.

«Quest’anno – prosegue Di Pinto – è arricchito da eventi ecclesiali unici: il Sinodo sulla famiglia, il Convegno ecclesiale di Firenze, il Giubileo e il centenario del Perdono d’Assisi. L’Anno della missione rappresenta il nostro modo di partecipare all’unico cammino della Chiesa. Occorrerà mettersi in viaggio da francescani, fedeli alla nostra vocazione».

E’ proprio questo il senso del titolo prescelto, «Per-dono»: «Indica il dono ricevuto, da restituire con una vita che riconduce all’abbraccio del prossimo. Quello che la Chiesa attende dai francescani secolari è essenzialmente l’esperienza del Vangelo vissuto nel mondo alla maniera di Francesco, uomo della fraternità e della misericordia».

Nella celebrazione del mandato, Fisichella ha ricordato che «essere in piazza, al Festival Francescano, è una iniziativa di nuova evangelizzazione». E, partendo dalla parabola del buon Samaritano, il presidente ha rimarcato la centralità della compassione che significa «amore, tenerezza, misericordia, coinvolgersi pienamente nella vita dell’altro, soprattutto del più debole, del povero, dell’emarginato». E’ necessario «compromettersi con gli uomini donne del nostro tempo: solo la compassione ci rende “prossimo” per l’altro»., ha concluso.

Con questo spirito, tra i progetti che per i francescani saranno centrali nell’Anno della missione, c’è quello dedicato ai «Fratelli immigrati». Come ricorda Alfonso Petrone, Consigliere nazionale dell’Ordine Francescano Secolare, «da tempo numerose fraternità francescane in Italia, specie nelle regioni del meridione, si sono prodigate per rispondere ai nuovi bisogni generati dai flussi migratori».

Il progetto «Fratelli immigrati» intende dare forma, struttura e sostanza a un sentire che già era presente, generativo di tante piccole iniziative: «Negli occhi e nella mente abbiamo le notizie degli sbarchi di immigrati, a partire dalla tragedia di Lampedusa, e le parole di Papa Francesco quando disse: è una vergogna. Da lì la fraternità dell’Ordine Francescano secolare e della Gioventù Francescana d’Italia si è interrogata sulla possibilità di offrire il proprio contributo in questo campo di apostolato», osserva Petrone.

«Fratelli immigrati» è un progetto di sostegno, supporto e integrazione sociale di persone e famiglie straniere disagiate. È pensato in collaborazione con altri enti e associazioni come la Caritas diocesana di Oppido-Mamertina-Palmi, la Croce Rossa Italiana, le municipalitàdi Rosarno, Rizziconi e Gioia Tauro.

Gli obiettivi generali sono «recuperare e salvaguardare la dignità umana e sociale degli immigrati che vivono in fatiscenti campi di accoglienza; favorire, attraverso un dialogo personale con gli immigrati, momenti di preghiera interreligiosa, lo spirito di accoglienza e fraternità nelle comunità civili locali che li accolgono». Si intende, inoltre, sollecitare le amministrazioni locali ad «attivare programmi di intervento per limitare la situazione di degrado nei campi di accoglienza, favorendo l’integrazione e l’inclusione nelle città».

QUI L’ORIGINALE

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