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Ecco cosa pensa veramente Bergoglio del regime a Cuba

© Ninian Reid

Rafael Luciani - Aleteia - pubblicato il 19/09/15

Coordinò un libro intitolato “Dialoghi tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro”

Il pensiero geopolitico di papa Francesco si ispira alla teologia del popolo, un ramo della teologia della liberazione sviluppatosi in Argentina. Con i suoi scritti e le sue omelie, prima come sacerdote gesuita e poi come vescovo, ha favorito l’unità sudamericana nel contesto di un mondo multipolare, si è opposto alla visione anglosassone della globalizzazione e ha creduto che la speranza della Chiesa risieda nei poveri. Alberto Methol Ferré ha giocato un ruolo importante in questa visione.

Nel 1998 Bergoglio ha coordinato la pubblicazione di un libro intitolato “Dialoghi tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro”, in cui riflette parte della sua visione geopolitica e pastorale e che riteniamo attuale per comprendere la sua visita a Cuba.

In quella pubblicazione, l’allora arcivescovo di Buenos Aires sottolineava che “il messaggio evangelico non si circoscrive unicamente alla sfera del culto, della pratica religiosa, ma è volto a illuminare tutte e ciascuna delle azioni umane”. In questo modo, “la Chiesa si incammina alla ricerca della verità captando il contesto storico in cui si deve sviluppare la sua missione”. Solo a partire da questo incontro con la realtà, con le persone concrete, “inizia ad aprirsi il dialogo tra lei e l’uomo in tutte le sue dimensioni”.

Il dialogo è per Bergoglio l’azione pastorale per eccellenza, lo “strumento di base per poter costruire la pace”, perché esige che gli interlocutori mettano da parte i pregiudizi ideologici e si concentrino sui problemi delle persone.

Si tratta di ottenere non una conversazione tra attori politici, ma una “revisione dei principi di tutti coloro che in qualche modo hanno la responsabilità di governare o di stabilire la direzione dei popoli”, perché, “indipendentemente dal fatto che condividano o meno la gioia del cristianesimo, partecipano a questa richiesta di conversione del cuore per raggiungere il bene comune”, che è il pieno sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.

Di fronte “al laicismo e al marxismo, che hanno imposto un dogmatismo che privilegia lo Stato come supremo valore della vita”, la Chiesa crede che “l’uomo sia la via prima e fondamentale” intorno alla quale deve ruotare un’azione pastorale e diplomatica che persegua il bene comune.

Da questo criterio derivano due critiche: una alla politica cubana, la cui ideologia “nega, mutila e occulta diritti fondamentali al popolo”, l’altra al sistema economico neoliberale, che si trova “agli antipodi del Vangelo” perché persegue solo il lucro economico, “emarginando freddamente chi è ‘di troppo’ e preoccupandosi solo dei numeri”.

Bergoglio assumeva il criterio morale del “primato della persona” sull’economia e sul mercato, sostenendo che “il fallimento delle soluzioni marxiste e collettiviste non autorizza il sistema capitalista a comportarsi come vuole”.

Non concordava nemmeno con i neopopulismi socialisti, perché “il socialismo ha commesso un errore antropologico considerando l’uomo solo nel suo ruolo di parte nella struttura del corpo sociale, dove il bene della persona resta subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, perdendo la sua opzione autonoma”.

Partendo da questa visione, “la preoccupazione della Chiesa – a Cuba – attraverso la sua dottrina è rivolta in particolare ai problemi che emergono dalla convivenza umana, vissuta in una congiuntura sociale in cui le soluzioni proposte vengono o dall’ateismo che priva l’uomo di una parte essenziale, quella spirituale, o da settori consumisti”.

Bergoglio culminava affermando che “la Chiesa non va dal popolo cubano sbandierando un’ideologia. Viene a offrire un cammino di pace, giustizia e libertà vere”, perché “ogni Nazione è artefice e protagonista della propria storia, cultura e religiosità”. Per questo la Chiesa, attraverso la sua pastorale e la sua diplomazia, promuoverà la libertà di coscienza e “leverà la propria voce perché il grido di chi soffre venga ascoltato”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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