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Non credi che Gesù fosse veramente ebreo? Allora non credi nell’incarnazione

Pti Chris / Flick

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 28/08/15

Non riconoscere la sua appartenenza al popolo eletto significherebbe negare il significato della storia della salvezza

Gentile direttore, questa mattina il celebrante nell’omelia ha affermato che Gesù non è ebreo, non è vero figlio di Maria, lei l’ha solo portato in grembo. Per me è un’eresia, o sbaglio?
Lina, Loano

Il concilio di Efeso, nel 431, proclamò Maria Madre di Dio. In questo modo si indicava che in Gesù Cristo la natura umana e quella divina sono inseparabili. Il testo conciliare spiegava che, poiché dalla santa Vergine nacque “il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne”. E’ chiaro allora che la natura umana di Cristo deriva da Maria, la quale ha dato un corpo al Verbo di Dio, non l’ha solo portato in grembo. Questo è vero a tal punto che Maria può addirittura essere chiamata con il titolo di Madre di Dio.

D’altra parte, i testi biblici del Nuovo Testamento lo testimoniano più volte. San Paolo, ad esempio, scrive ai Galati che “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge” (4,4). Dire che Gesù non è vero figlio di Maria significa negare l’incarnazione del Figlio di Dio e di conseguenza anche la redenzione e la salvezza. Il cristianesimo crollerebbe. E’ interessante notare anche il significato dell’espressione “sotto la Legge”. Si tratta evidentemente della Legge ebraica, alla quale Gesù si sottomise. In altre parole, il Figlio di Dio si è incarnato, si è fatto uomo, non in modo astratto ma concretissimo: è entrato nello spazio e nel tempo, ha assunto la nostra carne mortale, è nato da una donna ebrea, è vissuto accettando le prescrizioni della Legge mosaica, pur trasformandole dal di dentro.

Gli esempi nel Nuovo Testamento sono innumerevoli. Parto ancora da san Paolo, che nella Lettera ai Romani spiega che dal popolo ebraico “proviene Cristo secondo la carne” (9,5). In altre parole, come spiega il decreto conciliare Nostra aetate, egli è “figlio di Maria Vergine”. In moltissimi passi dei Vangeli si sottolinea l’essere ebreo di Gesù, il suo rispetto per la Legge e le tradizioni del suo popolo. Come nell’episodio della circoncisione (Luca 2,22 e seguenti) o nei numerosi pellegrinaggi a Gerusalemme in occasione delle grandi feste (Luca 2,41-52; Giovanni 2,13; 5,1 eccetera). Gesù insegna nelle sinagoghe e nel Tempio e ha voluto realizzare l’atto supremo del dono di sé, cioè la sua Pasqua di morte e risurrezione, nel contesto della festività pasquale ebraica.

Tutto questo è spiegato in maniera molto chiara da un documento della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo intitolato Circa una corretta presentazione degli ebrei e dell’ebraismo nella predicazione e nella catechesi della Chiesa cattolica. In tale documento, che risale al 1985, si legge tra l’altro: “Gesù è ebreo e lo è per sempre; il suo ministero si è volontariamente limitato ‘alle pecore perdute della casa d’Israele’ (Matteo 15,24). Gesù è pienamente un uomo del suo tempo e del suo ambiente ebraico palestinese del I secolo, di cui ha condiviso gioie e speranze. Ciò sottolinea, come ci è stato rivelato nella Bibbia (cfr. Romani 2,3-4; Galati 4,4-5), sia la realtà dell’incarnazione che il significato stesso della storia della salvezza”.

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ebraismogesù cristo

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