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Come e perché si diventa cristiani

<a href="http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=272565077&amp;src=id" target="_blank" />A man carrying a cross.</a> © Ross Gordon Henry / Shutterstock

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Carlo Molari - Dimensione Speranza - pubblicato il 13/08/15

Potremmo quindi dire che l'esperienza fondamentale della fede indotta dai testimoni ha tre momenti. Il primo è la percezione di una forza alimentatrice che può condurre al traguardo del compimento personale: è la scoperta di Dio nel mondo. Il secondo è la constatazione che nessuna creatura risponde in modo pieno alle tensioni profonde della vita: la scoperta dei limiti e delle insufficienze delle creature. Il terzo è la sorpresa che il peccato può essere perdonato: la scoperta che la parola definitiva non appartiene al male, bensì alla misericordia. I tre momenti si intrecciano e si richiamano a vicenda. Essi hanno modalità e forme diverse secondo le culture, le età dei soggetti coinvolti e le stagioni della storia.

1. L'incontro con il Dio vivente. Nel cammino di fede è urgente giungere alla consapevolezza che una forza più grande è in gioco nella nostra esistenza e che essa può far fiorire forme nuove di umanità. La condizione perché questo avvenga è che l'atteggiamento nei suoi confronti sia di fiducia, di accoglienza e di interiorizzazione. L"'energia arcana", come l'ha definita il Vaticano II (Nostra aetate 2), non ha avuto ancora la possibilità di esprimere tutta la sua potenza sia per mancanza di tempo, perché da poco tempo l'umanità si trova sulla terra, sia per le resistenze profonde che, lungo i millenni, l'umanità con le scelte sbagliate ha opposto all'energia creatrice. In questo senso scoprire Dio nel mondo (qualsiasi nome gli si attribuisca) è assolutamente necessario per capire la nostra condizione e poter quindi realizzare il salto qualitativo alla vita spirituale. Si passa allora dall'essere centrati su di sé e guidati dai meccanismi istintivi, all'essere condotti dallo Spirito, che può far fiorire perfezioni non ancora espresse se trova disposizioni di ascolto, accoglienza e interiorizzazione.

Non si può pretendere che il passaggio dalla predominanza della vita psichica alla vita spirituale avvenga in un istante, non ci può essere conversione così radicale che fissi definitivamente l'orizzonte spirituale. È un passaggio che si realizza nei momenti di lucidità o di illuminazione, ma che non è definitivo, poiché si sviluppa in tappe a volte molto prolungate nel tempo.

Quando questo passaggio è diventato orizzonte stabile, la persona vive con un atteggiamento inedito. Il soggetto non si ritiene più principio e fonte di quello che fa, ma ambito dove qualcosa di più grande si esprime, per cui non dice: io penso, io faccio, io sono buono; ma dice: il bene in me si esprime, la vita in me prende forma. Il cammino non procede sempre in modo ordinato e armonico: a volte subisce sussulti o è soggetto a involuzioni.

2. La liberazione dal male e la redenzione del passato. Un altro aspetto rilevante dell'esperienza di fede è la possibilità di uscire dal male e di ricuperare il bene non accolto o trascurato nel passato. Le formule utilizzate per indicare il peccato, come "offesa di Dio", "trasgressione della legge", hanno significato se vengono ricondotte a significati vitali. Il peccato è la resistenza posta all'azione della Vita in noi. La crescita personale avviene nei rapporti e nelle esperienze, attraverso i quali il flusso creatore ci perviene.

Ogni scelta negativa che compiamo introduce resistenze o inquinamenti, abbassa il tono di vita, ci rende incapaci di consegnare quei frammenti di vita che gli altri attendono da noi, per cui tutto il processo viene ritardato e incide anche nell'ambiente sociale. La Gaudium et spes, per coerenza con il modello dinamico scelto, afferma che il peccato è «una diminuzione per l'uomo stesso, impedendogli di conseguire la propria pienezza» (13). Quando l'impedimento è volontario, cioè è peccato, l'incidenza è molto più profonda perché coinvolge la persona nella sua consapevolezza e libertà.

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