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L’incoraggiamento di due genitori per chi ha perso un figlio

Malgorzata Kistryn
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Due anni fa Raffaella era in attesa di una nuova vita, ma qualcosa è andato storto…

di Raffaella e Eddie Muolo

La verità è che a nessuno gliene frega niente, che la vita non conta, che sei un bambino solo dopo 28 settimane e prima soltanto un embrione. Quando, con il dolore nel cuore decidi di seppellire tuo figlio, ti chiedono tutti se ne sei sicura. Non sono mai stata tanto convinta, mi fa male l’anima e vorrei tanto che passasse, che ci fosse qualcosa che toglie il dolore. Dicono che il tempo sana e allora spero che passi in fretta, perché fa troppo male. Mi sento sola e confusa, mi fa male lo stomaco, mi manca il respiro, e intanto tutto va avanti come se nessuno sentisse il mio dolore. Solo Eddie è con me.

Una notte di qualche settimana fa, nel dormiveglia ho avuto una strana sensazione come se qualcuno si fosse seduto sul letto, qualcuno che voleva dirmi qualcosa, ma non trovava le parole. L’indomani, era l’8 settembre, ho deciso di chiamare il medico, avevo dei forti dolori alla pancia e non passavano. Il giorno successivo ero nel suo studio, percepivo che qualcosa non andava. «Non c’è battito mi dispiace» mi ha detto il mio medico e per me il mondo si è fermato. Si è fermato tutto. Silenzio. Non ci credevo. Io ti volevo figlio mio. Continuavo a ripetermi, ti volevo con tutto il cuore. Sei nella mia pancia, ma io ti ho sempre portato nel cuore, non puoi volare via, non prima che ti abbia tenuto tra le braccia, non prima di averti dato un bacio, non puoi lasciarmi così amore mio. Ti ho cercato e quando ti ho trovato sei volato via, ma perché tutto questo dolore?

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