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Cristiani, non leoni: la strage silenziosa che non indigna il mondo

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 04/08/15

In Africa Boko Haram continua a massacrare fedeli; in Somalia c’è una persecuzione record

Molte persone sono insorte per protestare contro l’uccisione di Cecil, il leone simbolo dello Zimbabwe, da parte di Walter Palmer, un ricco dentista del Minnesota.

EMPATIA PLANETARIA

Su wired.it (31 luglio) si evidenzia, giustamente, l’empatizzazione, su scala planetaria del caso Cecil. C’è stata persino una petizione con 146mila firme per chiedere l’estradizione dallo Zimbabwe del dentista americano. Il tutto dovuto all’ammirazione che generano animali di grande dimensioni, soprattutto se fotografati e visitati negli zoo. Come spiegava Ernest Small, esperto di biodiversità, queste specie riescono ad essere particolarmente empatiche nei confronti dell’opinione pubblica.

LA CASA BIANCA IN CAMPO
Antonio Socci, sul suo blog (2 agosto) evidenzia che persino la Casa Bianca si sta mobilitando per l’affare Cecil. Negli stessi giorni, sempre nel continente africano, si stanno verificando veri e propri massacri di vite umane, che però non destano lo stesso scalpore. O meglio non ospitano le prime pagine dei giornali o le prime notizie tra quelle dei telegiornali. Nè su internet colpiscono il “cuore” del lettore.

MASSACRATI PERCHE’ SEGUACI DI GESU’

E’ un dato di fatto, ad esempio, che l’attenzione dei media internazionali sia molto marginale sulla strage dei venti pescatori cristiani massacrati lunedì scorso dai terroristi di Boko Haram, in un villaggio a nord della Nigeria (Ansa.it, 31 luglio). Tra questi cristiani, originari del Ciad, c’era anche un ragazzino di 16 anni. I terroristi hanno accusato i pescatori di essere “seguaci di Gesù, un profeta che con le sue parole ha attirato molte persone stolte, tentando di corrompere il mondo”.

IL “NO” DEGLI STATI UNITI

Una strage materializzata pochi giorni dopo il doppio attentato in Camerun e Nigeria, sempre targato Boko Haram, che ha causato altre cinquanta vittime tra i cristiani (Il Post, 23 luglio). Il governo della Nigeria ha provato a fare pressione sugli Usa, incassando un “no” alla richiesta di armi avanzata dal governo, per combattere Boko Haram. Gli Stati Uniti hanno declinato perché la Nigeria non rispetterebbe i diritti umani.

LE PERSECUZIONI IN SOMALIA

Nell’ultimo dossier Caritas, presentato il 30 luglio (La Repubblica) si denuncia che anche in altri Paesi africani, come Somalia e Sudan, le persecuzioni verso i cristiani sono all’ordine del giorno. La Somalia è addirittura al secondo posto dopo la Nord Corea, tra gli stati in cui la vita per un cristiano è particolarmente difficile. D’altro canto, il campanello d’allarme nel continente africano lo aveva fatto suonare la strage in Kenya di aprile scorso, in cui morirono ad opera degli estremisti islamici, ben 147 cristiani.

UNA STRAGE SILENZIOSA

Nel mondo (sempre fonte Caritas) dal 30 novembre 2013 al 31 ottobre 2014, si calcola che i cristiani uccisi per ragioni di fede siano stati 4344. Mentre le chiese attaccate per la stessa ragione ben 1062. Il dossier prova a dare voce alle testimonianze dei cristiani in questi luoghi di martirio proprio per fare da contraltare ad un’attenzione mediatica estemporanea o addirittura nulla.  

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