Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Ma avete ascoltato “davvero” cosa dice Kiko sul femminicidio?

© Public Domain / Youtube
Condividi

Il ragionamento vero del fondatore del Cammino Neocatecumenale riguarda la perdita di fede, la violenza è la conseguenza

Probabilmente avete ascoltato questo frammento del discorso di Kiko Arguello a Roma:

Assai più probabilmente non avete ascoltato la versione integrale del famigerato discorso sul femminicidio che il fondatore del Cammino Neocatecumenale ha fatto al cosiddetto “Family Day” di sabato 20 giugno:

Kiko fa un discorso che parte dall'esegesi neotestamentaria, dalle lettere di San Paolo sulla morte e resurrezione di Cristo e ricorda al suo uditorio come “Siamo condannati a vivere per noi stessi”, una condizione così grave che Cristo è dovuto morire per trarcene fuori. E' il dramma del peccato originale, una vita attaccata al proprio ombelico.

Ovvio che chi non abbia il dono della fede o una sensibilità religiosa, può travisare il discorso di Arguelo il quale non dice mai – ma proprio mai – che la colpa del femminicidio è delle donne. Dice – dopo una lunga digressione sul capitolo della Genesi dedicata al peccato originale e al farsi dio da parte di Adamo ed Eva – che è la perdita di legame tra l'uomo e Dio, cioè il suo riconoscersi creatura, ma soprattutto creatura amata eternamente dal Padre, all'origine della violenza. Kiko spiega che l'opera di Satana nella storia è quella di volerci sottrarre il nostro “essere persona” ovvero la nostra relazione con Dio. Convince Eva e poi Adamo a farsi dio col solo scopo di glorificarsi da soli.

Il femminicidio è quindi – secondo Kiko – causato dalla lontananza sostanziale degli uomini dall'Essere. Chi non sa più che è Dio a donargli la dignità di “persona”, cerca questa sostanza essenziale per il proprio equilibrio, nel ruolo sociale di “marito” di “compagno” di “padre” e da quel ruolo ricava il suo “essere amato”: solo dal rapporto con la moglie, non da un rapporto con Dio. Quando la moglie lascia il marito, egli sperimenta quindi l'assenza di quello che lui a sua volta sperimenta come unica fonte di amore (ma che potremmo dire essere dipendenza, l'amore cristianamente inteso genera libertà), e dunque quello che i cristiani chiamano “inferno”. Egli sente una “morte tanto profonda” che cerca subito la vendetta tramite la violenza inflitta ai figli e alla moglie. “Noi – sostiene Kiko – non possiamo vivere senza essere amati”. Quella di Kiko Arguello è una lectio sull'uomo secolarizzato e sulla perdita di fede.

Ci sono due errori (si errori) nel discorso di Kiko:

Il primo è quello di non spiegare che ci sono tanti atei che non sono assassini di mogli, e che non è solo la fede o la comprensione dell'essere creatura che ferma la mano dell'uomo. L'errore è comprensibile nel contesto della manifestazione dove il 99% dei presenti era più o meno religioso o in grado di comprendere pienamente i riferimenti teologici.

Il secondo è legato al primo: quello di non capire che certe parole nella società dell'informazione verranno sicuramente strumentalizzate e che qualunque discorso va costruito per pillole che anche se parcellizzate non diano adito a dubbi, non siano in alcun modo strumentalizzabili: il discorso complesso non ha posto nei media, è bene ricordarlo.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni