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Credere ai miracoli? Roba da scienziati!

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Da Galilei e Pascal in poi fisici, astronomi e matematici favorevoli all’esistenza del soprannaturale

Scrive Boyle: “E in verità se consideriamo Dio come l'autore dell'universo, come colui che ha liberamente stabilito le leggi del movimento, e come colui il cui concorso è necessario per la conservazione e l'efficacia di ogni agente fisico particolare, non possiamo non riconoscere, che sospendendo il suo corso o cambiando queste leggi del moto, che dipendono specificamente dalla sua volontà, egli può invalidare la maggior parte, se non tutti gli assiomi e i teoremi della filosofia naturale…”.

Ai miracoli crede anche Isaac Newton (1642-1727), per cui è Dio a garantire non solo la Creazione, ma l'esistenza, istante per istante, dell'intero universo (Niccolò Guicciardini, Newton, Carrocci, Roma, 2011).

I primi a mettere in discussione, con un'argomentazione ad hoc, la possibilità dei miracoli, sono, come già accennato, Spinoza (1632-1667) e David Hume (1711-1776): due filosofi, non due scienziati, nell'epoca in cui gli scienziati stanno, appunto, dall'altra parte. Nota infatti Steven Nadler, autore di un testo su Spinoza “Un libro forgiato all'inferno” (Einaudi, 2013, p. 78), che mentre Spinoza esclude i miracoli, perché ha escluso il Dio onnipotente e trascendente, identificando Dio e Natura, al contrario per Newton, Cartesio e Leibnitz, tre eminenti filosofi della natura, come si diceva allora (ma oggi diremmo scienziati o matematici) non solo Dio esiste, ma è pure dimostrabile, e la natura è quindi “Creazione di Dio”, regolata da leggi che sono anch'esse creazione.

Per Leibnitz, contemporaneo di Newton, padre del calcolo infinitesimale, matematico e fisico eclettico di prim'ordine, la “natura delle cose” altro non è che l'ordine scelto da Dio; ordine e natura “di cui Dio si può dispensare in vista di una ragione più forte di quella che l'ha spinto a servirsi di quelle regole” (Leibnitz, Discorso di metafisica, 1686; “quando Dio fa dei miracoli – scrive altrove Leibnitz in un testo polemico sia con i troppi interventi miracolosi previsti da Newton, sia contro Spinoza – non li fa per sostentare i bisogni della natura, ma quelli della grazia”; vedi P. Casini, a cura di, Filosofia e fisica da Newton a Kant, Loescher, Torino, 1980, p. 302-303).

Ma qual è l'argomentazione di Spinoza? Il filosofo sostiene in pratica che i miracoli sarebbero assurdi, essendo che l'attività di Dio e della Natura coincidono, e quindi, tutto ciò che accade, accade necessariamente. Per Hume, invece, i miracoli sono semplicemente incredibili, perché contrari all'esperienza e all'uniformità delle leggi di natura. Uniformità che per Hume esiste, senza essere giustificata (Hume nega, infatti, il principio di causalità).

IL PENSIERO DI ALTRI SCIENZIATI E MATEMATICI
Contemporaneo di Spinoza, ma in Francia, vive un filosofo, matematico e fisico i cui contributi nel campo scientifico sono vari, originali e importanti: Blaise Pascal (1623-1662). Nel campo scientifico lo ricordiamo almeno per il teorema di Pascal, per la prima macchina calcolatrice, la Pascalina, che ne fa un precursore dell'informatica, per gli studi di fisica sul vuoto e sui fluidi…

Alcuni dei suoi pensieri sono dedicati proprio ai miracoli. Ne basti uno: “Con che ragione vengono a dirci che non si può resuscitare? Che cos'è più difficile: nascere o resuscitare? E' più difficile, che ciò che non è mai stato sia, o che ciò che è stato sia ancora? E' più difficile essere o ritornare a essere? L'abitudine ci fa sembrare facile l'essere; la mancanza di abitudine ci fa sembrare impossibile il ritornare ad essere. Che modo ingenuo, popolare di giudicare!” (Pensieri, 357). Nel secolo dei Lumi la critica ai miracoli viene soprattutto dal filosofo Voltaire (1694-1778), che alla luce del suo deismo considera i miracoli contraddittori rispetto alla natura di Dio, mentre su posizione opposta si schiera il più grande matematico del secolo, Leonard Euler (1707-1783), nel suo Saggio di una difesa della Divin rivelazione.

Nell'Ottocento, per brevità, possiamo citare la difesa dei miracoli ad opera del matematico Paolo Ruffini (1775-1822), in appendice al suo Saggio sull'immaterialità dell'anima e un grande fisico come George Stokes (1819-1903), presidente della Royal Society, autore di fondamentali contributi nel campo della dinamica dei fluidi, della geodesia, dell'ottica (ricordiamo l'equazione di Stokes-Einstein, l'equazione di Stokes-Navier, la legge di Stokes, la regola di Stokes sull'irraggiamento, il teorema di Stokes, l'unità di misura stokes della viscosità cinematica nel sistema…).

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