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Una testimonianza straordinaria e commovente per quando ci manca la speranza

© Public Domain / Youtube

Catholic Link - pubblicato il 04/06/15

Un video ci aiuta a riflettere

di Luisa Restrepo

Il detto per cui la speranza è l'ultima a morire è difficile da mettere in pratica quando le cose peggiorano nella nostra vita o in quella degli altri. Può essere che alla finire spereremo, ma sul momento – la maggior parte delle volte – vediamo tutto nero e ci avvolge un senso di profonda tristezza.

Perché a volte la vita degli uomini sembra costruita in modo tanto crudele? Perché la nostra vita passa per tante prove e momenti difficili? Sono domande importanti, ed è bene rivolgerle a Dio – attenzione, rivolgerle a Lui, non contro di Lui – chiedendogli una sorte migliore, un mondo migliore.

Spesso mi chiedono se è sbagliato che un cristiano si rattristi. Io rispondo di no, perché sia che abbiamo fede che se siamo atei le domande sulla sofferenza nella nostra vita non hanno risposta. Non sapremo mai perché le cose sono andate in quel modo.

“La vita dell'uomo e il suo destino – che ci piaccia o no – si realizzano tra le nuvole”, come diceva un amico scrittore, “e non c'è fede che possa dare risposte tranquillizzanti o logiche. Avere fede è non di rado assumere quel rischio della cecità ed entrare semplicemente nell'amore 'nonostante tutto'. Un credente deve spesso prendere la realtà con entrambe le mani e risalire lungo le sue oscurità, con lo stesso sforzo affannoso di quelli che non credono. Dio è amore, non morfina o sillogismi matematicamente spiegabili”.

Il videoclip ci parla proprio di questo. Il messaggio è chiaro: “C'è sempre qualcosa di più di quello che stiamo vivendo”, e questo dipende in buona parte da noi e non da Dio.

A che serve passare la vita chiedendo a Dio di scendere a tappare i buchi delle nostre ingiustizie? Ci siamo messi a pensare che forse quello che dovremmo chiedergli è di tappare i buchi della nostra speranza? Chiedergli di sostenere il nostro coraggio per risolvere i problemi, di aiutarci a smettere di chiederci perché e quando serve chiedergli la forza di assumere serenamente e con umiltà la sconfitta se è imprescindibile.

Il mio amico scrittore diceva:
“L'uomo – ogni uomo – muore alla porta della felicità, o attraversa piccole porte di piccole felicità, ma senza mai attraversare quella della gioia completa. Sognare che un mattino ci troveremo nella gioia totale, attraversata la grande porta piena di luce e vasi fioriti, è chiedere qualcosa che non esiste nella nostra condizione (…) Camminare verso la felicità è forse l'unico modo di averla che sia possibile all'uomo. E avrebbe poca anima chi si sentisse sempre pieno e sazio, perché è come una casa che non si finisce mai di costruire, e che potrà costruire solo il proprietario” – José Martín Descalzo

E Dio? Dio è presente nelle cose che ci accadono per educarci, è presente nel coraggio di colui che vive, nella lotta quotidiana per mantenere la speranza. È lui che sostiene i nostri sforzi e li apre a un domani nuovo, in cui succedono anche cose buone, non perché sono perfette, ma perché quando accadono comprendiamo un po' di più perché sono accadute così, come è successo a Nick Vujicic, il cantante del videoclip di oggi.

Dio non è un angelo che mette mattoni mentre noi riposiamo. Per credere in Lui e avere speranza è imprescindibile iniziare credendo in noi stessi, nel nostro lavoro, nel nostro amore. E così, quando abbiamo fede e speranza, la sorte arriva più puntuale e più chiara nella nostra vita.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
testimonianze di vita e di fede
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