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Papa Francesco: “senza famiglie il mondo è una barbarie”

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Così il pontefice durante l'udienza di oggi

Politica ed economia sono generalmente “avare” nel riconoscere il bene prodotto dalle famiglie, che è principalmente quello di perpetuare nella società il valore degli affetti, “la speciale umanità dei suoi legami”, che è quello che salva il mondo dalla “barbarie” indotta dai nuovi “pianificatori di benessere” per i quali i vincoli familiari sono praticamente un fastidio.

Sono acute e incisive le considerazioni di Papa Francesco all’udienza generale dedicata al rapporto tra famiglia e povertà. Di seguito, ampi stralci della sua catechesi.

“La famiglia ha tanti problemi che la mettono alla prova” e “una di queste prove è la povertà. Pensiamo a tante famiglie che popolano le periferie delle megalopoli, ma anche alle zone rurali… Quanta miseria, quanto degrado! E poi, ad aggravare la situazione, in alcuni luoghi arriva anche la guerra. La guerra è sempre una cosa terribile. Essa inoltre colpisce specialmente le popolazioni civili, le famiglie. Davvero la guerra è la ‘madre di tutte le povertà’, la guerra impoverisce la famiglia, una grande predatrice di vite, di anime, e degli affetti più sacri e più cari.

O famiglia o barbarie
“Nonostante tutto questo, ci sono tante famiglie povere che con dignità cercano di condurre la loro vita quotidiana, spesso confidando apertamente nella benedizione di Dio. Questa lezione, però – afferma Francesco – non deve giustificare la nostra indifferenza, ma semmai aumentare la nostra vergogna, che ci sia tanta povertà! E’ quasi un miracolo che, anche nella povertà, la famiglia continui a formarsi, e persino a conservare – come può – la speciale umanità dei suoi legami”. Questo fatto, osserva il Papa, “irrita quei pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami famigliari, come una variabile secondaria della qualità della vita. Non capiscono niente! Invece, noi dovremmo inginocchiarci davanti a queste famiglie, che sono una vera scuola di umanità che salva le società dalla barbarie”. “Che cosa ci rimane, esclama il Papa, se “cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti famigliari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzeranno il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro”.

Affetti pilastro di ogni convivenza
“L’economia odierna – prosegue Francesco – si è spesso specializzata nel godimento del benessere individuale, ma pratica largamente lo sfruttamento dei legami famigliari. E’ una contraddizione grave, questa! L’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto. Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. E’ importante capire bene questo”.

Felici per una matita
“Rimaniamo sempre molto commossi – afferma Francesco – quando vediamo le immagini di bambini denutriti e malati che ci vengono mostrate in tante parti del mondo. Nello stesso tempo, ci commuove anche molto lo sguardo sfavillante di molti bambini, privi di tutto, che stanno in scuole fatte di niente, quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno. E come guardano con amore il loro maestro o la loro maestra! Davvero i bambini lo sanno che l’uomo non vive di solo pane! Anche l’affetto famigliare; quando c’è la miseria soffrono i bambini perché loro vogliono l’amore, i legami famigliari. Noi cristiani dovremmo essere sempre più vicini alle famiglie che la povertà mette alla prova. Ma pensate, tutti voi conoscete qualcuno: papà senza lavoro, mamma senza lavoro e la famiglia soffre, i legami si indeboliscono. E’ brutto questo”.

Miseria e pseudo-modelli
“La miseria sociale colpisce la famiglia e a volte la distrugge”, constata il Papa. “La mancanza o la perdita del lavoro, o la sua forte precarietà, incidono pesantemente sulla vita familiare, mettendo a dura prova le relazioni. Le condizioni di vita nei quartieri più disagiati, con i problemi abitativi e dei trasporti, come pure la riduzione dei servizi sociali, sanitari e scolastici, causano ulteriori difficoltà.  A questi fattori materiali si aggiunge il danno causato alla famiglia da pseudo-modelli, diffusi dai mass-media basati sul consumismo e il culto dell’apparire, che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari. Curare le famiglie, curare l’affetto, ma la miseria mette la famiglia alla prova”.

Chiesa madre, Chiesa povera
“La Chiesa – ribadisce il Papa – è madre e non deve dimenticare questo dramma dei suoi figli. Anch’essa dev’essere povera, per diventare feconda e rispondere a tanta miseria. Una Chiesa povera è una Chiesa che pratica una volontaria semplicità nella propria vita – nelle sue stesse istituzioni, nello stile di vita dei suoi membri – per abbattere ogni muro di separazione, soprattutto dai poveri. Ci vogliono la preghiera e l’azione. Preghiamo intensamente il Signore, che ci scuota, per rendere le nostre famiglie cristiane protagoniste di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria! Di essa, di questa prossimità famigliare, fin dall’inizio, è fatta la Chiesa.

Il giudizio dei poveri è il giudizio di Dio
“E non dimentichiamo che il giudizio dei bisognosi, dei piccoli e dei poveri anticipa il giudizio di Dio”, sostiene Francesco. “Non dimentichiamo questo e facciamo tutto, tutto quello che noi possiamo per aiutare le famiglie a andare avanti nella prova della povertà e della miseria che colpiscono gli affetti, i legami famigliari. Io vorrei leggere un’altra volta il testo della Bibbia che abbiamo ascoltato all’inizio e ognuno di noi pensi alle famiglie che fanno la prova, sono provate dalla miseria e dalla povertà, la Bibbia dice così: ‘Figlio, non rifiutare al povero il necessario per la vita, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi’. Ma pensiamo ogni parola. ‘Non rattristare chi ha fame, non esasperare chi è in difficoltà. Non turbare un cuore già esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica del povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente, da chi ti chiede non distogliere lo sguardo e non dare a lui l’occasione di maledirti perché questo sarà quello che farà il Signore’. Lo dice nel Vangelo, se non facciamo queste cose”.

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