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Il significato della Pasqua: oltre i coniglietti di cioccolata

David-Blackwell-CC
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Uno sguardo a leggende e tradizioni e l'invito a unirsi al trionfo di Gesù

Nel corso dei secoli, una serie di costumi e credenze antichi ha modellato la comprensione e la celebrazione della Pasqua. Il termine deriva dal nome della dea pagana della primavera, e per il popolo sassone aprile era “ostermonud”, ovvero il mese in cui il vento freddo e violento smetteva di soffiare da est, segnando la fine dell'inverno.


"Ostara", di Johannes Gehrts (Wikipedia)

Una popolare leggenda cristiana sosteneva che il sole danzasse nel cielo la domenica di Pasqua; visto che la data della Pasqua è determinata dalla prima luna piena dopo il 21 marzo, può cadere presto, il 22 marzo, o tardi, il 25 aprile. Il costume delle uova pasquali risale agli antichi persiani, che le utilizzavano per rappresentare la lotta continua tra il bene e il male. In seguito i cristiani hanno adottato l'uovo come simbolo di vita che ritorna dalla morte e della tomba vuota.


Uova pasquali

Un altro simbolo di questo tipo implica la resurrezione dell'uccello mitico chiamato fenice. Gli antichi credevano che quando questo uccello raggiungeva i 500 anni di età si incendiava da solo e moriva, e poi una nuova fenice nasceva dalle ceneri. Non sorprende che l'arte cristiana primitiva abbia usato spesso la fenice come simbolo di Cristo che risorge dalla tomba (Quotes & Anecdotes, p. 399).


Fenice tratta dall'Aberdeen Bestiary (Wikipedia)

Oggi, ovviamente, per molti la Pasqua non è altro che un'occasione per la caccia alle uova pasquali, nuovi vestiti, cestini pieni di dolci e riunioni familiari. Nessuna di queste cose è sbagliata in sé, ma come cristiani siamo chiamati ad avere un'esperienza molto più profonda e impegnativa a livello personale di questa festa. Gesù è risorto dai morti e regna come Signore della vita eterna – e promette di condividere questo dono con tutti coloro che hanno una fede viva in Lui.

Quando le donne si sono avvicinate alla tomba di Nostro Signore, hanno visto che il Suo Corpo non era più lì. Gli angeli hanno detto loro che era risorto, come aveva promesso, e di condividere questa notizia con altri. La Pasqua è un evento troppo grande per essere tenuto per sé; la Chiesa ha il dovere di condividere la splendida notizia della resurrezione di Cristo. Le letture tratte dall'Antico Testamento lette durante la Veglia di Pasqua forniscono un riassunto del progetto divino della salvezza. Dio ha creato il mondo e tutto ciò che contiene, e dopo che l'umanità ha peccato ha messo in moto il processo della redenzione – un progetto che coinvolgeva Abramo, Mosè, i profeti e molti altri uomini e donne santi, e che è culminato nella morte e resurrezione del Suo stesso Figlio, Gesù. San Paolo ci insegna che attraverso il Battesimo condividiamo la morte di Cristo sulla croce, e questo ci permette di condividere anche il suo trionfo pasquale. Se accettiamo questo dono, ad ogni modo, dobbiamo respingere i falsi valori di questo mondo e vivere in base agli standard del Regno di Dio; come dice San Paolo, dobbiamo pensare a noi come “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù”. Solo se permettiamo al seme della nuova vita spirituale di gettare radici e di crescere nel nostro cuore possiamo sperare un giorno di condividere la pienezza della vita eterna.

C'è una leggenda che parla di un monaco che trovò una corona di spine – forse quella autentica, pensò, quella che era stata posta sul capo di Gesù. Il Venerdì Santo, il monaco pose la corona di spine su un altare secondario della cattedrale; sembrava crudele, orrenda e dolorosa, e tutti coloro che la guardavano si allontanavano rapidamente, perché ricordava loro la bruttezza e la crudeltà dei loro peccati. All'alba della domenica di Pasqua, il monaco decise di togliere la corona di spine, perché quel ricordo sanguinoso del Venerdì Santo sarebbe stato fuori luogo, ma quando entrò nella cattedrale percepì una strana fragranza, e all'inizio ebbe qualche problema alla vista per via di una luce brillante che proveniva dall'altare secondario. Risultò che le spine della corona erano state trasformate in rose della più rara bellezza e dell'aroma più piacevole (Tonne, Stories for Sermons, Vol. 2, #347).


Corona di Spine (CC-Waiting for the Word)

Gesù vuole operare una simile trasformazione miracolosa nella nostra vita, cambiando la disperazione in speranza, la noia o l'indifferenza spirituale in eccitazione, la paura in attesa gioiosa, il turbamento esteriore in pace interiore, i dubbi tormentosi in fede fervente, la peccaminosità in santità e la morte spirituale in vita eterna. Le nostre sofferenze possono diventare il punto di inizio della gioia eterna; attraverso Cristo, possiamo risorgere come la fenice dalle ceneri delle nostre difficoltà e dei nostri fallimenti a una nuova vita di bellezza e gioia senza fine. Tutto ciò che serve è la nostra disponibilità a dire “sì” a Gesù, permettendogli di essere il Signore non solo dell'eternità, ma anche della nostra vita quotidiana. Egli ha vinto il peccato e la morte, e ci invita a condividere il Suo trionfo eterno.

Il reverendo Joseph M. Esper è un sacerdote dell'arcidiocesi statunitense di Detroit e parroco della parrocchia dell'Immacolata Concezione di Anchorville (Michigan, Stati Uniti). È autore di numerosi libri, tra i quali Saintly Solutions, More Saintly Solutions, After the Darkness, Lessons from the Lives of the Saints e Why Is God Punishing Me?

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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