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Quando due vescovi affermarono che Gesù era stato adottato

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Gaudium Press - pubblicato il 05/03/15

“Se quindi colui che è nato dalla Vergine è vero Dio, come può essere adottivo o servo? Non osate infatti assolutamente designare Dio come servo o adottivo; e anche se il profeta lo ha chiamato servo, non è stato a causa della condizione di servitore, ma per l’obbedienza e l’umiltà, per la quale Egli si è fatto ‘obbediente’ al Padre ‘fino alla morte’” [7].

Gli adozionisti non si piegarono alle decisioni del pontefice e del Sinodo, difendendo e diffondendo le proprie teorie.

Alcuino cercò di convincere i due eretici adozionisti scrivendo loro lettere gentili e persuasive, ma i suoi sforzi furono vani, perché l’orgoglio si era impadronito totalmente della loro anima.

Leone III e il punto finale
Il punto finale di questa eresia fu posto da papa Leone III in un concilio svoltosi a Roma nel 789, che lanciò un anatema solenne contro Félix di Urgel [8].

La storia non menziona più il vescovo Elipanto, ma è probabile che per via del suo carattere arrogante e orgoglioso abbia persistito nel suo errore.

Di Félix si conoscono invece altri dettagli. Carlo Magno lo invitò per una disputa, concedendogli un salvacondotto per assicurarne la libertà, e Félix accettò. Le esposizioni dell’eretico durarono sette giorni, e venivano poi confutate dal vescovo Alcuino usando citazioni dei papi.

Alla fine l’eretico cedette alla verità, facendo un’abiuraex toto corde e subito dopo una professione di fede absque ulla simulatione. L’imperatore non permise che tornasse a Urgel. Rese infine l’anima a Dio a Lione nell’818, e come dicono alcuni morì in odore di santità per via delle sue penitenze:

“Carlo Magno non gli permise di tornare nella sua diocesi, e la morte lo raggiunse a Lione nell’anno 818. Morì, a quanto sembra, santamente, e come santo lo ha venerato la Chiesa di Urgel” [9].

Conclusione
Dopo aver analizzato la nascita dell’eresia adozionista e la reazione della Chiesa, possiamo verificare che la maggior parte dei movimenti negativi della società umana ha origine in due passioni sregolate: l’orgoglio e la sensualità.

Sorge però una domanda: qual è il fattore che porta i giusti a reagire? Esiste senz’altro una forza che origina un movimento contrario alla rivoluzione delle passioni:

“Esiste anche una dinamica controrivoluzionaria, ma di natura del tutto diversa. Le passioni, in quanto tali – considerando qui il termine nel suo senso tecnico –, sono moralmente indifferenti; è il loro disordine a renderle negative. Se invece vengono regolate, sono positive e obbediscono fedelmente alla volontà e alla ragione. È nel vigore dell’anima che viene all’uomo per il fatto che Dio governa la sua ragione, la ragione domina la sua volontà e questa domina la sua sensibilità che bisogna cercare la serena, nobile ed efficientissima forza propulsiva della controrivoluzione” [10].

È stata questa virtù a portare la Chiesa e Carlo Magno a una reazione così energica e categorica, pur se con dolcezza e bontà, come ci indica la storia raccontando tutti gli appelli rivolti agli eretici e le facilitazioni offerte loro perché ritrattassero e tornassero nel seno della Sposa Mistica di Cristo.

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[1] CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Revolução e Contra-Revolução. 4 ed. São Paulo: Retornarei, 2002, pp. 65, 66, 72.
[2] GARCIA-VILLOSLADA, Ricardo. Historia de la Iglesia Católica Vol. II: EDAD MEDIA: La cristiandad en el mundo europeo y feudal. 6 ed. Madrid: Biblioteca de Autores Cristianos, 2003. v. 2, p. 190.
[3] OTTO, Ludwig. Manual de Teología Dogmática. 7 ed. Barcelona: Herder, 1997, p. 253.
[4] GARCIA-VILLOSLADA, op. cit., p. 190.
[5] Idem., p. 192.
[6] Idem., p. 190.
[7] DENZINGER, Heinrich. Compêndio dos Símbolos definições e declarações de Fé e Moral. São Paulo: Loyola; Paulinas, 2007, n. 614.
[8] Cf. GARCIA-VILLOSLADA, op. cit., p. 193.
[9] Idem.
[10] CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Revolução e Contra-Revolução. 4 ed. São Paulo: Retornarei, 2002, pp. 130-131.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
eresiastoria della chiesa
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