Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Irena Sendler, l’infermiera che sconfisse i nazisti

© Mariusz Kubik
Condividi

La chiamavano “l’angelo del Ghetto di Varsavia”

Irena Sendler o Sendlerowa nacque a Varsavia il 15 febbraio 1910. Più nota come “l’angelo del Ghetto di Varsavia”, fu infermiera durante la II Guerra Mondiale. Nel 2007 è stata candidata al Premio Nobel per la Pace.

Nel 1942 i nazisti crearono un ghetto a Varsavia, e Irena, inorridita per le condizioni in cui vi si viveva, si unì al Consiglio per l’Aiuto agli Ebrei.

Lo raccontava lei stessa: “Ottenni per me e per la mia compagna Irena Schultz identificazioni dell’ufficio sanitario, uno dei cui compiti era la lotta contro le malattie contagiose. In seguito riuscii a ottenere dei pass per altri collaboratori. Visto che gli invasori tedeschi avevano paura che si scatenasse un’epidemia di tifo, tolleravano che noi polacchi controllassimo l’area”.

Irena organizzò una rete per far sì che i bambini ebrei venissero accolti segretamente da famiglie polacche, e voleva che questi piccoli un giorno potessero recuperare il proprio nome, la propria identità, le loro storie personali e le loro famiglie. Ideò allora un archivio in cui registrava i nomi dei bambini e le loro nuove identità.

I nazisti vennero a conoscenza delle sue attività. Il 20 ottobre 1943, Irena Sendler fu arrestata dalla Gestapo e portata alla tristemente celebre prigione di Pawiak, dove venne brutalmente torturata.

Era l’unica a conoscere i nomi e gli indirizzi delle famiglie che ospitavano i bambini ebrei. Sopportò la tortura e si rifiutò di tradire i propri collaboratori o i bambini. Venne condannata a morte.

Nel 1943, durante la sollevazione di Varsavia, mise le sue liste in due bottiglie di vetro e le seppellì nel giardino della sua vicina per assicurarsi che finissero nelle mani giuste nel caso in cui lei fosse morta.

Alla fine della guerra, lei stessa le dissotterrò e le consegnò al dottor Adolfo Berman, primo presidente del Comitato di salvataggio degli ebrei sopravvissuti. Purtroppo la maggior parte delle famiglie dei bambini era stata sterminata nei campi di concentramento nazisti.

All’inizio i bambini che non avevano una famiglia adottiva vennero accuditi in vari orfanotrofi, poi vennero mandati a poco a poco in Palestina.

Nel novembre 2003 il Presidente della Repubblica polacca, Aleksander Kwasniewski, ha concesso a Irena la più alta onorificenza civile della Polonia: l’Ordine dell’Aquila Bianca. Irena è stata accompagnata all’atto dai familiari e da Elzbieta Ficowska, una delle bambine salvate.

Nel 2007 il Governo polacco l’ha proposta come candidato al Premio Nobel per la Pace, premio che poi è andato ad Al Gore.

Irena è morta a Varsavia il 12 maggio 2008, a 98 anni.

La vita di questa eroina è stata portata sul piccolo schermo dalla CBS in The Courageous Heart of Irena Sendler. A interpretarla, la vincitrice di un Oscar, Anna Paquin.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni