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Che posto occupa Dio nella mia vita? Cosa significa nella pratica convertirsi?

Primeros Cristianos - pubblicato il 26/02/15

O Dio, o io

Che posto occupa Dio nella mia vita? Cosa significa nella pratica convertirsi? Nella sua penultima udienza (13 febbraio 2013), papa Benedetto XVI ha voluto riflettere sulle tentazioni di Cristo (cfr. Lc 4, 1-13), e ha iniziato invitando a porsi una domanda fondamentale: “Cosa conta davvero nella mia vita?”

La tentazione di soppiantare Dio

La prima tentazione vuole ridurre i desideri e le necessità dell'uomo al pane, quando in realtà non è inferiore la fame di verità, la fame di Dio.

La seconda riguarda il potere, e Gesù spiega chiaramente che il potere che salva il mondo è quello della croce, dell'umiltà e dell'amore. Nella terza tentazione, il demonio gli propone di fare qualcosa di straordinario, di spettacolare.

Il papa osservava che nelle tre tentazioni c'è un nucleo comune: “è la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo”. In altre parole, si tratta di “mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo”.

Queste tre tentazioni insidiano anche noi. Per questo, commentava Benedetto XVI, ciascuno dovrebbe chiedersi: “Che posto ha Dio nella mia vita? È Lui il Signore o sono io?”

Lasciare che Dio occupi il primo posto

Diventa quindi necessario superare la tentazione di sottomettere Dio ai nostri interessi o di metterlo da parte. E convertirsi, come sentiamo molte volte durante la Quaresima. Questa parola significa seguire Gesù di modo che Egli guidi la nostra vita; lasciare che Dio ci trasformi, smettendo di pensare che siamo noi gli unici costruttori della nostra esistenza; riconoscere che siamo creature di Dio, e che solo “perdendo” la nostra vita in Lui possiamo guadagnarla.

“Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei”, affermava colui che oggi è il papa emerito.

Questo mettere Dio davanti a tutto si concretizza in molte cose. Il papa portava come esempi la fedeltà al matrimonio, la misericordia nella vita quotidiana, il tempo per la preghiera, l'opposizione pubblica a scelte come l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi o la selezione degli embrioni (con la conseguente morte di molti altri) per prevenire malattie ereditarie.

Benedetto XVI evocava inoltre la conversione di San Paolo e Sant'Agostino, ma anche altre della nostra epoca, come quelle di Pavel Florenskij, Etty Hillesum e Dorothy Day.

O Dio, o io

Ciascuno di noi, aggiungeva Benedetto XVI, deve essere preparato ad essere visitato da Dio, senza lasciarsi trascinare da miraggi, apparenza o cose materiali.

E concludeva: “In questo Tempo di Quaresima, nell’Anno della fede, rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana”.

In questo modo, l'alternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e l’apertura all’amore di Dio e degli altri corrisponde all’alternativa delle tentazioni di Gesù, tra potere umano e amore della Croce, tra mero benessere e opera di Dio.

“Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante”. Questo è infatti ciò che è decisivo per un cristiano. In ultima istanza, o Dio (e dietro Dio ci sono sempre gli altri) o io.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
diotestimonianze di vita e di fede
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