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Come sopravvivere al matrimonio?

© pio3/SHUTTERSTOCK

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 14/02/15

Un manuale per capire cosa sia davvero il matrimonio e come evitare le crisi

Offrire la propria esperienza di psicologo e psicoterapeuta per aiutare gli uomini e le donne di oggi a comprendere meglio il matrimonio partendo da ciò che osserva quotidianamente nel suo lavoro con le coppie in crisi.

È quanto fa Roberto Marchesini nel libro “E vissero felici e contenti. Manuale di sopravvivenza per fidanzati e giovani sposi” (Sugarco), che la scrittrice Costanza Miriano definisce nell’“Invito alla lettura” del testo un “leggere nel pensiero” di tanti le cose che pensano ma magari non riescono a esprimere in modo chiaro e convincente, l’aver trovato “qualcuno che cucina il tuo piatto preferito alla perfezione, e te lo serve pronto, senza che tu abbia neanche dovuto pensare di chiederlo”.

“L’effetto che produce questo libro è una sorsata di acqua limpida: poche cose, dette stupendamente, convincenti al massimo, semplici da memorizzare”, le fa eco nella presentazione del libro don Andrea Brugnoli, che sottolinea come al giorno d’oggi prevalga “una preoccupante ignoranza su cosa significa amore”.

“Ci si sposa ‘per essere felici’ e così si fa dell’altro il ‘dio’ che deve darmi una vita piena. E la conclusione è ben nota: ci si sfrutta, ci si usa, si rimane delusi e, alla fine, rabbiosi dentro contro tali aspettative non corrisposte”. In questo contesto, il libro di Marchesini “stupisce per la semplicità con cui riaggiusta le cose apparentemente più ovvie: l’amore è una promessa di fare felice l’altro, nella gioia e nel dolore, un ‘dare la vita’. Il contrario di quello che uno si aspetta dal matrimonio”.

Cercando di “giustificare la pubblicazione dell’ennesimo libro sul matrimonio”, l’autore spiega che per uno psicologo e psicoterapeuta lavorare con le coppie in crisi è, molto spesso, “un bagno di sangue”.

Ma come si è arrivati a una crisi così diffusa del matrimonio? Negli anni Cinquanta del Novecento, ricorda, in Italia ha iniziato a farsi avanti – grazie a radio, fotoromanzi, rotocalchi, televisione, cinema e letteratura – una nuova concezione dell’amore, del sesso e, soprattutto, del matrimonio, che in teoria non era più quello borghese basato sull’interesse ma fondato sull’amore, ma in realtà, in un clima culturale caratterizzato da egoismo ed edonismo, diventa “esclusivamente un mezzo di soddisfazione personale, di gratificazione emotiva”.

Più che sull’amore, inoltre, è fondato sull’innamoramento: “se l’amore ha per oggetto un altro da sé, l’innamoramento è invece riflessivo. Se amare è volere il bene dell’altro, l’innamoramento è fonte di benessere per chi lo sperimenta”.

“Il sentimento, da solo, non basta”, ricorda Marchesini. “Ci si sposa per dare, per darsi. Se ci si sposa per ricevere, inevitabilmente il matrimonio diventerà una ‘partita doppia’: dare-avere. Altrettanto inevitabilmente verrà il giorno in cui ci si accorgerà di non ricevere quanto si dà, o di non ricevere quanto ci saremmo aspettati nel giorno del nostro matrimonio. In quel momento, il matrimonio basato sulla gratificazione dei propri (legittimi, va pur detto) bisogni affettivi sarà finito”.

Uno dei motivi di crisi nelle coppie, osserva l’autore, dipende dal fatto di non pensare che il coniuge “funziona” in modo diverso da se stessi perché è un essere umano di sesso diverso. Il marito e la moglie non hanno lo stesso ruolo, ma ruoli complementari: lo sguardo dell’uno completa quello dell’altro, ed è proprio per questo che si sposano – “non perché l’uno senza l’altro è incompleto, ma perché possiamo essere felici donando ciò che abbiamo solo a patto che l’altro non abbia già ciò che possiamo donare”.

Allo stesso modo, in molte crisi non si fa altro che recriminare su ciò che ha fatto il partner e vedersi come la vittima mentre l’altro è la causa della crisi coniugale. “È più utile sforzarsi di trovare soluzioni in prima persona, piuttosto che elencare i fallimenti dell’altro”, osserva Marchesini. Meglio allora chiedersi come si può rendere il proprio matrimonio più simile a come si vorrebbe. “

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