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La strage di Charlie Hebdo è colpa della religione?

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 14/01/15

Dibattito a partire da alcune riflessioni di Eco e Panebianco

E' la religione alla base della strage di Parigi? E' la fede ad aver fomentato i fondamentalisti al punto dover uccidere i vignettisti che sbeffeggiavano l'Islam? Autorevoli intellettuali sembrano indirizzarsi in questa direzione. 

LA PAURA DI RIDERE
In un'intervista a Repubblica (11 gennaio)Umberto Eco, con sottile sarcasmo, risponde così ad una domanda posta da Francesco Merlo. Le religioni hanno paura del riso? «Nei primi secoli del Cristianesimo anche i rigoristi, come i fondamentalisti musulmani di oggi, non avevano paura della morte, e dunque, a loro volta, non capivano il riso. Pure tra i cristiani c’erano quelli che cercavano la morte, gli eremiti…».

POLITEISMI ALLEGRI
Ci sono molti libri, fa notare Merlo, che hanno tentato di alleggerire le religioni monoteiste cercandovi l’umorismo, scoprendo l’ironia non solo nelle piaghe d’Egitto, nella trasformazione dell’acqua del Nilo in sangue e in tutte le altre enormità della Bibbia, ma anche nelle parabole. «Le religioni politeiste sono invece allegre – rincara Eco – E con qualche Dio divertito e divertente. Priapo era addirittura comico e forse perché la sua comicità non insidiava la grandezza di Giove. Anche Schelm, una divinità folletto, era un Dio briccone con il pene enorme». 

SPIRITOSI AL ROGO
Gesù e la Madonna, sostiene Merlo, non ridono mai. Un altro assist per la nuova stoccata velenosa dell'autore de "Il nome della rosa": «Forse gli evangelisti non volevano o magari non potevano perdere tempo a raccontare le risate di Gesù. In fondo non è interessante sapere come ridevano la sera quando si rilassavano Gesù e i suoi apostoli. È però sicuro che l’Occidente cristiano ha dovuto fare un lungo esame di coscienza prima di accettare il riso. Un tempo bastava poco per mandare gli spiritosi al rogo».

SATIRA TERAPEUTICA
Eco poi spiega che dal suo punto di vista «ci sono molti modi di fare satira. C’è la satira terapeutica, che aiuta a capire, anche Dio e anche la morte; c’è quella eccessiva che può offendere; e poi c’è anche la satira che non fa ridere. Ma appunto la civiltà ci ha insegnato che una cosa è offendersi e un’altra uccidere. La libertà di satira è un momento della libertà di espressione. Ti risenti per la caricatura che ti fanno, ma finisce lì». A Parigi, invece, «volevano colpire la libertà d’espressione, e meglio ancora la satira, il riso che li offende perché non lo capiscono».

UCCIDERE NEL NOME DI DIO
In modo meno sarcastico ma altrettanto pungente, anche Angelo Panebianco sul Corriere della Sera (12 gennaio) punta l'indice contro la religione. «Tanti europei – obietta – mostrano di condividere una falsità, ossia che chi uccide in nome di Dio non sia un "vero credente". Dimenticando che gli uomini si sono sempre ammazzati fra loro in omaggio a un Dio o a un pugno di Dei. È vero che gli europei non sono più disposti a farlo. Ma ciò dipende anche dal fatto che sono tanti gli europei che non credono più in Dio: l’Europa è infatti il più secolarizzato continente del mondo. Chi non crede in Dio fatica a capire gli assassini in nome di Dio, gli sembrano marziani, alieni».

FINTO UNANIMISMO
Secondo l'editorialista del Corriere, il nodo è «capire se il finto unanimismo di cui quelle comunità si servono oggi come un paravento verrà messo da parte ed emergeranno le divisioni: fra quelli che potremmo definire i "contaminati" (da noi, dalle nostre libertà) da una parte e gli "incontaminati" (i puri), dall’altra. La condanna generica dei jihadisti di Parigi, il mantra secondo cui essi avrebbero danneggiato prima di tutto l’islam, le posizioni, insomma, su cui si sono ora attestati i rappresentanti delle comunità islamiche europee, nascondono anziché chiarire, tentano di occultare contiguità e continuità culturali. Così facendo, alimentano ancora una volta l’ambiguità e costringono persone accomunate dalla fede musulmana ma con atteggiamenti, presumibilmente, fra loro diversi, sotto una stessa etichetta».

MESSAGGIO DI PACE
Alessandro Zaccaro su Avvenire (13 gennaio) allontana l'equazione tra religione (in particolare quelle monoteiste) e violenza. Prima di tutto per un motivo di natura storica. «Riguarda il cammino di purificazione che la Chiesa stessa ha intrapreso nel corso del tempo e che Giovanni Paolo II volle portare a compimento con la grandiosa richiesta di perdono alla vigilia del Giubileo dell’anno 2000. Gesto all’epoca anche frainteso e perfino contestato, ma che oggi si impone in tutta la sua lungimiranza. Proprio perché hanno sperimentato su di sé la colpa intollerabile della violenza e ci hanno fatto i conti, ora i cristiani possono invitare gli altri credenti a non continuare a cadere nello stesso errore».

TEMPO DI MISERICORDIA
È quanto ha fatto papa Francesco tornando a ribadire che questo nostro tempo, per quanto segnato da orrori e terrori, rimane senza dubbio il "tempo della misericordia". «Del resto – argomenta Zaccaro – per rendersi conto di come l’assolutismo non sia prerogativa esclusiva delle religioni basterebbe osservare con maggior distacco lo scontro in atto. Da una parte sta l’Occidente orgogliosamente e ostinatamente laico (“repubblicano”, si direbbe in Francia), per il quale la libertà costituisce un valore indiscutibile e, per l’appunto, assoluto. Dall’altra parte risponde lo schieramento integralista, che alla libertà non annette alcun valore». 

NO A RESTRINGERE LO SPAZIO PUBBLICO
Che tutto questo, conclude Zaccaro, «accada nel Paese che, all’insegna di una “laicità negativa”, più di ogni altro in Europa ha voluto restringere lo spazio pubblico delle religioni è un argomento che potrebbe magari essere accennato in qualche intervista, o sviscerato in qualche editoriale».

NON E' COLPA DELL'ISLAM
Dare la colpa all'Islam non è la soluzione, rincara Henri Tincq, sul portale d'approfondimento slate.fr (13 gennaio). «Bisogna comunque prendersela con le moschee? Bisogna fare il gioco dei criminali che, prima di uccidere e di essere uccisi, hanno osato invocare il nome di Dio, ma che non avevano nulla a che vedere con il vero islam? Ogni equivoco e sospetto di amalgama tra jihadismo e dovere sacro, tra islam e islamismo terrorista, dovrebbe essere tolto. Bisognerebbe finirla con questa ingiunzione di giustificazione che viene fatta pesare sui musulmani di Francia, a cui si impone, da tanti anni, di spiegarsi e di condannare, a rischio di essere considerati corresponsabili, e che oggi sono molto preoccupati».

IMMAGINE TOLLERANTE E PACIFICA
Per Tincq «gli assassini di Charlie Hebdo senza dubbio non avevano altro progetto se non quello di isolare quei musulmani francesi della comunità nazionale, di dividerli, di impedire che si stabiliscano in terra laica, in un quadro repubblicano. La loro voce è senza dubbi impotente di fronte a quella follia criminale. Ma ogni nuova iniziativa intrapresa per offrire un'alternativa tollerante e pacifica all'immagine disastrosa dell'islam – come la partecipazione alla manifestazione di domenica – sarà un passo in avanti sulla via desiderata della maturità, della credibilità e del riconoscimento».

RELIGIONE NON E' CRUDELTA'
Anche il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (Avvenire, 11 gennaio) smarca elementi religiosi dalla strage Parigi: «La cosa che più ha colpito della strage di Parigi è la crudeltà, sottolineata anche dal Papa, con cui si è consumata. Una crudeltà commessa da giovani traviati, provenienti da famiglie in cui non hanno mai sperimentato l’amore. Una crudeltà in cui però non riesco a vedere elementi realmente religiosi. La religione – chiosa il porporato – non è la causa di questo misfatto, come delle varie crisi che attanagliano il Medio Oriente, ma la religione non può non essere parte della soluzione. Non si può capire il mondo di oggi senza prendere in considerazione le religioni».

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charlie hebdo
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