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Padre Massimiliano Kolbe, la vittoria della fede sul male del mondo

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http://en.wikipedia.org/wiki/Maximilian_Kolbe#mediaviewer/File:Fr.Maximilian_Kolbe_1939.jpg

Aleteia - pubblicato il 08/01/15

La vita del santo polacco: dalla “Milizia dell'Immacolata” al martirio volontario ad Auschwitz. Tutto in nome dell'amore a Cristo e alla Madonna

Uno dei primi uomini a diventare santo fra le vittime dei campi di concentramento tedeschi. Un sacerdote che con il suo martirio ha riportato “la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo”(Giovanni Paolo II, Brzezinka, 7 giugno 1979.)  E’ Padre Massimiliano Kolbe, il «patrono del nostro difficile secolo» come lo aveva definito il “compatriota”, Giovanni Paolo II che lo proclamò santo il 10 ottobre 1982.

Chiamata precoce

Padre Kolbe nasce l’8 gennaio 1894 a Zdunska-Wola (Lodz) nella Polonia centrale e viene battezzato lo stesso giorno con il nome di Raimondo. Già dalla scuola elementare, il futuro sacerdote, sente un misterioso invito della Madonna ad amare Gesù nei modi e nelle forme che avrebbe incontrato nel corso della sua vita. La sua famiglia, molto povera, accoglie l’invito del Seminario dei Frati Minori Conventuali di Leopoli di accogliere nel loro collegio il piccolo Raimondo e suo fratello Francesco per proseguire i loro studi. Lì prende forma la precedente chiamata ad amare il Signore: il 4 settembre 1910 incomincia il noviziato nell’Ordine francescano col nome di fra Massimiliano Maria.

La Milizia dell’Immacolata

Per proseguire la sua formazione religiosa e sacerdotale si trasferisce a Roma, dove nel 1918 diventa sacerdote celebrando la Prima Messa nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, all’altare che ricorda, non a caso, l’Apparizione della Vergine Immacolata ad Alfonso Ratisbonne. Nel suo soggiorno romano due segni importanti toccano la sua vita: la salute del frate inizia a mostrare tutta la sua precarietà e questo condizionerà il suo successivo percorso missionario. Ma soprattutto, in quei tempi influenzati dal Modernismo e dal fiorire dei totalitarismi europei, il giovane Kolbe sente l’esigenza di rispondere con qualcosa di nuovo. Su questo slancio fonda con il permesso dei superiori la “Milizia dell’Immacolata”, associazione religiosa per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria.

Il giornalismo cristiano

Nel 1919 ritorna in Polonia a Cracovia e a causa della sua cagionevole salute gli viene concesso di dedicarsi alla sua invenzione di devozione mariana, la “Milizia dell’Immacolata”, raccogliendo numerose adesioni fra i religiosi del suo Ordine, professori e studenti dell’Università, professionisti e contadini. Alternando periodi di riposo a causa della tubercolosi che avanza, padre Kolbe fonda a Cracovia verso il Natale del 1921, un giornale di poche pagine “Il Cavaliere dell’Immacolata” per alimentare lo spirito e la diffusione della “Milizia”. “Dobbiamo inondare la terra con un diluvio di stampa cristiana in ogni lingua per affogare nei gorghi della verità ogni manifestazione di errore.” è il suo motto.

La Città di Maria in Giappone

Con il suo ardente desiderio di espandere il suo Movimento mariano oltre i confini polacchi, sempre con il permesso dei superiori si reca in Giappone, dove fonda la “Città di Maria” a Nagasaki (dove successivamente si rifugeranno gli orfani di Nagasaki). Il 24 maggio 1930 ha già una tipografia da cui vengono spedite le prime diecimila copie de “Il Cavaliere” in lingua giapponese.

La Cittadella dell’Immacolata

Sempre a causa della sua salute viene richiamato in Polonia a Niepokalanow, la Cittadella dell’Immacolata, diventata nel frattempo una vera cittadina operosa intorno alla stampa dei vari periodici, tutti di elevata tiratura, affollata di oltre 700 frati che seguono fedelmente la sua opera che raccoglie grandi consensi in tutta Europa. Ma Kolbe mette in guardia dal successo: “Ogni numero del giornale dev’essere preparato in ginocchio e pubblicato con la preghiera”

L’arresto

Ma la Seconda Guerra Mondiale è alle porte. E Il 19 settembre 1939, ai cancelli della Cittadella si presentano i militari nazisti con le armi spianate. Poi arriva la Gestapo: il giornale e la città della stampa non sono graditi al governo d’occupazione. I nazisti arrestano Kolbe che in quanto intellettuale è un elemento pericoloso e perciò deve essere rinchiuso in carcere.

La fede nei lager

Nel maggio del ’41 parte per il campo di concentramento di Auschwitz insieme ad altri 320 prigionieri in vagoni blindati: “Appena le guardie di scorta ci ebbero stipati nei vagoni,sprangando dall’esterno le porte,un silenzio di tomba ci avvolse.Ma appena il treno si mosse qualcuno intonò un canto religioso,che molti tra noi ripresero.Mi interessai della persona che avea dato inizio a quei canti,ed appresi che che era stato padre Kolbe” (testimonianza di Ladislao Swies 28.5.41) La fede di padre Kolbe dunque non ha mai vacillato. Lo testimonia  Alessandro Dzuba, uno dei deportati sopravvissuti quando racconta i momenti di disperazione: “Ero sull’orlo della disperazione. I Kapo in quei giorni non facevano che bastonarmi sul lavoro. Decisi di farla finita e di buttarmi sui reticolati dove c’era l’alta tensione. Lo stavo per fare ma mi acchiapparono e mi buttarono indietro inveendo su di me a colpi di bastone. Padre Kolbe ,quando lo seppe, venne a cercarmi, mi ridiede la calma e riuscì a persuadermi, così bene che non pensai più al suicidio. Lo testimoniano anche le sue lettere dalla prigionia. L’ultima che scrive alla madre è la più emblematica: “Stai tranquilla per me perché il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto”.

Il martirio volontario

In seguito alla fuga di un prigioniero dal campo, quindici deportati dello stesso blocco vengono selezionati come colpevoli e mandati a morire di fame e di sete nel bunker della morte. Un certo Francesco Gajowniczek – marito e padre di famiglia – supplica il lagherfurher di risparmiargli la vita. A quel punto Padre Kolbe si offre liberamente di prendere il suo posto. Dopo 14 giorni, rimangono solo quattro uomini ancora in vita, fra cui padre Massimiliano. Allora le SS decidono di abbreviare la loro fine con una iniezione di acido fenico. Il francescano martire volontario, tende il braccio e si rivolge al medico che lo sta per uccidere dicendo “Lei non ha capito nulla della vita. L’odio non serve a niente. Solo l’amore crea” è il 14 agosto 1941. Il giorno dopo, festività dell’Assunta, il suo corpo viene cremato.

Una volta Padre Kolbe aveva detto: “Vorrei essere come polvere per viaggiare con il vento e raggiungere ogni parte del mondo e predicare la Buona Novella.” Quando i carcerieri nazisti bruciano il suo corpo nel forno crematorio, non sanno di realizzare così il suo più grande desiderio.

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