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Marie Benoît, il cappuccino che ha salvato la vita di 4.000 ebrei

© Antoine Mekary / Aleteia
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La Curia Generalizia dei Cappuccini dichiarata “Casa di vita”

Il monastero romano della Curia Generalizia dei Frati Francescani Minori Cappuccini è da qualche giorno “Casa di vita”, in riconoscimento all’aiuto offerto dai religiosi a ebrei durante le persecuzioni della Seconda Guerra Mondiale.

Il riconoscimento è stato attribuito dalla Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg, presieduta da Eduardo Eurnekian, e fondata da Baruch Tenembaum, in una cerimonia ufficiale, in presenza di padre Mauro Johri, maestro generale dei cappuccini.

Nella Curia Generalizia dei Cappuccini ha abitato il sacerdote francese Pierre Péteul, più conosciuto con il suo nome di religioso, Marie Benoît (1895-1990), anche se i romani lo chiamavano Maria Benedetto. Salvò 4.000 ebrei durante l’occupazione nazista in Francia e Italia, in buona parte offrendoli dei documenti falsi perché potessero rifugiarsi in Svizzera,  Spagna e in altri paesi.

Il frate cappuccino cominciò la sua opera di aiuto nel sud della Francia, a Nizza, ma dopo essere stato scoperto dalla Gestapo, ha dovuto fuggire a Roma, dove ha continuato i suoi sforzi a favore degli ebrei, con l’aiuto delle autorità del Vaticano. 

Entrò a far parte della direzione della sezione romana dell'organizzazione ebraica DELASEM (Delegazione per l'Assistenza degli Emigranti Ebrei), diretta da Settimio Sorani e Giuseppe Levi, trovandosi spesso da solo alla guida della stessa, quando i membri ebrei furono arrestati o costretti a nascondersi.

Per sua iniziativa, la Casa Generalizia dei Padri Cappuccini, che allora si trovava a via Sicilia 159, divenne la centrale operativa delle operazioni di assistenza agli ebrei perseguitati a Roma e ai tanti profughi che cercavano di raggiungere le linee alleate nel sud dell'Italia. 

Padre Marie Benoît e i suoi collaboratori, frati, suore e laici, accoglievano i profughi e li indirizzavano nei molti luoghi di rifugio sparsi in tutta Roma. 

Da 400 assistiti del settembre 1943 si passò ai 4500 del giugno 1944 (2500 italiani e 1500 stranieri). Il suo ufficio fu più volte perquisito, finché agli inizi del 1944 lo stesso frate dovette darsi alla latitanza, senza che per questo venisse meno il suo impegno.

Il suo rapporto con la comunità ebraica di Roma era così profondo che, durante le retate naziste a Roma, gli sono state consegnate le chiavi della sinagoga della capitale. Appena finita l’occupazione, a giugno 1944, lui stesso ha aperto la sinagoga. 

Per questo motivo, poco dopo, la comunità ebraica, presieduta dal rabbino Israel Zoller, ha organizzato una cerimonia ufficiale in quella stessa sinagoga per riconoscere l’aiuto di padre Marie Benoît. 

Anni dopo, il presidente degli Stati Uniti, Lyndon Johnson, ha pronunciato un discorso nel quale ha spiegato che gli atti eroici di padre Marie Benoit nel salvare dalla Gestapo gli ebrei durante l’occupazione nazista di Roma, devono essere per noi statunitensi un esempio per la protezione e il rispetto dei diritti civili degli uomini senza discriminazione di razza, di colore o di religione”.

Il 1º dicembre 1966 padre Marie-Benoit ricevette l'alta onorificenza di "giusto tra le nazioni" dall'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme.

La Fondazione Raoul Wallenberg ha deciso adesso di porre una targa commemorativa all’esterno della Curia Generalizia dei Cappuccini “in riconoscimento alle gesta eroiche di padre Marie Benoît e a tutti coloro che hanno collaborato nella sua missione di salvataggio”. 

“La targa ricorderà a tutti i visitatori e passanti che, mentre l'Olocausto era uno dei periodi più bui dell’umanità, molte persone si sono opposte contro questo terribile male e questo remare contro il male, ha fatto la differenza”, considera la Fondazione, che conta tra i suoi primi membri a Jorge Mario Bergoglio, quando era vescovo ausiliare di Buenos Aires.

“Questa ‘Casa di Vita’ è la testimonianza del coraggio di quegli eroi silenziosi. Riconosce il valore del bene fatto, per non dimenticare, ma esprimere la gratitudine, la memoria del bene”, hanno spiegato i rappresentanti della Fondazione nella cerimonia, il 23 novembre 2014.

Il superiore dei Cappuccini, padre Johri, ha confessato durante la cerimonia la sua emozione nel ricordare il confratello che ha rischiato la vita, implicando anche ad altri frati e sorelle del suo ordine religioso.

“Il suo esempio è particolarmente significativo quando si conosce la storia degli ebrei a Roma –ha spiegato padre Johri-. Mentre qualche frate cappuccino doveva imporre prediche agli ebrei per convertirli, questo frate li rispettò fino in fondo, invitando a ognuno ad essere un vero ebreo, o un vero cristiano, e non pretendendo che cambiassero di religione”. 

Secondo Johri, padre Marie-Benoît è un profeta per i nostri tempi. I cappuccini hanno seguito il suo esempio in Repubblica Centroafricana, dove negli ultimi due anni di guerra civile permanente hanno accolto migliaia di persone che cercavano rifugio. Quando la violenza si scatenò contro i musulmani, hanno aperto i loro monasteri ai musulmani.

Padre Johri ha ricordato per ultimo che Papa Francesco ha vissuto anche questo stesso spirito quando era sacerdote, durante la repressione militare argentina, aiutando a salvare molte persone, cattolici e non cattolici.

La Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg esorta a condividere informazioni attendibili su altre “Case di vita” sia via e-mail (irwf@irwf.org), che per telefono contattando le varie sedi dell'istituzione:

New York: 212-7373275
Gerusalemme: + 972-2-6257996
Buenos Aires: + 54-11-43827872
Per ulteriori informazioni, 
http://www.raoulwallenberg.net 

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