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L’Europa di Wojtyla e quella di Bergoglio

AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS
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Com’è cambiata l’Europa nei 26 anni che separano la visita alle istituzioni europee di Giovanni Paolo II e papa Francesco

C’è un solo precedente alla visita di Papa Francesco alle istituzioni europee ed è la visita di Giovanni Paolo II, l’11 ottobre 1988. L’Europa era diversa 26 anni fa e non si chiamava nemmeno Unione Europea, ma Comunità economica europea. Era Europa solo occidentale, il Muro di Berlino era ancora alto nel cuore del vecchio continente e lo divideva tra est ed Ovest. Sarebbe caduto l’anno dopo e il colpo più deciso lo diede proprio il pontefice polacco. Non c’era nemmeno l’euro, né le istituzioni europee erano così complesse e organizzate come quelle che trova oggi Bergoglio.

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che ha invitato il papa a parlare a Strasburgo, ha definito l’anno della visita di Wojtyla preludio all’ “annus mirabilis”, quel 1989 che frantumò il Muro di Berlino e aprì la strada all’allargamento ad Est, realizzando il sogno di Giovanni Paolo II di un'Europa che respira “a due polmoni” dall’Atlantico agli Urali.

Oggi che sono stati solennemente celebrati i 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, l'Europa è percorsa da una crisi di identità. L'Europa, ha detto Martin Schulz in un’intervista della scorsa settimana all’Osservatore Romano, prova “un senso di smarrimento”, ed è in “piena crisi e non solo economica”.

L'Europa di Wojtyla era l'idea della “casa comune” e anche un'opportunità economica, oggi invece sbaragliata dalla crisi e della forza d'urto, nei confronti delle altre economie, della cosiddetta “locomotiva tedesca”. L'Europa di Bergoglio è quella dove il secessionismo è stato messo alla prova con il referendum scozzese e con l'esperimento di quello catalano e dove i movimenti nazionalistici spesso di matrice neo-fascista, come in Francia e in Ungheria, sono andati vicini al potere o addirittura hanno avuto ampio consenso popolare come a Budapest.

L'Europa di Bergoglio, a differenza del tempi di Karol Wojtyla, è euroscettica, non si ama più e molti popoli europei, anche ad Est, sono capaci di enunciare più i problemi provocati dall'Unione che le opportunità. La stessa moneta unica, l'euro, non è apprezzata, mentre 26 anni era richiesta. Le questioni etiche e morali non erano ancora diventare una delle emergenze culturali e antropologiche del continente, cosa che invece oggi è pienamente avvertita tra i banchi del Parlamento di Strasburgo, che più volte si diviso su di esse.

Wojtyla 26 anni fa ebbe un ruolo fondamentale nel sostenere la domanda di libertà e di emancipazione di tanti popoli. Oggi ci sono molte persone, di popoli non europei, che cercano nel vecchio continente quella libertà per una vita dignitosa che gli è negata nel loro. Nel 1988 il problema dell'immigrazione non era ancora esploso come ai nostri giorni, con le ripetute tragedie dei barconi che affondano nel Mediterraneo e che hanno provocato il grido “vergogna” di papa Francesco.

E' dunque l’idea della solidarietà e la percezione di un’Europa più vicina ai cittadini e più accogliente, più attenta alla sua “anima”, che attende di essere delineata con maggior vigore. Come affronterà tutti questi temi il primo papa non europeo?
 

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