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Il mistero dei 12

© Osservatore Romano / CPP

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 22/10/14

Era il Concilio…

Dopo il Vaticano II ci siamo incontrati ancora durante i sinodi. Ad esempio nel sinodo del 1969, il sinodo straordinario, e dopo qualche tempo ho saputo la triste e preoccupante notizia: monsignor Tchidimbo era stato arrestato. Sapevo bene che il sistema politico che si era installato dopo la indipendenza qui in Guinea Conakry era un sistema comunista. Comunismo africano. Allora ci siamo trovati sempre ancora più vicini, perché dopo il Concilio siamo tornati a casa. Io sono tornato in Polonia e lui è tornato qui, ma siamo tornati un po’ in situazioni simili. Situazione simili, evidentemente con delle differenze. Differenze specifiche ma in tutti i casi situazioni similari. Io feci allora una po’ di rumore da noi a proposito di monsignor Tchidimbo, che era stato imprigionato dal suo presidente Sékou Touré, un uomo un po’ leggendario. Voi sapete che era un fanatico marxista.

Un uomo che non so se si possa dire normale, era straordinario, ma nel senso piuttosto peggiorativo. E con lui monsignor Tchidimbo è dovuto restare come vescovo e poi come testimone di Cristo in prigione. Era un vescovo imprigionato e sappiamo che in quella epoca il numero dei preti cattolici è diminuito a circa nove persone. Sono stati cacciati tutti i missionari europei, e si è cercato di distruggere la Chiesa cattolica. È un po’ la stessa lezione che abbiamo conosciuto da noi in Europa in Polonia e nei paesi vicini, in Cecoslovacchia, Ungheria, Ucraina, Lituania. In tutti i casi ci sentivamo molto più fratelli per questo. E io ho camminato con monsignor Tchidimbo ogni giorno. Ho accompagnato la sua via crucis che mi ha portato qui a Conakry. Mi hanno fatto vedere ieri la prigione dove era stato imprigionato. Gli avvenimenti sono passati ed è arrivato il momento che questo vescovo di Cracovia, poi cardinale, è diventato Giovanni Paolo II, è un po’ la Provvidenza che scrive sempre sulle righe storte. E così finalmente, era il 1979, Tchidimbo viene liberato dopo 10 anni di prigionia ed è venuto a visitarmi a Castelgandolfo. E ci siamo rincontrati una domenica di agosto, era stato liberato da pochissimo. Io l’ho riconosciuto, era sempre la stessa persona,lo stesso uomo, un vescovo, ma era differente. Prima lo conoscevo come un uomo molto allegro, gioioso, pieno di umore. Aveva perso tutto, e si vedeva bene che questi dieci anni di prigione pesavano su di lui anche fisicamente. Allora in questi giorni a Conakry sentivo la necessità, l’obbligo di raccontare tutto questo, quale era stato il mio cammino, anzi il nostro cammino per arrivare alla giornata di oggi e di ieri, perché la Guinea Conakry lo merita per molti motivi ed uno di questi motivi è esattamente la sofferenza, questa testimonianza il martirio di questo suo primo arcivescovo africano, monsignor Tchidimbo che ha inaugurato la vita della Chiesa africana in Guinea Conakry. L’ha inaugurata come pastore e come prigioniero. Sono convinto che la Chiesa che è stata costruita da queste sofferenze, è costruita attraverso questa via crucis che voi avete vissuto, questa Chiesa ha un avvenire… Poi una volta si è presentato da me un giovane uomo, un “ragazzo”, e mi ha detto: io sono il nuovo arcivescovo di Conakry. Era l’ultimo sacerdote ordinato da monsignor Tchidimbo. E questo era molto significativo, il legame tra il vescovo martire e prigioniero e il suo giovane successore che era l’ultimo sacerdote che aveva ordinato che ha vissuto ancora qualche anno qui con il dittatore. Ma è passato il tempo della dittatura, è arrivato il tempo della liberazione, è arrivato anche il momento della visita del papa.

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