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C’è ancora chi cerca di confutare la sindrome da trauma post-aborto

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Aleteia - pubblicato il 21/10/14

E per farlo cerca di mettere da parte la scienza

di Priscilla Coleman, Ph.D.

Il 6 ottobre è apparso su GoodTherapy.org un articolo intitolato “La cosiddetta sindrome da trauma post-aborto è un mito?”, scritto da Zawn Villines. Per affrontare la domanda che pone, la Villines non si concentra sull’ampio corpus internazionale di prove scientifiche che indicano che l’aborto aumenta il rischio per la donna di soffrire di problemi di salute mentale, ma descrive esclusivamente i risultati del fallace “Turnaway Study”, guidato da Diana Greene Foster.

La Villines sottolinea i risultati del Turnaway per cui non ci sono differenze significative nelle traiettorie di salute mentale tra le donne che hanno abortito e quelle a cui è stato rifiutato l’aborto perché le loro gravidanze erano andate oltre il limite gestazionale legale. La Villines ha trascurato di dire che il 60% delle donne del gruppo Turnaway che hanno portato avanti la propria gravidanza ha espresso felicità al riguardo, e non menziona gli evidentissimi punti deboli metodologici dello studio.

I seguenti problemi, tra gli altri, precludono la fiducia in tutti i risultati ottenuti.

In primo luogo, meno di un terzo delle donne a cui è stato chiesto di partecipare ha accettato di farlo. È una percentuale inaccettabilmente bassa perché quante hanno accettato possono essere sistematicamente diverse da quelle che hanno declinato l’invito. Perché uno studio sia considerato valido, il tasso di assenso alla partecipazione dovrebbe essere almeno del 70%.

In secondo luogo, le donne che si sono sottoposte ad aborto o alle quali è stato negato per limiti gestazionali per via delle leggi locali includevano donne per le quali il limite legale spaziava dalle 10 alle 27 settimane. Non è una variabile che possa essere definita in modo approssimativo, perché c’è un’ampia serie di dati che indicano come l’impatto psicologico dell’aborto differisca tra l’aborto nel primo e nel secondo trimestre. Le donne che abortiscono in momenti così vari della gravidanza non possono essere raggruppate insieme.

In terzo luogo, il maggior rischio dell’aborto tardivo per il benessere fisico delle donne non è affrontato dalla Foster (l’autrice dello studio) o dalla sua “cheerleader” Villines. I rischi fisici sono incontestati nella letteratura professionale. Ad esempio, usando i dati nazionali, Bartlett e colleghi (2004) hanno riferito che per ogni 100.000 aborti il rischio relativo di mortalità collegata all’aborto era del 14.7 a 13–15 settimane di gestazione, del 29.5 a 16-20 settimane e del 76.6 a 21 settimane o oltre, paragonato al 12.1 del parto.

In quarto luogo, la gran parte degli studi sulle implicazioni psicologiche dell’aborto non prende in considerazione la “sindrome post-aborto”, esaminando invece le malattie mentali identificate dalle principali organizzazioni professionali. I risultati di centinaia di studi pubblicati in riviste accademiche negli ultimi quattro decenni indicano l’aborto come un fattore che contribuisce sostanzialmente ai problemi di salute mentale delle donne, includendo depressione, ansia, abuso di sostanze e morte per suicidio.

Nel 2012 ho pubblicato una meta-analisi intitolata “Aborto e Salute Mentale: una Sintesi e Analisi Quantitativa della Ricerca Pubblicata nel periodo 1995-2009”. Una meta-analisi ha molta più credibilità dei risultati di studi empirici individuali o di critiche narrative. In una meta-analisi, il contributo o il peso di qualsiasi studio al risultato finale si basa su criteri scientifici oggettivi (dimensioni del campione e forza dell’effetto). Il campione era rappresentato da 22 studi e 877.297 partecipanti (163.880 hanno sperimentato un aborto). I risultati hanno rivelato che le donne che hanno abortito hanno sperimentato un aumento dell’81% del rischio di problemi di salute mentale. Se paragonato specificatamente alla gravidanza non pianificata e portata a termine, le donne avevano un rischio maggiore del 55% di avere problemi mentali. È la stima quantitativa più alta di rischi di salute mentale associati a un aborto disponibile al mondo.

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trauma post aborto
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