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Il Patriarca Rai su Sinodo, Medio Oriente e Libano

© Antoine Mekary / Aleteia

Giuseppe Rusconi - Rossoporpora - pubblicato il 20/10/14

Già all’inizio di ottobre, proprio immediatamente prima del Sinodo, papa Francesco aveva voluto riunire i nunzi apostolici in Medio Oriente…
Difatti questo Concistoro è una conseguenza di quell’incontro, svoltosi il 3 e 4 ottobre. Noi Patriarchi orientali presenteremo un documento con il riassunto di quanto è successo nelle ultime settimane e illustreremo che cosa ci aspettiamo dalla Chiesa e dalla Comunità internazionale.

A proposito di Comunità internazionale: Lei è stato con altri Patriarchi mediorientali a Washington a settembre e la sera dell’11 ha potuto incontrare il presidente Obama…
Il Presidente Obama si è mostrato sensibile alla situazione dei cristiani in Medio Oriente, drammatica a causa delle guerre in corso, pur senza troppo insistere su questo argomento. Piuttosto era preoccupato per le atrocità che commette il cosiddetto Stato Islamico e per la minaccia alla pace. Ha espresso un interesse particolare per il Libano, data la sua importanza come Paese di convivenza felice tra cristiani e musulmani, di democrazia e di valori umani e culturali. Ha riconosciuto le difficoltà del Libano e il suo bisogno di essere salvaguardato.

E’ legittimo pensare che gli Stati Uniti e i loro alleati abbiano commesso ripetuti e gravi errori di strategia sia nei confronti dell’Iraq che della Siria? Se sì, gli Stati Uniti secondo Lei stanno cercando di porre riparo per quanto possibile a tali errori?
Penso di sì. Spero che vogliano rivedere la loro strategia, rendendola una strategia per la pace in tutto il Medio Oriente. Ciò significa tentare di risolvere in primo luogo il conflitto israelo-palestinese, impegnarsi in uno sforzo serio per porre fine alla guerra in Siria e in Iraq e bloccare le aggressioni delle organizzazioni terroristiche. Dovrebbero in ogni caso utilizzare la loro influenza per spingere i Paesi sunniti e sciiti a un dialogo costruttivo, così da eliminare i conflitti nella regione evitando altri disastri umanitari.  

Non sarebbe più efficace se alcuni Stati cessassero di fornire armi e acquistare petrolio dall’ Isis e bloccassero i passaggi degli estremisti islamici attraverso le proprie frontiere ?
 Certo: è questa la richiesta essenziale. Tutto il problema nasce dal fatto  che ci sono Stati d’Oriente e d’Occidente che purtroppo – per interessi politici ed economici propri -sostengono le diverse organizzazioni fondamentaliste. Alcuni con armi e denaro, altri con l’acquisto illegittimo del petrolio, altri ancora offrendo ai terroristi e ai mercenari il libero passaggio delle frontiere. Non solo: c’è anche chi sostiene i terroristi politicamente. Bisogna assolutamente che le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza facciano cessare questo tipo di “delitto”.

Come definirebbe il conflitto in Siria?
E’ una guerra civile, ma anche una guerra tra Stati sunniti e Stati sciiti per interessi propri. Perciò è ormai una guerra senza senso. Si tratta solo di distruggere di più, di assassinare di più, di accrescere gli odi e l’esodo di popolazioni intere. Dieci milioni di siriani sono ormai rifugiati in altri Paesi e regioni, sradicati dalle loro case distrutte o gravemente danneggiate.

Emergono in Libano divisioni tra i musulmani nel valutare quanto accade in Siria?
 I musulmani libanesi sono adesso piuttosto divisi: i sunniti sostengono l’opposizione sunnita siriana e gli sciiti sostengono il regime alleato dell’Iran e dell’ Hezbollah libanese. E’ noto però che prima dell’assassinio nel 2005 del primo ministro sunnita Hariri, sunniti e sciiti sostenevano ambedue Assad.  

Secondo Lei, dopo il prolungato attacco islamista di qualche settimana fa ad Arsal (quasi al confine con la Siria) e dopo gli scontri tra islamisti e Hezbollah, è concreto il pericolo che anche il Libano divenga terra di combattimento, con i cristiani a farne le spese maggiori? Peggio ancora: c’è il rischio che il Libano si dissolva?
Il pericolo per il Libano è reale, ma l’esercito libanese è ben preparato. Speriamo di non dover tornare a qualche anno fa, al conflitto interno: nessuna fazione vuole la guerra, pur essendo precaria, critica, la situazione della sicurezza. Tutti i libanesi aspirano e vogliono la stabilità. Il pericolo di dissoluzione è apparente: le buone volontà sono ancora più forti.

Davanti a tale situazione è mai possibile che i cristiani non si uniscano nell’elezione del nuovo presidente della Repubblica – che dev’essere cristiano? E’ dal 25 maggio che il Libano è senza Presidente e le sedute del Parlamento si susseguono senza esito…
La mancata elezione di un Presidente è originata dal conflitto politico tra sunniti e sciiti libanesi, riflesso del grave conflitto regionale tra Paesi sunniti e Paesi sciiti, in modo particolare tra l’Arabia Saudita (sunnita) e l’Iran (sciita).

Per concludere può evidenziare le maggiori conseguenze sofferte dal Paese a causa della paralisi politica in cui versa?
L’aggravarsi della crisi sociale ed economica, la paralisi delle Istituzioni costituzionali ( specialmente del Parlamento e del Governo), la crescita della disoccupazione, l’impoverimento generalizzato, la tentazione di emigrare, il deterioramento morale e dei valori civili.  

Qui l’originale

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Tags:
medio oriente
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