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Famiglia: genitori-amici, omosessualità, affido, adozione

© Ashtyn Warner / CC

https://www.flickr.com/photos/ashtynrenee/5350445291/

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 15/10/14





Che cos’è la genitorialità? 

E’ un livello di maturazione e, perciò, di realizzazione della persona adulta. Da grandi si accede alla coscienza di ciò che si è irradiato nell’ambiente. Si chiama capacità generativa. Non la identificherei esclusivamente col generare biologicamente o, più in generale, col rapporto adulto – bambino da crescere. La genitorialità è prima di tutto una vibrazione essenziale nel dire “io sono” della persona adulta. Del resto è esperienza di tutti vedere e sapere che si possono avere anche cinque figli e non diventare mai padre e madre; d’altra parte si può essere senza esperienza biologica di paternità e maternità ed essere veramente generativi.

Che impatto hanno sui figli, ma anche sugli adulti coinvolti, queste "nuove forme" di genitorialità permesse dalla tecnica (fecondazioni artificiali, eterologa, madri surrogate ecc)?

Anche qui devo dire che la risposta non può essere fondata da una osservazione dell’esperienza. L’esperienza e l’osservazione di queste pratiche sono ancora troppo poche per poter essere già un giudizio. Assistiamo ad un fenomeno (e nel mondo di oggi non è davvero l’unico) in cui l’uomo afferma con violenza e disordine il suo potere di vita e di morte, la sua autonomia assoluta che non tollera nessun tipo di dipendenza e nessuna accettazione se la realtà nega il proprio desiderio.

Ho constatato nel mio lavoro che, quando la persona è autoreferenziale e non conosce nessuna legge se non quello che vuole, in qualche modo si deformano, si deteriorano i rapporti e le relazioni affettive. Del resto credo che il cancro – epidemia della cultura di oggi siano proprio la relazione strumentale e l’affermazione potente e prepotente di ciò che si vuole contro ogni capacità di stare alla realtà. 

Genitori-amici o genitori autorevoli?

Credo proprio sia passato il tempo del genitore-amico. Purtroppo il cambiamento non è proprio nell’ordine del recupero di un’autorevolezza. In generale i genitori introducono il figlio nel mondo adulto senza nessuna cognizione dei reali bisogni dei bambini e delle tappe evolutive: generano cioè un rapporto in cui davvero si è tutti “uguali”. Poi in realtà, non sapendo affrontare il “bambino”, ricorrono sempre di più a punizioni, privazioni, minacce. Siamo comunque molto lontani dall’autorevolezza.

La crisi dell’istituto dell’affido e dell’adozione è legata in qualche modo alla crisi della famiglia? O attiene più alla mancanza di sostegni adeguati da parte di enti locali e politiche nazionali? 

Quando nel campo della famiglia, della coppia, dei figli cerchiamo la causa della crisi entriamo in un vespaio incredibile. Questo mi piace, perché è un’ulteriore dimostrazione che nessuna scienza umana, ma nemmeno nessuna scienza – scienza, ha il monopolio della spiegazione delle cause.

Io so che l’affido e l’adozione sono una forma di paternità e maternità che, nella maggior parte delle situazioni, nasce da una ferita, da una mancanza da parte dei genitori e da ferite – a volte veramente serie – da parte dei bambini. Per non parlare poi di tutte le complicazioni burocratiche e politiche nel caso delle adozioni internazionali e delle difficoltà, direi inevitabili, ad offrire sostegni adeguati da parte dei servizi. So che oggi si imputa anche alle pratiche di inseminazione artificiale il calo delle adozioni: non credo sia quella la maggior causa. Oggi la coppia e la famiglia sono abbastanza sole ad affrontare tutta la loro complessa vita. 

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famigliapsicologiasinodo famiglia
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