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Perché mi sento tanto solo nell'era delle reti sociali?

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Catholic Link - pubblicato il 13/10/14

Sono spazi di comunicazione autentica?

di Álvaro Díaz

Forse quando finirai di vedere questo video avrai la sensazione che questa critica sia un po’ esagerata. Forse pensi che questo ragazzo parli solo degli aspetti negativi senza trovare niente di buono. Forse risulta un po’ antiquato, perché va contro molte delle cose normali e quotidiane, come l’uso del telefono cellulare, di Internet, delle chat e delle varie reti sociali.

Mi vengono in mente alcune domande: è vero ciò che dice? Le reti sociali e le nuove forme di comunicazione sono uno strumento efficace di comunicazione? Avendo la capacità di avvicinare le persone anche attraverso grandi distanze, come si spiega questo fenomeno del rinchiudersi in sé e di solitudine da parte di alcuni?

1. L’uomo, essere per l’incontro e la comunicazione. Nella sua natura, nel suo DNA, l’essere umano possiede un anelito alla comunicazione e all’incontro con gli altri. Chi non sperimenta l’anelito ad avere amici, ad avere compagnia, a comunicare con gli altri? Non siamo nati per stare da soli, per vivere ciascuno per conto proprio. Anzi, la nostra realizzazione e la nostra felicità dipendono da questa condivisione con gli altri. È questo anelito che spinge l’uomo a stabilire legami, a cercare forme di comunicare, e con la creatività umana, dono di Dio, si sono stabilite immense possibilità per accorciare le distanze e oltrepassare le barriere per comunicare. È questo il fine, e a questo dovrebbero puntare questi strumenti.

2. In mezzo alla cultura del disincontro: oggi, però, sperimentiamo dei paradossi. Se abbiamo tanti mezzi di comunicazione, perché viviamo con atteggiamenti tanto egoisti e individualisti che ci allontanano? Perché diventa tanto difficile stabilire dialoghi, prestare attenzione, fare silenzio e ascoltare? Perché, se abbiamo tante possibilità, sperimentiamo la frustrazione di non riuscire a saziare questo anelito di incontro?

Sicuramente l’affanno disperato di cercare dei mezzi ha fatto sì che molte volte l’uomo sia sopraffatto da informazioni che non riesce ad assimilare. Dall’altro lato, il valore dato al consumismo e alla produttività ha portato a far sì che molte volte il successo, l’efficienza e la fama prevalgano sulla dignità dell’uomo. I valori spesso sono disordinati. Si sottolinea il valore di ciò che è comodo e pratico rispetto a quello di ciò che è autentico. Si teme il sacrificio dell’impegno, requisito per avere incontri autentici. Si sottolinea più il proprio benessere che quello altrui.

Se questi valori, che sono nella logica del mondo, sono il motore, le conseguenze si esprimeranno in solitudine, individualismo e sfiducia. In conclusione, il problema non sono gli strumenti, ma le intenzioni e le motivazioni che derivano dall’essere umano che non interpreta adeguatamente questo anelito ad essere felice che Dio gli ha dato.

3. Chiesa liberale o repressiva: cosa pensa la Chiesa cattolica? È la domanda di molti, e ci sono persone che tendono a presentare questa contrapposizione. Nessuna delle due cose. Mi sembra assai illuminante la riflessione che si è generata nella Chiesa compiendo un’interpretazione del fenomeno delle nuove forme di comunicazione, specificatamente delle reti sociali.

Forse alcuni possono pensare che la Chiesa cattolica si opponga a tutti i progressi della tecnologia e che continui ad essere ancorata al passato con una visione antiquata. La visione della Chiesa al riguardo, tuttavia, è sempre stata comprensiva, incarnata, riconciliata e quindi equilibrata: non è “tutto sbagliato”, ma non bisogna neanche essere ingenui e permettere tutto ciò che è nuovo come se fosse migliore. In questo aspetto, conteranno molto il modo in cui si useranno questi mezzi e le motivazioni e le finalità.

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