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I “consigli” di Wojtyla per essere un buon arcivescovo

© GIANCARLO GIULIANI/CPP
July 30, 2002: Pope John Paul II celebrates a Mass and Canonization of Blessed Hermano Pedro de San José de Betancourt, Guatemala City.
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Nel 1964, nei suoi quaderni segreti, il futuro papa polacco elaborò un (profetico) pensiero anche sulle persecuzioni e il peccato

Il 1964 è un anno importante per Karol Wojtyla. Diventa, infatti, arcivescovo metropolita di Cracovia, seconda città della Polonia. Nel volume "Sono tutto nelle mani di Dio", appunti personali di Giovanni Paolo II, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, quella svolta nella vita del futuro papa polacco è condensata negli esercizi spirituali a Jasna Góra (il santuario che contiene l’icona miracolosa della Madonna di Częstochowa), guidati da monsignor Kazimierz Józef Kowal­ski (31 agosto – 3 settembre 1964). 

Monsignor Wojtyla scriveva nei suoi appunti personali che «l’uomo e ancora di più il sacerdote/vescovo è "doulos", lo schiavo di Dio». Perché l’ottenimento della Grazia dipende totalmente e unicamente dalla benevolenza e dalla misericordia divina.   

IL POTERE DI CRISTO
Nell’episcopato, secondo l’arcivescovo di Cracovia «si dovrebbero unire la paternità e la maternità: la partecipazione del Cuore Divino di Gesù e del Cuore di Maria. Questo si esprime nella cura dei più bisognosi sia nell’anima, sia nel corpo». Il vescovo partecipa al «potere di Cristo». Lo stile giusto per esercitare questo potere è quello pastorale «come ha sottolineato Giovanni XXIII».

L’AMORE UNIVERSALE
Da qui una serie di indicazioni dell’attività episcopale, come «l’importanza della verità nella vita e nell’attività del vescovo», l’amore, che deve essere «universale, non particolare e non può creare divisioni». Deve essere «servile», poichè «il servizio a quanto pare, nel modo migliore, indica l’amore». Infine deve »perdonare». 

ODIARE IL PECCATO
Wojtyla sostiene che «ognuno di noi è peccatore e lo sono anche i vescovi». Il peccato è un «peso grande» e può, prima di tutto, «far crollare» tutta la Chiesa e in particolar modo la propria diocesi. «Perciò è indispensabile l’odio per il peccato». Per sconfiggerlo, consiglia il futuro Pontefice, «non basta solo rimproverare e distruggere, ma bisogna sempre introdurre degli ideali positivi».

IL PERICOLO DELLE PERSECUZIONI
Una delle strade prioritarie attraverso «entra» il peccato sono le persecuzioni. Un messaggio quasi profetico se si pensa a ciò che sta accadendo oggi ai cristiani in Iraq. Non bisogna «mollare» di fronte alle persecuzioni, ammonisce l’arcivescovo di Cracovia, che poi chiarisce il rapporto tra il vescovo e il peccatore. «Il vescovo deve avere il cuore aperto, accettare anche umiliazioni dalla bocca dei peccatori» e credere nella «vittoria della Grazia sul peccato. Il nostro compito è portare la Grazia – sottolinea – e non arrendersi di fronte a nessun peccato».  

L’OTTIMISMO E LA SPERANZA
Centrale per il vescovo è la figura della Madonna. «La partecipazione alla fede di Maria è l’unica strada di fronte ai rischi e alle minacce per la fede». Maria è colei che infonde «speranza» ai pastori diocesani. «Viviamo la speranza? – si domanda Wojtyla – Ci appoggiamo fondamentalmente e totalmente sulla Grazia di Dio? Con quale stato d’animo  torna la gente dopo aver avuto un contatto con noi? Se rimangono contagiati dell’ottimismo del vescovo, abbiamo compiuto il servizio della speranza». Tutto questo è possibile se «dentro di noi c’è la forza di Cristo, al modo di Maria». 

IL GIRO NEI SANTUARI
Quell’anno l’arcivescovo polacco fece tappa più volte in Italia. Andò a Roma, in particolare dalle suore Feliciane, e ai santuari di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo (provincia di Foggia), di Montevergine (provincia di Avellino), San Giovanni Rotondo (San Pio era ancora in vita, poiché morì nel 1968) e Lanciano. 

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