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Vite non degne di essere vissute: il sogno eugenetico nazista ai giorni nostri

© Austrian Archives/CORBIS

Forum Libertas - pubblicato il 09/09/14

Allo stesso modo, la notizia che agli inizi di gennaio è nata a Londra una bambina senza il gene del cancro al seno grazie al fatto che l’embrione è stato selezionato geneticamente per ridurre il rischio di soffrire di un futuro tumore pone questioni etiche, ma anche di disuguaglianza sociale.

Oltre al fatto che nel processo si distruggono degli embrioni, bisogna tener conto del fatto che potranno optare per questo tipo di selezione di “bebè alla carta” solo coloro che dispongono di mezzi economici sufficienti per pagarlo. Ciò significa che mentre si smantellano sempre più i servizi sanitari di base o il sistema pensionistico, si punta a una selezione genetica per quanti possono sostenerne il costo.

In questo modo si creeranno due blocchi di cittadini: i figli selezionati e privilegiati geneticamente e i figli di una massa di popolazione che non avrà i mezzi per accedere a questa selezione.

Le differenze con l’Aktion T4

I nazisti, a differenza di quanto accade oggi, non usavano la genetica, ma ricorrevano all’eutanasia pura e semplice e alla sterilizzazione. I medici erano d’accordo, e oltre a questo si esercitava una pressione sulla società che finiva per sortire l’effetto desiderato.

L’argomentazione principale era che queste persone erano un peso per la famiglia, per la società e per se stessi, infelici, con una vita non degna di essere vissuta. Era quello che si chiamava Volksgemeinschaft, il beneficio della comunità in generale.

Ora, invece, quello che è cambiato fondamentalmente sono le tecniche impiegate, che lungi dall’avere un’apparenza cruenta si basano sulla diagnosi prenatale, sui bebè alla carta e sull’idea dell’eutanasia come modo di raggiungere una morte degna.

Cambia solo l’aspetto tecnico, e il fatto che non si impone contro la volontà dell’interessato, ma lo fa solo chi vuole. Non si pratica nemmeno, in teoria, senza il consenso del paziente.

Non si ricorre più alla sterilizzazione, ma alla diagnosi precoce, alla quale il medico è obbligato a partecipare. E si pratica l’aborto eugenetico di fronte al minimo difetto considerato tale da parte di chi si sottopone alle prove.

Come avveniva all’epoca, anche oggi si esercita una grande pressione sociale perché queste pratiche siano considerate non solo normali, ma raccomandabili.

Quando all’eutanasia, la pressione sociale si vede riflessa nel fatto che nelle società occidentali si promuove sempre più l’idea che di fronte a una vita non degna di essere vissuta e senza che si offrano al paziente alternative perché non sia così è meglio ricorrere alla soluzione di una “morte degna”.

Nel marzo 2006 il Ministro Carlo Giovanardi, titolare dei Rapporti col Parlamento, ha paragonato l’eutanasia della legge olandese al nazismo, riferendosi al programma nazista di eutanasia infantile Aktion T4.

“La legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo, per esempio in Olanda, attraverso l’eutanasia e il dibattito su come si possono uccidere i bambini affetti da patologie”, ha detto allora Giovanardi.

Dall’altro lato, mentre nel programma Aktion T4 una delle argomentazioni era il senso patriottico nazionale, “è positivo per il Paese”, ora si usa il “buonismo”, facendo sentire a queste persone che sono un peso e che è meglio porre fine a questa situazione.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
eugeneticanazismo
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