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Fecondazione eterologa: risposta facile al desiderio di un figlio?

© Public Domain

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 09/09/14


L’epigenetica studia il modo in cui l’ambiente influisce sul DNA. Il fatto che l’ambiente in cui viene creato un nuovo essere umano non sia più quello naturale cosa comporta? A che punto sono questi studi?

Dott. Coviello: L’epigenetica è uno dei campi più studiati negli ultimi cinque anni. Mi piace ricordare come faccio con i miei studenti che nell’ambito della ricerca la conoscenza è paragonabile al raggio di un cerchio e più aumenta questo raggio più aumenta la circonferenza cioè quello che non conosciamo. La ricerca è quindi sicuramente bella per quello che conosciamo ma ci fa capire che la vita biologica è molto complessa. In questo specifico settore così delicato, per quanti progressi si siano fatti nelle tecniche, molto è ancora sconosciuto e quindi poco valutabile.

La biologia ha un suo percorso mentre il desiderio dell’uomo in questo nuovo contesto antropologico che si sta creando in cui il valore non è più l’uomo come essere umano e come membro di una comunità ma l’uomo come individuo che si sente arbitro verso altri individui, porta a casi come quello recente della coppia australiana che, dopo aver chiesto di procreare tramite la fecondazione in vitro e un utero in affitto rifiuta uno dei due gemelli nati perché affetto dalla sindrome di Down. Il desiderio di maternità e paternità diventa così impropriamente desiderio di un oggetto, non più di un atto d’amore. Quindi tale “oggetto” si seleziona con le caratteristiche desiderate: si supera così il concetto di amore gratuito della maternità e paternità, per il quale si accoglie come un dono la nuova vita che non è di proprietà ma ci viene solo affidata e la si accompagna fino alla vita adulta. In quanto oggetto, come tutte le cose di proprietà, uno può decidere di averlo o meno e a quali condizioni. Questo è il grosso cambiamento antropologico a cui stiamo andando incontro, per cui l’offerta della fecondazione eterologa senza la comprensione di questi aspetti alimenta questo passaggio di mentalità dall’essere umano come valore e del bambino come dono di amore all’idea di figlio come oggetto.

Da un punto di vista più tecnico, quando il DNA passa attraverso le gonadi avviene un reset delle informazioni genetiche tramite i meccanismi dell’epigenetica. Infatti noi possediamo tanti geni ma anche tantissime regioni che sono i regolatori dei geni, sono come interruttori che accendono o spengono determinati geni. Nel passaggio dei delle cellule che diventeranno spermatozoo e ovocita, tramite le gonadi maschile e femminili, avviene un regolazione di questi interruttori differente tra uomo e donna. E’ la complementazione di regolazione maschile e femminile che rende la prima cellula derivante dalla fecondazione – lo zigote – capace di svilupparsi correttamente. La pecora Dolly non ha vissuto molto perché avevano messo nella cellula uovo senza nucleo – perché nel citoplasma ci sono tutti gli elementi per far lavorare il DNA in un certo modo – e avevano messo il nucleo con i 46 cromosomi che provenivano tutti da una cellula adulta. In parte il citoplasma conteneva i fattori che hanno condizionato il DNA a far sviluppare un embrione, ma una serie di geni che vengono normalmente accesi o spenti d
urante il passaggio nelle gonadi non erano stati resettati e quindi poi Dolly si è ammalata, è invecchiata e morta precocemente. Nonostante questo procedimento non sia mai stato utilizzato nell’uomo – perché si era visto che con Dolly non aveva funzionato – si è visto che nei bambini nati da fecondazione in vitro, alcune malattie derivanti da alterazioni dell’epigenetica hanno una frequenza maggiore rispetto alla popolazione generale.

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Tags:
bioeticaeterologafecondazione assistitasalute
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