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Il cristiano può rispondere alla violenza con la violenza?

© Diego Cervo/SHUTTERSTOCK

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 08/09/14

Molte volte la violenza che ci viene fatta è psicologica: difendersi qui è ancora più difficile, vero?

Estrada: È così. Per questo, se la dottrina cristiana è chiara è anche perché l’insegnamento di Gesù è netto. Il Signore parla in modo molto chiaro: non si può rispondere al male con il male. Se ci fanno un’offesa e non c’è di mezzo la nostra stessa vita, quest’offesa dobbiamo accettarla per amore del Vangelo. È duro mettere in pratica questo insegnamento? Certamente, è una cosa difficile, ma è l’insegnamento che Gesù ci ha lasciato.

Nell’Antico Testamento c’è qualcosa che anticipa questo messaggio di Gesù, o che va nella stessa direzione?

Estrada: L’insegnamento di Gesù è certamente una rivoluzione, almeno rispetto a quello che si trovava scritto nel giudaismo. È vero che poi che si sono trovati dei libri, come le storie del rabbino Akiva per esempio, che raccontano di qualcuno che ha saputo resistere al male e sopportarlo per amore di Dio. Anche i Maccabei sono stati torturati per amore di Dio e per lui hanno subìto la morte. Però di solito nei testi della Bibbia ebraica non si parla tanto di perdono e di dimenticare il male, ma piuttosto si tende a dire al Signore: Dio, occupati tu della vendetta, fai ai miei nemici quello che loro volevano fare a me. E il concetto dell’essere “lenti all’ira” è soprattutto riferito a Dio stesso. Cioè, si dice: tu Signore, sii lento all’ira e ricco di pietà. Certamente la figura di Dio è quella ineccepibile, per cui è tutta amore e perdono.

Il perdono eleva la nostra esistenza ad un altro livello, nel momento in cui voliamo alto sopra al piano delle offese che subiamo?

Estrada: Sì, è esattamente così. 

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gesù cristovangeloviolenza
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