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Il papà di una bambina Down risponde all’eugenetica di Dawkins

© CoorDown

Susan E. Wills - pubblicato il 03/09/14

L'ateo proselitista Richard Dawkins ha affermato che i bambini con la sindrome di Down dovrebbero essere abortiti in nome della morale

“Abortisci quella cosa e riprova. Sarebbe immorale mettere al mondo quella cosa se puoi scegliere”.

Questo il tweet del più famoso scienziato ateo del mondo, Richard Dawkins, che offre “consulenza” morale sui bambini affetti dalla sindrome di Down. Per essere uno scienziato, Dawkins non sembra sapere molto dei bambini. Esistono due “varietà”: lui o lei. Non esiste “quella cosa”, come ha invece scritto lui sulla rete sociale.

Dawkins ha postato questa insensibile dichiarazione rispondendo a un altro tweet in cui una donna affermava che si troverebbe di fronte a un vero dilemma etico se fosse incinta di un bambino con la sindrome di Down.

Il commento di Dawkins non sorprende. Alla fin fine, ha una lunga storia di utilitarismo alle spalle. L'autore di “The God Delusion” [“L'illusione di Dio”, nella versione italiana] concepisce il mondo ritenendo che in un universo di elettroni e geni egoisti, di forze fisiche cieche e di replica genetica, alcune persone avranno dei problemi, altre avranno fortuna, e non si troverà alcuna ragione per questo, né alcun tipo di giustizia. A suo avviso, l'universo che osserviamo ha le proprietà che ci si può aspettare che abbia, partendo dalla premessa che non esiste alcun disegno, alcun proposito, alcun male, alcun bene, nulla al di là della spietata indifferenza.

Per Dawkins, chi comprende questo, intellettualmente e senza pietà, sopravvive e ha l'imperativo morale di passare sopra al resto. Oltre a questa visione del mondo, va ricordato anche che Dawkins sostiene l'infanticidio, per qualsiasi motivo. Da un punto di vista “strettamente morale”, osserva infatti di non avere alcuna obiezione.

Gli utenti di Twitter sono rimasti sconcertati dal commento di Dawkins circa l'“imperativo morale” di abortire i bambini affetti dalla sindrome di Down. È un commento che va molto al di là del fatto di difendere che le donne possano abortire un bambino portatore di handicap.

È chiaro che Dawkins non è l'unico a condividere queste posizioni. Virginia Ironsides, scrittrice e polemista britannica, ha colpito il pubblico della BBC dicendo: “Se un bambino nascerà con un handicap grave, l'aborto è, evidentemente, l'atto di una madre amorevole”. E non solo. “Se io fossi la madre di un bambino che sta soffrendo profondamente”, ha aggiunto, “sarei la prima a volergli mettere un cuscino in faccia. Se amassi davvero quel bambino in agonia, credo che è ciò che farebbe qualsiasi buona madre”.

Torniamo a Dawkins. Dopo il tweet scioccante, ha finito per pubblicare una richiesta di scuse poco convincente:

“Ciò che ho detto si deduce logicamente dall'atteggiamento a favore del diritto di scelta che la maggior parte di noi, presumo, appoggia”, ha scritto. “La mia fraseologia, per mancanza di tatto, può essere stata soggetta a malintesi, ma non posso smettere di credere che almeno la metà del problema consista nell'ansia sfrenata di non comprendere”.

Ovvero: le sue parole erano “soggette a malintesi”, ma la colpa è nostra perché siamo “sfrenatamente ansiosi di capire male”. Come?

Il consiglio di Richard Dawkins non era tanto complicato da far sì che le persone comuni volessero sfrenatamente interpretare male la sua dichiarazione: “Abortisci quella cosa e riprova. Sarebbe immorale mettere al mondo quella cosa se puoi scegliere”. È una dichiarazione chiarissima.

La migliore risposta a questo “consiglio” è venuta da una fonte insolita: uno scienziato e fan dei libri dello stesso Dawkins. Questo lettore ha confessato che sarebbe stato d'accordo con il consiglio di “abortire quella cosa” nel caso in cui l'avesse letto 18 mesi prima e spiega:

“Capisco implicitamente il punto di vista del professore. Quello che dice continua ad avere tutto il senso logico per me. La sua conclusione è naturale quando si affronta il dilemma partendo da una prospettiva logica, usando le informazioni disponibili, con una mentalità oggettiva e (fondamentalmente) con un punto di vista non religioso.

18 mesi fa sarei stato d'accordo, ma l'arrivo di mia figlia, che ci ha sorpreso proprio perché ha questa condizione [la sindrome di Down], ha fatto brillare una luce sull'abisso della nostra ignoranza, senza parlare del preconcetto che soggiace a questa opinione. Rileggendo l'opinione del professore resto scioccato, pensando a ciò che io stesso avrei potuto fare se la malattia [di mia figlia] fosse stata diagnosticata durante la gravidanza [di mia moglie].

So quanto sono piene le nostre vite, ora che abbiamo gli occhi aperti. Di più: resto stupito vedendo che tutto continua ad essere assolutamente normale, sia per noi che per le altre famiglie che ho conosciuto.

Senza saperlo, la nostra bambina ci ha insegnato le lezioni più incredibili che abbiamo appreso nella nostra vita fino a questo momento. E non cambieremmo letteralmente nulla in nostra figlia, in particolare nel suo profilo genetico. Ciò che è cambiato completamente sono state le mie idee su quello che sarebbe stato il successo nella vita e su ciò che avrei desiderato per tutti i nostri figli. E arrivo sempre alla stessa conclusione: ciò che conta, alla fin fine, è la felicità, e io so che Rosie l'avrà in abbondanza.

Grazie a lei, credo che siamo in condizioni migliori per vedere il successo della sorella e del fratellino che ha, ora che ci siamo liberati dall'idea che il successo nella vita dipenda dalla realizzazione accademica, dalla carriera e dal denaro. Molte di queste cose possono portare una persona al fallimento totale, anche se i suoi genitori lodano il 'lavoro ben fatto'”.

James McCallum, il padre illuminato e orgoglioso di Rosie, mette quindi in discussione il punto centrale della proposta eugenetica di Dawkins per “risolvere” la questione dell'esistenza di bambini handicappati:

“Dovremmo allora eliminare i futuri esseri umani che non si inseriscono nell'idea di perfezione del professore semplicemente perché possiamo eliminarli? Se non ottieni il bebè perfetto, riprova? Voglio sapere chi avrà l'ultima parola su quello che dovrebbe essere il bambino perfetto.

Ironicamente, Dawkins vuole iniziare ad agire come l'Essere che spesso scarta: Dio.

Proporre la superiorità genetica come unico modo di selezione mostrerà solo la mostruosa ampiezza dell'oligofrenico malinteso che sostiene l'opinione del professore. Egli ignora la vita deliziosa, felice, allegra e feconda che hanno le persone affette dalla sindrome di Down, e ignora i benefici che il fatto di accettarle offre a tutti coloro che vivono al loro fianco”.

Il mondo è un luogo molto migliore grazie alla bontà e all'allegria che le persone affette dalla sindrome di Down danno agli altri.

Il professor Dawkins può non percepire ora il loro valore, ma se ne renderà conto quando incontrerà il suo disprezzato e non riconosciuto Creatore. Fino a quel momento, ha bisogno delle nostre sincere preghiere per ottenere misericordia.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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