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Chiedi docilità: imparerai a vivere in un altro modo

© Milan Bruchter/SHUTTERSTOCK
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Mi lascio guidare dagli altri? Accetto solo le correzioni delle persone che ammiro e rispetto?

L’atteggiamento del re Salomone davanti alla vita mi colpisce sempre. Dio gli domanda cosa intende chiedergli e Salomone fa una richiesta inaspettata: non chiede una vita lunga, né successo nelle sue imprese, né fecondità, né ricchezze, nemmeno pace nel suo regno. No, Salomone chiede docilità e saggezza per decidere come re.

Questo atteggiamento commuove Dio. Docilità per ascoltare la sua volontà e rendere i suoi desideri realtà. Cosa chiedo a Dio facendo un passo importante nella mia vita?

Salomone chiede un cuore per essere al servizio degli altri. Salomone vuole che Dio sia il criterio di decisione nella sua vita, in ogni passo del cammino. Docilità. Che bella parola! Quanto è difficile viverla!

Molte volte chiediamo a Dio di essere felici, pieni, di avere successo nella vita. Forse per questo ci sono tante frustrazioni nell’anima. Chiediamo quello che nessuno può assicurare. Ci ossessionano il denaro, il successo, la fama.

Ci prepariamo bene pensando a tutto ciò che possiamo raggiungere. Sogniamo gli stipendi migliori e l’ascesa più invidiata.

Ci piace suscitare ammirazione e che gli altri desiderino ciò che abbiamo. Un’impresa di successo che trionfi in tutto il mondo. Un’idea geniale che trovi la gloria. Esserci al momento opportuno. Saper scalare posizioni. Usare le persone nella misura in cui ci sono utili per raggiungere i nostri obiettivi. Chiediamo a Dio docilità e saggezza per la vita?

Chiedere docilità è imparare a vivere in un altro modo. Vorremmo essere docili per ascoltare ciò che ci chiede Dio, per accogliere altre opinioni, per essere disposti a imparare ogni giorno. Ma la verità è che la docilità non è una cosa così attraente.

Diciamo che qualcuno è troppo docile, che non ha forza di carattere, che si lascia trasportare dalle opinioni altrui, trascinare dalla marea. Presupponiamo che la docilità ci trasformi in persone inutili, dipendenti, influenzabili, senza carattere e capacità decisionale.

La parola “docilità” ci sembra un sinonimo di “debolezza”, ma non è così. Si tratta invece di una parola assai ricca di contenuto.

Quando desideriamo imparare qualcosa in qualche campo o riteniamo importante migliorare nella nostra vita personale, ci mettiamo volontariamente sotto la tutela di qualcuno che conosce e domina il tema, per progredire rapidamente e su una strada sicura.

La docilità è il valore che ci fa avere l’umiltà e la capacità sufficienti per tener conto dell’esperienza e delle conoscenze degli altri e trarne profitto.

La docilità ci aiuta ad essere più semplici, perché ci dispone ad ascoltare con calma e attenzione, a considerare i suggerimenti che ci vengono offerti e a prendere decisioni più serene e prudenti partendo dalle informazioni ricevute.

Non è facile, però, essere docili. Ci piace imporre i nostri criteri. Non ci piace sottometterci ai criteri altrui. Ci costa chiedere aiuto.

Guardiamo a Gesù. Egli è stato docile nel suo cammino terreno e ci insegna come vivere. L’atteggiamento interiore di Gesù è la docilità. È bambino, è figlio, è fedele a Dio nel suo cuore. Maria ha modellato il suo cuore. Gesù è stato docile nelle mani di Maria.

Si è fatto docile ai suoi desideri e ai desideri di suo Padre, al punto da affermare che il suo unico alimento era compiere la volontà di Dio. Gesù è obbediente, docile al Suo volere. Gesù ci insegna che l’atteggiamento interiore è quello che conta davvero.

Diceva padre José Kentenich: «Quando Gesù parla di azioni o opere esteriori, spezza lance con un certo minimalismo. Vale a dire che non pone tanto l’accento sulle azioni o sulle opere esteriori in sé, ma in quanto sono espressione di un sentimento o di un atteggiamento interiore. Ciò che conta è quindi la conversione del cuore. Sì, è dentro di noi che deve avvenire una trasformazione».

Le azioni in apparenza possono essere simili, ma la motivazione che ci porta a realizzarle può essere molto diversa. Chiediamo a Maria di insegnarci ad essere docili, ad avere i sentimenti di Cristo, ad essere come Lui.

Sono docile quando mi correggono? Mi lascio guidare dagli altri? Accetto solo le correzioni delle persone che ammiro e rispetto? Accetto che mi diano consigli validi anche in quei campi che credo di dominare? Mi lascio educare dagli altri? Sono domande difficili.

La vita ci mostra che molte volte non siamo affatto docili. Neanche con Dio. Non accettiamo le sue vie. Ci ribelliamo davanti ai suoi desideri. Ci spaventiamo pensando alla croce. Ci fa paura il suo fallimento sulla croce.

La docilità che ci porta a dare la vita ci sembra eccessiva e tremiamo. Vogliamo essere docili ma solo fino a un certo punto, in una certa misura, ma non in modo smisurato. L’amore di Gesù non ha misura, non conosce limiti, obbedisce fino alla fine.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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