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Regno Unito: il Disegno di Legge sulla Morte Assistita arriva alla Camera dei Lords

Javier Sánchez Salcedo

Carly Andrews - Aleteia - pubblicato il 16/07/14

Quali sono le argomentazioni principali a favore del provvedimento, e qual è la sua risposta ad esse?

Le due argomentazioni principali a favore del provvedimento si basano sull’autonomia e la compassione. In primo luogo si afferma che la gente dovrebbe avere la possibilità di scelta o di autodeterminazione in relazione a come vivere e morire. In secondo luogo, si dice che bisogna fare qualcosa per evitare che la gente soffra in modo superfluo al momento di morire.

L’argomentazione relativa all’autonomia non deve essere accantonata, perché la libertà è un elemento essenziale della natura umana e non solo un’invenzione moderna. Dall’altro lato, la libertà è e dovrebbe essere diretta verso ciò che è bene per la vita umana, e alcune scelte sono dannose per la persona e minano le scelte di altri. Una restrizione della mia capacità di scelta può essere una difesa del mio vicino. È sicuramente un’illusione immaginare che un atto profondo come uccidersi possa essere una questione privata che non ha effetti sugli altri.

Quanto al desiderio di alleviare la sofferenza, anch’esso è un grande bene e una preoccupazione autentica. Ad ogni modo, se la nostra preoccupazione è combattere il dolore e gli altri sintomi della malattia, allora ciò che serve è un alleviamento adeguato del dolore e dei sintomi. Quello che serve è l’accesso a cure palliative adeguate. In casi estremi, questo può significare dosi di antidolorifici, che riducono la consapevolezza o che accelerano la morte (anche se le prove suggeriscono che è più probabile che un uso esperto dell’alleviamento del dolore allunghi la vita piuttosto che la abbrevi). I medici non dovrebbero temere di usare consistenti dosi di medicinali su persone che stanno morendo, ma il loro obiettivo dovrebbe essere uccidere il dolore, non il paziente.

Qual è la posizione della Chiesa cattolica sulla questione?

La Chiesa cattolica si oppone al suicidio assistito perché difende il valore di ogni persona, indipendentemente dal suo stato di salute o dalla sua disabilità, o dal fatto che sia valorizzata o sminuita dalla società. La Chiesa sostiene tutti coloro che lavorano nelle cure palliative che cercano di far fronte alle necessità dei morenti senza ricorrere all’omicidio dei loro pazienti. La Chiesa non ha mai affermato che la quantità di giorni è l’obiettivo supremo della vita o che la gente deve accettare ogni forma di trattamento a sostegno della vita indipendentemente dai rischi o dal peso, ma afferma solo che la morte non dovrebbe mai essere il nostro obiettivo o la nostra intenzione. Allo stesso tempo, riconosce che le pressioni che portano la gente a tentare il suicidio possono disturbare l’equilibrio mentale e ridurre la colpa morale per questa azione. La Chiesa esprime pubblicamente la speranza per la salvezza di coloro che hanno commesso suicidio e prega per loro.

C’è una soluzione?

Chi è
a favore di un cambiamento della legge lo presenta spesso come inevitabile e parte dell’accettazione del mondo moderno. Il successo del movimento a favore dell’eutanasia e del suicidio assistito non dovrebbe comunque essere esagerato. Questi atti sono legali solo in una manciata di Paesi, e la grande maggioranza degli Stati, religiosi o secolari, resta scettica al riguardo. Ciò è in parte dovuto ad altri cambiamenti positivi nella società moderna, in particolare il movimento per i diritti dei disabili e l’aumento delle cure palliative, che spingono entrambi nella direzione opposta. Ciò che serve, quindi, non è il conservatorismo o l’opposizione al cambiamento, ma il sostegno al cambiamento positivo e allo sviluppo nella società che offra un’alternativa di speranza ai sostenitori della disperazione.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
bioeticaeutanasia
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