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Regno Unito: il Disegno di Legge sulla Morte Assistita arriva alla Camera dei Lords

Javier Sánchez Salcedo

Carly Andrews - Aleteia - pubblicato il 16/07/14

Un bioeticista cattolico britannico avverte del pericolo insito in questo provvedimento

Nel Regno Unito è stato portato davanti al Parlamento un Disegno di Legge sulla Morte Assistita, che verrà dibattuto alla Camera dei Lord venerdì 18 luglio. Si è scatenato un putiferio, soprattutto ad opera di vari gruppi religiosi e pro-vita per i quali il provvedimento è contrario all’autentica dignità della vita umana. Altri gruppi, come l’organizzazione Dying In Dignity, si appellano a un dovere di compassione per i malati e i morenti. Aleteia ha interpellato al riguardo il bioeticista britannico prof. David Albert Jones, direttore del The Anscombe Bioethics Centre. 

Cos’è esattamente il “Disegno di Legge sulla Morte Assistita”, in cosa differisce dal “Disegno di Legge sul Suicidio Assistito” del 2013 e cosa deve accadere perché diventi legge?

Il Disegno di Legge sulla Morte Assistita è stato introdotto da Lord Falconer. Allo stesso tempo, c’è un disegno di legge che sta compiendo il proprio iter presso il Parlamento scozzese chiamato “Disegno di Legge sul Suicidio Assistito (Scozia)”. È stato introdotto lo scorso anno da Margo MacDonald. I due provvedimenti sono molto simili, perché entrambi permetterebbero a un dottore di sommministrare farmaci letali a una persona malata terminale che desideri commettere suicidio. Una differenza è il fatto che il Disegno di Legge sulla Morte Assistita di Falconer richiede che la persona che vuole commettere suicidio abbia un’aspettativa di vita massima di sei mesi. Ad ogni modo, vista la difficoltà di fare un pronostico di questo tipo con qualche grado di certezza, è improbabile qualsiasi differenza nella pratica. Se una persona è malata terminale, o è semplicemente molto fragile, allora entrambi i provvedimenti permetterebbero a un medico di darle i mezzi per commettere suicidio.

I sostenitori del provvedimento – come l’organizzazione Dying In Dignity – negano che la morte assistita sia una forma di eutanasia. È vero? O è semplicemente una questione lessicale?

L’eutanasia propriamente detta è quando una persona ne uccide un’altra per il desiderio di eliminarne la sofferenza. L’eutanasia è “l’omicidio misericordioso”. Questo è leggermente diverso dal “suicidio assistito”, in cui una persona può fornire i mezzi (ad esempio il veleno), ma la morte vera e propria è autoinflitta.

La definizione “morte assistita” è un eufemismo che può essere utilizzato per intendere l’eutanasia o il suicidio assistito. Il Disegno di Legge sulla Morte Assistita attualmente alla Camera dei Lord non permette l’eutanasia (omicidio misericordioso), ma permette il suicidio assistito. È quindi più simile alla legge della Svizzera o dell’Oregon che a quella dell’Olanda o del Belgio. Da un punto di vista morale, ad ogni modo, c’è poca differenza tra l’eutanasia e il suicidio assistito. In entrambi i casi qualcuno viene ucciso, e la persona “assistente” condivide la responsabilità per la morte.

Si aspetta che il provvedimento venga accettato in Parlameno? Quali sono i rischi di un provvedimento di questo tipo, a livello sia individuale che sociale?

Disegni di legge simili sono stati respinti dalla Camera dei Lords (nel 2006 e nel 2009), ma negli ultimi cinque anni sono entrati in questa Camera molti nuovi membri, e potrebbero esserci anche persone che hanno cambiato idea, per cui non è certo cosa accadrà se ci sarà una votazione. Ciò che è certo è che il provvedimento rappresenta un pericolo reale per gli individui vulnerabili e per la società nel suo insieme.

Se una persona giovane sana mentalmente tenta il suicidio, allora la gente cercherà di evitarlo e di persuadere la persona in questione che la vita è degna di essere vissuta e che lui o lei è una persona di valore. Questo provvedimento introdurrebbe un doppio standard per cui, se qualcuno ha istinti suicidi ma è fragile o disabile e ha una condizione per la quale potrebbe morire, allora la società non lo aiuterà a vivere o a valorizzare la propria vita. Gli darà invece i mezzi per commettere suicidio e lo abbandonerà al proprio destino. Questo è un pericolo particolare per le persone che possono pensare di essere un peso per gli altri o che la loro vita non sia degna perché non sono “produttive”. Affermando che certe persone possono essere “aiutate” a commettere suicidio, la legge in sostanza incoraggia le persone di quella categoria a pensare che non sono desiderate.

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