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Trenta raggi luminosi attraversano l’oscurità del bosco di Szpęgawsk

© Public Domain
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Sacerdoti polacchi martiri durante la II Guerra Mondiale: un cimitero tra gli alberi

Il 16 ottobre 1939 è stato definito il “lunedì nero”. Il preludio al sacrificio di alcuni sacerdoti fu la notte tra il venerdì 13 e il sabato 14 ottobre, quando tutti i sacerdoti del distretto di Starogard vennero strappati alle proprie parrocchie e messi in prigione.

Trenta raggi luminosi, trenta vite donate, trenta martiri pro Deo et Patria illuminano il bosco di Szpęgawsk, che prende il nome dal villaggio omonimo e si estende tra Starogard Gdański e Tczew su una superficie di oltre 7.000 ettari.

Allo scoppio della II Guerra Mondiale, Starogard era una città di medie dimensioni, ma un’industria altamente sviluppata la poneva tra i centri urbani più importanti della Pomerania. Alla periferia della città, a Kocborowo, c’era un ospedale psichiatrico moderno, e vicino al centro era alloggiato il secondo Reggimento di Cavalleria. A Starogard vivevano polacchi, tedeschi ed ebrei.

Nell’autunno 1939, Hitler annunciò che la Pomerania “tornava alla patria tedesca”. I lavoratori metallurgici tedeschi e i commercianti si misero dei braccialetti con la scritta “Selbstschutz” e iniziarono a “prendere in mano la questione”. Prima vennero assassinati gli ebrei, poi arrivò il turno dei polacchi.

I sacerdoti vennero considerati gli agitatori più pericolosi della Pomerania, seguiti dai maestri, dai membri dell’Unione Polacca d’Occidente e dai funzionari dell’amministrazione statale e locale. Nel decanato di Starogard il regolamento dei conti con il clero iniziò nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 1939. Vennero arrestati tutti i sacerdoti, tranne pochi già ritirati.

Grazie alla testimonianza di un commerciante di Sumin, Franciszek Gołuński, presentata dopo la guerra davanti al tribunale della città di Starogard, sappiamo chi ebbe un ruolo chiave negli arresti. Il 13 ottobre, verso mezzanotte, Gołuński sentì il rumore del motore di un camion. Mezz’ora dopo venne svegliato da alcuni colpi alla porta. Vide due uomini, che aveva conosciuto prima della guerra: Egon Siewert, con la tonaca, e Gerhard Wiechert, con l’uniforme dell’esercito polacco. Siewert era un impiegato di una farmacia di Starogard, sposato con una donna polacca. I due chiesero aiuto perché il camion che era caduto in un fossato. Visto che Gołuński non riuscìva ad aiutarli, se ne andarono.

Nel frattempo il polacco trovò sulle scale il maltrattato parroco di Sumin, padre Reginald Krzyzanowski, terrorizzato. Si offrì di aiutarlo a fuggire, ma questi, nonostante i denti rotti e il fatto che sputasse sangue, rifiutò. Non voleva esporre alla morte i suoi fedeli.

Dopo la razzia di cavalli nel villaggio, i nazisti locali tirarono il camion fuori dal fossato e tornarono a cercare padre Krzyzanowski. Gołuński ricordava che il camion era pieno di vestiti appartenenti agli ecclesiastici. Parte di questi indumenti venne trovata in seguito in casa di un certo Drews.

L’operazione fu ben coordinata. Oltre al duo Siewert-Wiechert di Sumin, partecipò agli arresti Paul Drews: fabbro-elettricista, impiegato in precedenza in una fabbrica di zucchero a Pelplin, era membro del Partito Nazista. Dal 5 settembre fu il capo del "Selbstschutz" a Starogard. I suoi membri, che conoscevano i polacchi e le realtà locali, elaborarono una lista di proscrizione, e coloro che si trovavano sulla lista vennero poi uccisi. Drews, come presidente del "Volksgericht" di Starogard (il cosiddetto Tribunale del Popolo), aveva in mano la vita e la morte di migliaia di persone. Soprattutto la morte.

Alle cinque e mezza del mattino, davanti alla prigione di Starogard, si fermò un camion dal quale scesero 31 sacerdoti. Siewert e Wiechert, vestiti con indumenti clericali come berrette e stole, con l’aiuto delle armi misero in fila i sacerdoti. Il capo della prigione, l’SS-Unterscharführer Johann Wilhelm Fast, ordinò alla guardia Biernacki di mettere gli arrestati in cella. Come il nuovo governatore di Starogard Erwin Johst, Fast era cittadino di Danzica. I sacerdoti vennero condotti individualmente nel suo ufficio, dove vennero sottoposti a una registrazione preliminare che durò circa un’ora. Nel corso della giornata vennero abbandonati alla propria sorte. Le violenze iniziarono di notte.

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