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Pericoli del successo e aspetti positivi del fallimento

Jeffrey Bruno

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 04/07/14

Caduto e spezzato, ferito nell’orgoglio, Pietro capisce dove inizia la salvezza. Prima non poteva seguire Gesù. Ora, benedetto paradosso, può seguire i suoi passi verso la croce.

Pietro e Paolo sono stati uniti dalla croce di Gesù. Non c’erano quel giorno. Gesù è morto abbandonato, senza Pietro e senza Paolo. Pietro lo ha rinnegato. Paolo lo ha perseguitato. Non erano accanto a Maria il pomeriggio del Venerdì Santo.

La ferita del costato di Gesù è la ferita di Pietro e di Paolo. La condividono. Non erano con Lui quando Egli cercava l’amore degli uomini. Erano lontani. Quanto è difficile accettarlo e perdonarsi! Che grande dolore!

Pietro aveva giurato fedeltà. Era l’amore della sua vita, quello che ha dato senso alla sua storia e aveva trasformato il suo cuore. Quanto è stato codardo e fragile quella notte!

Non si è avvicinato a consolarlo quando ha detto che aveva sete, non gli ha dato in quel momento l’abbraccio di un amico, il suo “sì” fedele. Non è stato capace di proteggere Maria come ha fatto Giovanni.

Pietro è fuggito. La sua promessa di seguire Gesù fino alla morte che aveva espresso quella notte nel Cenacolo è svanita nel nulla. Egli, che era salito sul Tabor con Gesù, che era andato nell’Orto degli Ulivi, che aveva visto tanti miracoli, che aveva camminato con Lui sulle acque, aveva fallito. Sembrava impossibile. La paura di Pietro. Il suo orgoglio ferito. Il dolore per non essere stato con Gesù.

Quante volte non ci perdoniamo per le cose che abbiamo fatto male! Falliamo e cadiamo. Non siamo stati dove dovevamo essere. Non siamo stati fedeli a ciò che avevamo promesso. Non siamo stati ai piedi della sua croce.

Pietro e Paolo hanno condiviso l’esperienza d’amore più forte che si possa provare. Perché hanno fallito e poi hanno conosciuto nella propria vita la profondità dell’amore di Gesù. La ferita è il segno dell’amore di Gesù. È stata questa la base della loro vita. Quell’amore impossibile.

Hanno ascoltato da Gesù quello che scrivevauna persona: «Guiderò con la mia luce le tue notti più oscure. Sosterrò con le mie braccia rotte le tue cadute. Sanerò con il mio costato aperto le tue ferite. Colmerò con la mia ricchezza la tua povertà. Placherò la tua sede con la mia fonte di acqua viva, e la tua fame con il mio pane spezzato. Calmerò le tue sofferenze con il mio amore. Ingrandirò la tua piccolezza, trasformerò il tuo cuore meschino. Ti avvicinerò un po’ di più al cielo, ogni volta che senza sapere dove ti porto camminerai al mio fianco».

Hanno vissuto il perdono senza condizioni, l’abbraccio senza rimproveri, la sua tenerezza, la sua misericordia. E Gesù ha messo nelle loro mani la Chiesa. Ha confidato in Pietro in quanto roccia, e in Paolo in quanto fuoco evangelizzatore.

Ora sì, perdonati, umiliati, vinti, potevano seguire Gesù ed essere colonne. “Mi ami? Sì, Signore, Tu sai tutto, Tu sia quanto ti amo”. Sapevano di essere sostenuti dall’amore ferito di Gesù. Quell’amore li ha resi forti e fedeli.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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