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Ma se CL non ci fosse stata?

© DR
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Nota a margine di un volumetto pubblicato da cinque autori di area Ac sul «caso Cl nella Chiesa e nella società italiana»

Per essere in sintonia con gli esami di maturità, potrei dire che sono d’accordo con l’enunciato, non del tutto con lo svolgimento del tema. Il primo recita: «Di fronte alla moltiplicazione di scandali politici e giudiziari che hanno per protagonisti uomini organici a Cl, ci sembra ormai esistere un "problema Comunione e Liberazione" non solo nella società, ma più specificamente nella Chiesa italiana». Lo svolgimento è invece racchiuso in un volumetto pubblicato da Il Margine su «Il caso Cl nella Chiesa e nella società italiana», opera comune di cinque autori di area (genericamente parlando) Azione Cattolica.

A me che sono vecchio, il libretto -­ ancorché si sforzi di non farsi «prendere da un atteggiamento pregiudizialmente polemico» – suona un poco come il «noi l’avevamo detto» del gruppo di «lazzatiani» che negli anni Ottanta subì un virulento attacco ciellino poi sottoposto addirittura a giudizio canonico dell’arcivescovo di Milano (!): storia penosa ma significativa che si narrerà un’altra volta. Più in generale è la rivincita della linea tenuta dall’Ac degli anni Settanta, che sotto il nome di «scelta religiosa» venne demonizzata come eretica da Cl: «La denominazione di quella "scelta religiosa" – scrivono ora gli autori – forse non fu felicissima… (però) mai come oggi si conferma saggia e lungimirante. Trascorsi tanti anni, merita che ci si torni»…

Il volume tira dunque implicitamente il bilancio di una stagione della Chiesa italiana che ha visto il trionfo ecclesiale di Cl, sponsorizzata da Cei e Papa, ma oggi gigante su piedi d’argilla ­- visti i tanti scandali di casa ciellina. «Ci davate dei protestanti – è come se dicessero gli autori del testo -, adesso possiamo tutti constatare come vi hanno condotto lontano dalla prassi cristiana le vostre premesse, sbandierate all’epoca quale essenza del cattolicesimo»… Se il frutto è (parzialmente) marcio, qualcosa di malato dev’esserci già nelle radici: ed è un interrogativo che su Cl mi pongo pure io.

Mi lascia invece insoddisfatto – dicevo – lo svolgimento. Gli autori infatti individuano alcuni «peccati originali» di Cl quali (sintetizzo brutalmente) l’idea che il «senso religioso» debba essere esplicito (niente spazio per le ricerche solo «laiche»); una «concezione pratica di divaricazione della fede dalla morale»; la «scelta di conquistare spazi di potere politico» per sostenere le proprie opere; l’enfasi sulla «presenza» militante nella società anziché sulla mediazione; la prevalenza della «pedagogia dell’appartenenza» (il gruppo) su quella della coscienza; e così via.

Cose anche vere. Però, io che all’epoca c’ero, so benissimo che – se Cl negli anni dell’egemonia culturale marxista non ci fosse stata, e proprio con tutti i «difetti» sopra elencati – noi cattolici saremmo stati ridotti all’insignificanza ben più di quanto avvenne. Dunque rimprovero agli attuali critici, che probabilmente nella teoria hanno delle ragioni, di non avere controprova che la loro «ricetta» alternativa sarebbe stata egualmente efficace. Questo d’altra parte rafforza l’interrogativo iniziale: perché un movimento, un’esperienza, una teologia che pure riconosco essere stata molto utile alla Chiesa e ai credenti italiani in un dato momento storico, ora mostra invece tutti i suoi limiti e addirittura risolve certi suoi esiti a danno della medesima Chiesa e comunque del Vangelo? Bisogna indagare ancora. Ma forse, più che di analisi sociologica, questa è materia di teologia della storia.

Qui l’originale

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