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Le mie prigioni: Napolitano vuole sapere

CpaKmoi / Flickr / CC
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Il presidente ha ringraziato Papa Francesco per la telefonata a Pannella


Papa Francesco era stato informato delle azioni che il leader storico dei radicali italiani Marco Pannella aveva intrapreso più volte per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica il dramma dei detenuti nelle carceri italiani e nei giorni scorsi, dopo l’ennesimo sciopero della sete con conseguente ricovero al Policlinico Gemelli, gli aveva telefonato.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, domenica, in occasione della canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, ha approfittato dei saluti finali al pontefice per ringraziarlo della telefonata. Un gesto a nome di tutti gli italiani per l’attenzione che Bergoglio nutre per il Paese. Il Presidente ha colto anche l’occasione per tornare a fare il punto sulla situazione nelle carceri, esattamente a sei mesi dal messaggio che aveva inviato alle Camere in merito a questo problema.

In una nota diffusa dal Quirinale, Napolitano afferma che “Marco Pannella si espone anche a un grave rischio per la sua salute per perorare la causa delle migliaia di detenuti ristretti in condizioni disumane in carceri sovraffollate e inidonee” (La Repubblica.it 28 aprile). L’Europa con una sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo ha chiesto misure urgenti all’Italia per migliorare la situazione dei detenuti. Il presidente, a un mese alla scadenza imposta da Strasburgo per adottare misure e individuare soluzioni, afferma che è ora di fare il punto “sulle misure adottate e da adottare” per ridurre il sovraffollamento. A ciò, fa notare La Stampa si aggiunge “l’impegno a introdurre un sistema per indennizzare chi è stato costretto in una cella con meno di tre metri quadri di spazio”(28 aprile).

Il quotidiano di Torino spiega che “per assicurare che i detenuti abbiano più spazio nelle celle, il governo ha agito su due fronti, con l’introduzione di misure che riducano le entrate in carcere e favoriscano le uscite, e con la costruzione di nuove strutture detentive oltre che con la ristrutturazione di quelle già esistenti. Dai dati presentati dal governo la situazione rispetto a quando l’Italia è stata condannata un anno fa è migliorata. I detenuti sono passati da 66.028 a 60.419 (dato del 20 marzo), mentre le vittime del sovraffollamento sono scese da "sicuramente più di 10mila" a 1.972 il 21 marzo di quest’anno. Il governo, tuttavia, non vuole solo aumentare lo spazio vitale nelle celle, ma migliorare anche la vita dei detenuti, almeno di quelli per cui sono richieste misure di sicurezza bassa o media (lastampa.it 28 aprile). Secondo queste decisione, entro maggio, l’88 per cento dei detenuti dovrebbe trascorre almeno otto ore fuori dalla celle, in spazi polifunzionali di svago, lavoro e anche, dove è possibile, poter mangiare insieme.

 

Una sperimentazione è stata avviata a Roma e a Bologna. Insieme al Coni, inoltre, lo Stato dovrebbe avviare una serie di attività sportive per i detenuti. Il Consiglio d’Europa sta analizzando il piano proposto dall’Italia e una riposta dovrebbe arrivare entro l’inizio di giugno.

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