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La grigliata di Gesù

La grigliata di Gesù 3

© Public Domain

Edizioni San Paolo - pubblicato il 25/04/14

Tre ricette per ricordarci che il Risorto non era un fantasma

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti(Gv 21,1-14).

Pesce di lago alla griglia

Il pesce più famoso del lago di Tiberiade è il San Pietro, da non confondersi con il pesce sanpietro che si trova comunemente in pescheria, che è invece un pesce di mare. Poiché è praticamente impossibile reperire questa specie fuori dalla Galilea, è possibile utilizzare per la ricetta proposta i pesci di lago che si trovano facilmente sul mercato.

Ingredienti

  • 1 Kg di pesce di lago misto (trotelle, salmerini, luccio, persico ecc.)

  • 1 cucchiaino di timo tritato (meglio se fresco)

  • 1 limone

  • olio extravergine di oliva

  • sale

Pulire il pesce e strofinarlo con olio, sale e timo. Praticare un paio di incisioni sul dorso dei pesci più grossi e metterli a cuocere sulla griglia calda, avendo cura di iniziare con i pesci più grandi, che richiedono un tempo di cottura maggiore (circa 5-7 minuti per lato). Servire il pesce accompagnato da qualche fetta di limone e da un rametto di timo fresco. Salare ancora se necessario. Una possibile variante è quella di tenere il pesce a marinare per 2 ore prima di cuocerlo sulla griglia. La marinatura va fatta con vino bianco, olio, coriandolo e aneto.

Il Risorto non è un fantasma
Che Gesù risorto non sia un fantasma lo dimostra il fatto che egli mangi pesce davanti ai discepoli (cfr. Lc 24,30), mentre i morti non mangiano. Lo dimostrano inoltre le piaghe sulle mani, evidente legame con la sua precedente condizione di crocifisso (cfr. il famoso episodio di Tommaso in Gv 20,24-29).

Per non fraintendere il messaggio evangelico, sarebbe opportuno evitare di usare il termine “apparizioni”. Bisognerebbe piuttosto parlare di “incontri” tra Gesù risorto, le donne e i discepoli; si potrebbe anche raccontare il suo “darsi a vedere”, svelando il proprio mistero nella misura in cui i discepoli possono recepirlo.

Con un particolare notevole: i discepoli che faticano a credere nel Risorto mostrano come la sua risurrezione non sia un'invenzione della fantasia dei seguaci di Gesù. Al contrario: non faceva parte della prospettiva di molti giudei del tempo l'idea della risurrezione; è Gesù che, ancora una volta, spiazza gli uomini e le donne che lo seguono e dà loro appuntamento su altri scenari della storia: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8).

Un mangione e un beone?
I vangeli ricordano che Gesù viene accusato di indulgere troppo alla buona tavola e alla compagnia di gente di cattiva reputazione, come gli esattori delle tasse per conto dei romani o addirittura le prostitute. L'accusa non è ignota al Maestro: è proprio lui infatti a farvi cenno (cfr. Lc 7,34) in occasione di un rimprovero alla gente per non aver ascoltato né Giovanni Battista, la cui vita essenziale e solitaria era ben nota, né Gesù stesso, che invece viveva in mezzo alle persone. Non esiste perciò un'ascesi fine a se stessa, quanto piuttosto una sobrietà di fondo che permette di svolgere più agevolmente e liberamente la missione assegnata da Dio.

Il simbolo di Gesù
Nelle prime stagioni del cristianesimo, quando dirsi esplicitamente cristiani poteva costare l'emarginazione sociale o addirittura la persecuzione, i credenti indicavano l'appartenenza di fede apponendo – su un edificio o su una sepoltura – il disegno di un pesce stilizzato. L'allusione era a Gesù, dal momento che le iniziali greche delle parole “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore” formano il sostantivo “pesce”. Un'immagine che costituiva un marchio, dunque, anzi una professione di fede.

Trota alla cannella

Ingredienti

  • 2 trote

  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

  • 1 spicchio d'aglio

  • sale

  • ½ cucchiaino di cannella in polvere

Sfilettare il pesce (o comperare direttamente quattro filetti), privandolo anche della pelle. In una padella scaldare l'olio con l'aglio, fino a che questo imbiondisce. Aggiungere i filetti di pesce e cuocerli velocemente da ambo le parti. Salvare e insaporire con la cannella. Lasciare cuocere ancora un minuto e servirli, avendo cura di eliminare l'aglio prima di servire.

Quanti pesci nei vangeli!
Forse anche grazie al significato simbolico cui si è accennato, le memorie relative ai pesci nei vangeli non sono infrequenti. Ricordiamo almeno la chiamata di alcuni discepoli, che erano di professione pescatori nel Lago di Galilea. Gesù compì il prodigio della pesca miracolosa e li invitò a essere, da allora in poi, “pescatori di uomini” (cfr. Lc 5,1-11). Resta da menzionare l'episodio di Gesù che deve pagare un tributo all'entrata di Cafarnao e che non avendo denaro con sé, chiede a Pietro di pescare un pesce, nella cui bocca – per prodigio – si troverà la moneta necessaria. Ancora oggi, nei ristoranti e nei kibbutz intorno al Lago di Galilea, viene proposto ai pellegrini e ai turisti di mangiare il pesce di San Pietro, una qualità di pesce con molte spine ma molto gustosa.

Persico alle cipolle

Ingredienti

  • 800 g di filetti di pesce persico

  • 200 ml di vino bianco secco

  • 2 cipolle

  • 1 porro

  • 50 ml di olio extravergine di oliva

  • ½ cucchiaino di timo

  • ½ cucchiaino di aneto (meglio se fresco)

  • sale

Gesù e il banchetto dei popoli
Nei vangeli il tema del cibo non è per nulla sconosciuto. A titolo di esempio accenniamo, oltre alla moltiplicazione dei pani e dei pesci a tre episodi nodali in cui Gesù, con il suo insegnamento o con una sua azione miracolosa, si ricollega agli alimenti. La prima scena rimanda alle nozze di Cana. Lì Gesù compie un primo miracolo, trasformando l'acqua in vino (cfr. Gv 2,1-11). La scena ulteriore ha luogo quando Gesù propone le opere di misericordia corporale come via per poter entrare nel regno. Delle sette opere richieste da Gesù, le prime due invitano a dar da mangiare agli affamanti e da bere agli assetati (cfr. Mt 25,31-46). L'esempio più importante è l'ultima cena, nel corso della quale Gesù, spezzando il pane e bevendo il vino, istituisce il mistero dell'eucaristia che ancora oggi si celebra in ricordo di quel momento. Davvero il Figlio ci rivela il Padre come colui che tuttora prepara il banchetto per tutti i popoli (Is 25,6).

[Estratto da "A tavola con Abramo. Le ricette della Bibbia" di Andrea Ciucci Paolo Sartor]

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