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Canonizzazioni: vale l’infallibilità del papa?

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Monta la polemica tra entusiasti e perplessi in vista del 27 aprile, quando Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II saranno dichiarati santi

La questione potrebbe sembrare tecnica, ma in realtà investe soprattutto il cuore di tutti i cattolici. Tra meno di dieci giorni, papa Francesco dichiarerà santi due pontefici, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che più di tutti hanno avuto modo e tempo (se pensiamo a Giovanni Paolo I) di toccare le sensibilità dei fedeli. Ma questo evento che si preannuncia grandioso nella portata mediatica che solleverà suscita anche alcuni dubbi e fa emergere divisioni, soprattutto tra storici e teologi. Non tutti infatti guardano favorevolmente alle modalità, ed in particolare alla velocità, con cui questi processi di canonizzazione sono stati condotti. Tra questi c’è il prof. De Mattei, che in una intervista di qualche giorno fa ha sostenuto che la canonizzazione non rientrerebbe nel territorio dell’infallibilità del papa, per cui sarebbe legittimo essere in disaccordo. In particolare, De Mattei è critico con la riforma voluta da Wojtyla nel 1983, colpevole a suo dire di aver fatto sì che il “processo di accertamento della verità sia divenuto molto più fragile” e di aver di fatto prodotto “un mutamento dello stesso concetto di santità”. Per approfondire questa questione noi di Aleteia ci siamo rivolti a Pierluigi Giovannucci, ricercatore di Storia del cristianesimo e delle Chiese presso l’Università di Padova, autore tra le altre cose di Canonizzazioni e infallibilità pontificia in età moderna (Morcelliana). Nei prossimi giorni ci dedicheremo a riflettere nello specifico sulle due figure dei prossimi santi.

L’infallibilità del papa si può estendere alla canonizzazione?

Giovannucci: La questione se il papa sia infallibile nel canonizzare l’ho studiata perché rappresenta una delle questioni attraverso le quali si è posto il tema più generale dell’infallibilità del papa. Effettivamente, il Concilio Vaticano I ha inserito determinati pronunciamenti del papa come fatti dogmatici nell’area dell’infallibilità papale, recependo qui un orientamento che però è già sostanzialmente maggioritario nel ‘600. Quindi, che il papa sia infallibile nel canonizzare viene già elaborato da riflessioni teologiche varie nel corso del ‘600. In genere i teologi, nell’arco dell’età moderna, hanno espresso la convinzione che il papa è infallibile nel momento della canonizzazione, mentre non lo è nel momento della beatificazione. Però questa cosa è legata allo statuto della beatificazione che viene definito progressivamente come un atto specifico, un primo risultato della canonizzazione, nel corso del XVII secolo. Per questo i teologi all’epoca tendevano a fare questa distinzione. In sintesi, possiamo dire che più o meno dalla metà del ‘600 si definisce un atto separato, che è la beatificazione, e un atto successivo a seguito di un secondo processo, che è la canonizzazione, e si ritiene che il papa sia infallibile al termine di questo secondo processo. Ciò anche per una ragione banale: perché è un cammino molto lungo, analizzato con grande attenzione, ripreso a distanza di tempo, garantito dai miracoli.

C’è secondo lei un errore di impostazione nella tesi di De Mattei?

Giovannucci: L’intervista di De Mattei io la inquadro in quella che è la sua posizione storiografica generale. Lui mescola due aspetti: uno dottrinale e un altro di fatto. Da un punto di vista dottrinale, il papa è infallibile nel momento in cui canonizza, sia se canonizza dei santi che ci vanno bene, sia se canonizza dei santi che non ci vanno bene. Ora qui il problema di De Mattei, mi sembra, è che non gli “garbi” tanto Giovanni XXIII come santo, e conoscendo le sue posizioni non mi stupisco più di tanto. Però, l’idea che la modifica delle procedure apportata da Giovanni Paolo II nel 1983 abbia modificato anche lo statuto della canonizzazione direi che non è accettabile. Quello che Giovanni Paolo II ha fatto è stato apportare dei cambiamenti alla legge canonica per quanto riguarda la procedura, ma in termini teologici non è cambiato lo statuto della canonizzazione. Giovanni Paolo II, in senso stretto, ha eliminato la necessità di ripetere due volte i processi di canonizzazione, i processi informativi, cioè di fare un processo a livello diocesano e poi uno a livello romano. Ora di fatto a livello diocesano si fa tutto il processo, dopodiché a Roma si discute e si decide, una volta sola. Stabilendo anche delle tempistiche minime, che possono comunque essere anche derogate, come nell’avvio della causa dello stesso Giovanni Paolo II, che sono delle distanze minime, ridotte ora rispetto a prima.

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