Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!
Aleteia

La vita, la fede e il GRA

© Public Domain
Condividi

Vivere la fede nel marasma del quotidiano, una riflessione di Costanza Miriano

La fede nel quotidiano la vivo incastrando pezzi di messa tra un asilo e un’intervista, recitando il rosario mentre mi trucco al semaforo, con due dita sul grano di legno e tre sul volante (spero che nessun vigile stia leggendo), dicendo l’ufficio delle letture a tardissima notte, nella vaga speranza di essere in sintonia almeno con qualche fedele, che ne so, a Tegucigalpa, perché probabilmente quelli più vicino a me si stanno già preparando a dire le lodi del giorno dopo, ma com’è che sono sempre in ritardo? 

Così cerco di alimentare un rapporto vivo e personale con Gesù Cristo, punto d’Archimede della storia, unico ponte verso la presenza santa e inaccessibile di Dio. Per arrivare prima passo per Maria, che siccome è la mia mamma è molto comprensiva nei confronti della mia preghiera stanca incompleta distratta. Io lo so perché sono una mamma anche io.
Chi vive nel mondo deve vivere la sua fede dividendosi in continuazione: insieme alle esigenze spirituali c’è la famiglia, quindi il marito e i figli, c’è il lavoro, che sia in casa o fuori (nel mio caso è fuori, sono giornalista), ci sono tutte le incombenze che tutti sappiamo, che sembrano moltiplicarsi ogni volta che apriamo l’agenda, è per questo che qualche giorno io la tengo saggiamente chiusa, anche se l’ufficio postale sembra non apprezzare la mia calma saggezza, e dopo un po’ che non ritiro i pacchi li rispedisce al mittente, invece che portarmeli a casa con un bel mazzo di fiori.
Noi laici nel mondo, e in particolare, consentitemelo, noi donne plurimamme monomogli multilavoratrici aspiranti clienti di parrucchiere, dobbiamo combattere non solo con il nostro egoismo come può fare chi sceglie la vita consacrata, e ha una via sola da percorrere, nell’eroico sacrificio totale di sé. Noi dobbiamo rendere conto di noi stesse al marito, ai figli, al capo, alle maestre, al signore dell’Inps e via dicendo, e magari a volte anche a noi stesse, se possibile, mantenendo anche per noi una piccola dose di tempo, quel poco che ci consenta di non perderci totalmente di vista mentre ci sbricioliamo, lasciandoci mangiare dalla vita a cui siamo state chiamate.
Tutto questo si può fare, se si mantiene saldo il centro della vita in Dio.
Probabilmente dall’esterno a volte la nostra vita di fede potrà non risultare sempre evidentissima, non del tutto almeno. Da davanti sembrerà un normale ricamo, anche abbastanza armonioso, ma bisognerà voltarlo per riuscire a vedere i fili del ricamo penzolanti, intrecciati, annodati. Sono la fatica che facciamo per cercare di tenere insieme la nostra vita normale, senza dimenticarci di Dio.
La differenza tra chi crede e e chi non crede a volte è in gesti concreti, grandi, profetici. Altre volte, più spesso, è meno percettibile. È più in una direzione che si dà al senso di marcia, che nella marcia stessa.
Non so se conoscete come è fatto il Grande Raccordo Anulare che circonda Roma: un grosso anello, due strade, a tre corsie ciascuna, che vanno in due sensi di marcia opposti. Ci sono le uscite per entrare dentro Roma da tutti i punti da cui la si voglia prendere, e ci sono le uscite per andare fuori città, verso altre strade e autostrade. Secondo il mio padre spirituale, è lui che mi ha suggerito questa immagine, è come se tanta gente percorresse per buona parte della sua vita il Raccordo senza avere una direzione precisa a cui puntare. Vanno un po’ avanti, poi si fermano all’autogrill per un caffè, poi cercano un buon ristorante, poi ancora cercano una piazzola per un sonnellino. E continuano a girare in tondo senza meta. Non sanno neanche se vogliono andare a Milano o a Napoli. Magari a un certo punto finisce che, guida guida, vedono la Madonnina splendere dalle guglie del Duomo, e capiscono dove sono finiti, ma praticamente per caso.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni